lunedì, 3 Agosto, 2020

Scuola. Ultimi della classe in UE

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scuolaL’Italia continua a fare male “i compiti a casa” rispetto agli altri Paesi europei, e stavolta a farne le spese sono proprio gli investimenti in materia d’istruzione. Il nostro Paese si è collocato ultimo anche per quanto riguarda la spesa pubblica nell’istruzione. A tirare le orecchie ci ha pensato l’Istat che ha pubblicato in questi giorni l’Annuario statistico italiano sulla base degli ultimi dati Ocse disponibili, dal quale risulta che tra riforme e crisi, non solo l’istruzione ha sempre meno risorse, ma gli investimenti italiani sono i più esigui in materia di istruzione, tanto che ci collochiamo all’ultimo posto. Dal corposo rapporto annuale si evince infatti che il nostro Paese riserva alla crescita e alla cultura dei sui giovani appena il 4,6% del Prodotto interno lordo. La graduatoria è guidata dalla Danimarca (7,9% di “Spesa pubblica per l’istruzione in % sul Pil”), ma fanno meglio di noi anche tutti Paesi più vicini all’Italia, come Regno Unito (6,4%), Paesi Bassi (6,2%), Francia (6,1%), Portogallo (5,5%) e Germania (5,1%). Anche la Spagna, che soffre simili condizioni economiche statali italiane, riesce comunque a dedicare all’istruzione il 5,5%, quasi ad un punto percentuale in più rispetto al nostro Paese.
In momenti di crisi a subire i tagli è quasi sempre l’istruzione, ma resta allarmante considerare che la spesa corrente sulla scuola è ritornata al livello del 1996, anno in cui ancora risentiva in maniera acuta della compressione di spesa pubblica per l’ingresso nell’Euro.
Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, “questi dati confermano che investire nella formazione, nella scuola e nell’università non va considerata una spesa, ma un saggio investimento: perché un giovane ben formato e preparato è una risorsa in più, anche per rilanciare lo sviluppo economico del Paese. Per questo motivo, spendere di più per formare capitale umano significa credere nella capacità civilizzatrice e lavorativa dei cittadini. E, nel contempo, gettare le basi per la costruzione di una società equa e solidale”.
Pacifico non dimentica poi di fare i confronti tra gli Stati che sono riusciti a tenere testa alla crisi anche investendo nella cultura dei propri giovani. “Non lo insegna soltanto l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, ma lo praticano da tempo, con risultati fruttuosi, oggi confermati dall’Istat, la cancelliera Angela Merkel e il presidente Barack Obama. Con le loro economie che hanno tenuto testa alla crisi. Mentre la nostra ora presenta il conto, per l’insensata riduzione di risorse, personale e strutture che hanno contrassegnato gli ultimi anni alla voce Istruzione”.
Infine critica le ultime misure del governo anche sul personale docente, “alla luce della Legge di Stabilità approvata a ridosso di Natale non sembrano essere tramontati: al di là degli annunci, la cancellazione delle supplenze brevi e degli esoneri dei vice-presidi, ma anche la mancata stabilizzazione dei 100mila docenti precari abilitati dopo il 2011 – conclude Pacifico – confermano che la pagina dei risparmi a caro prezzo a danno della scuola, degli allievi e di chi vi opera, non è stata ancora voltata”.

Liberato Ricciardi

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