venerdì, 10 Aprile, 2020

Se la casa brucia

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Quando la casa brucia, c’è una sola decisione da prendere: tenere unita la comunità e sforzarsi per spegnere l’incendio.
È la prima volta che in Italia prevalgono in modo così largo forze anti sistema che utilizzeranno il voto referendario, nonostante le divisioni interne, per dare una radicale spallata. So bene che i socialisti che domenica si sono espressi con un NO non appartengono alla categoria politica del ‘populismo’. Ma non c’è dubbio che il risultato verrà capitalizzato soprattutto da Grillo e da Salvini. C’è’ una cosa giusta da fare: opporsi, battersi per non consegnare l’Italia nelle loro mani.

Non sottovalutare il rischio. Si tratta di mondi lontani dalla nostra storia, antitetici ai nostri valori. Intendiamoci: la crisi economica ha colpito ovunque, ha diffuso la paura, ma la strada per uscirne non è né la destra radicale e razzista ne’ la demagogia di un comico. Non azzardo paragoni con vicende che hanno caratterizzato l’Europa nel secolo passato – non vedo il fascismo, quel fascismo, alle porte – eppure sarei ingenuo se non cogliessi la tendenza maggioritaria a uscire dalla crisi investendo in una destra di tipo nuovo che inneggia a slogan eversivi.

Tre cose hanno la priorità su ogni altra.
La riforma dell’Italicum e l’armonizzazione tra le leggi elettorali di Camera e Senato perché non si abbiano due Camere con maggioranze diverse, esattamente quello che ieri abbiamo proposto.
Non un governo tecnico. Meglio un esecutivo istituzionale che affidi al Parlamento il compito di scrivere in modo corale le regole del gioco e coinvolga una maggioranza ampia.
Una coalizione riformista che parli agli italiani il linguaggio della verità. La missione deve essere la redistribuzione della ricchezza. In tempi difficili c’è bisogno non di ‘terze vie’ ma di misure efficaci per combattere la povertà e restituire dignità alle tante famiglie precipitate nel bisogno.
I socialisti devono fare la loro parte, in piena autonomia, intanto ricercando l’unità all’interno del partito.

Voglio essere chiaro. Serve innanzitutto chiarezza sugli obiettivi che si vogliono raggiungere perché l’unità non sia fittizia. Quando leggo la proposta di Craxi resto sbalordito. La riporto per come è stata scritta: ‘Nei prossimi giorni promuoveremo incontri con le aree politiche… che si sono espresse per il No all’interno del PD, della Sinistra Italiana e del movimento Possibile. Così come chiederemo un incontro alla segreteria del Psi’. Dunque: il PSI viene considerato peggio di una corrente del PD, immagino dell’area d’alemiana, addirittura al pari dell’associazione creata da Civati. Questo leggo, questo è scritto. Ecco, se quella è la strada maestra, temo che di socialisti al seguito se ne conteranno pochi. Ripeto: nessuna polemica. Chiarezza e cenere sul fuoco.

E invece, superato il referendum, vanno superate le divisioni innescate dal referendum. Mi rivolgo alle tante compagne e ai compagni incontrati in questa interminabile campagna. C’è vita e c’è passione. Il dibattito va ricondotto alla politica, va cancellato il rosario di offese che fa della ‘rete’ una piazza incivile. Insieme abbiamo buone idee da spendere, divisi contiamo meno di zero. E siccome si apre una nuova fase nella politica italiana, restare all finestra sarebbe un errore imperdonabile.

Riccardo Nencini

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