lunedì, 1 Giugno, 2020

Se il coronavirus diventa un’emergenza democratica

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Il coronavirus ha colpito e sta colpendo, ovviamente, la Sardegna dove, mentre il presidente della Regione ha dichiarato lo stato di emergenza sino al 31 luglio, con il relativo comunicato ufficiale cancellato qualche ora dopo dal sito istituzionale, sono scoppiati due casi correlati: un’emergenza democratica e una all’interno degli ospedali.

Ricordiamo che la funzione di governatore non esiste nel nostro ordinamento giuridico, però qualcuno può essersi convinto davvero di avere chiesto e ottenuto dagli elettori i pieni poteri di mussoliniana memoria.

Gli algidi dati statistici, il più aggiornati possibile, parlano di 121 positivi al coronavirus.

1.003 test, 772 negativi e 114 ancora in attesa dell’esito. I ricoverati in ospedale sono 40, 4 in terapia intensiva, e 75 in isolamento domiciliare.
31 positivi nella Città Metropolitana di Cagliari, 5 nel Sud Sardegna, 2 a Oristano, 20 a Nuoro e 63 a Sassari.

Al momento sono solo 2 i morti nell’isola, e altri due sono deceduti fuori dalla Sardegna.

Diverse emergenze oltre al coronavirus, dicevamo, una riguarda il tentativo di bavaglio dell’informazione, con poteri che la giunta di destra (vengo dalla vecchia scuola e mi rifiuto di aggiungere “centro” all’alleanza che oggi governa la Sardegna) attualmente non ha. Perché se qualcuno agita lo spettro di turbativa dell’ordine pubblico, il controllo è in capo al governo centrale, non a un assessore regionale alla sanità, che vuole essere l’unico a fornire dati e minaccia sfracelli in caso qualcuno commetta l’impudenza di parlare con i giornalisti.

Nel frattempo, il sindacato Anaao-Assomed ha consegnato un esposto alla Procura della Repubblica di Cagliari e all’Ispettorato del lavoro per segnalare la situazione all’interno degli ospedali: medici e infermieri non hanno a disposizione protezioni per il virus. Proprio nelle strutture ospedaliere si verificano molti dei contagi. Ieri una dipendente del Brotzu è stata trovata positiva al Covid-19, per questo motivo è stata disposta la chiusura del pronto soccorso, ma nei giorni scorsi la situazione è esplosa anche al Santissima Annunziata di Sassari e al San Francesco di Nuoro.

Più che occuparsi di predisporre veline per la stampa, qualcuno forse farebbe meglio a occuparsi degli incarichi istituzionali.

Sotto riportiamo l’intervento di Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, il comunicato stampa congiunto di Ordine e Assostampa Sarda

 


Coronavirus e informazione

Francesco Birocchi, presidente Ordine dei giornalisti della Sardegna

Accettati (almeno dalla gran parte della popolazione) i drastici provvedimenti decisi dal Governo per limitare il diffondersi del coronavirus (Covid-19), gli italiani cominciano a chiedersi quali siano le strutture disponibili e le iniziative adottate per dare una efficace risposta sanitaria all’epidemia.

In Sardegna, dove sui temi della sanità pubblica si è sempre discusso con molta partecipazione, l’attenzione e la preoccupazione sono cresciute alla notizia del rapido diffondersi del virus.

Considerato che le “notizie ufficiali” su questi temi sono davvero scarse, i giornalisti hanno cominciato a chiedere informazioni a medici ed operatori sanitari.

Apriti cielo! Subito è apparso il pugno duro della Regione. Anche l’Ordine dei giornalisti della Sardegna e l’Associazione della stampa sarda hanno appreso che l’assessore regionale alla sanità ha emanato una direttiva sull’attività di comunicazione istituzionale verso la popolazione per ricordare che «i provvedimenti regionali adottati finora pongono in capo alla Regione tutta l’attività di comunicazione verso la popolazione».

La direttiva è indirizzata alle Direzioni generali delle Aziende sanitarie, ai direttori dei presidi ospedalieri e al direttori dei reparti di malattie infettive, e in essa «si chiede di avviare senza indugio opportuni provvedimenti disciplinari verso chiunque non si attiene strettamente a tale disposizione, ribadendo che qualunque attività comunicativa di codeste aziende deve essere autorizzata da questa Regione». Insomma se medici e infermieri forniranno informazioni ai giornalisti passeranno guai.

L’Ordine dei giornalisti della Sardegna e l’Associazione della stampa sarda sono intervenuti con un comunicato di censura, ritenendo il provvedimento un tentativo di limitare la libera manifestazione del proprio pensiero. L’art.21 della Costituzione non può essere messo in discussione da nessuno, tanto meno in momenti delicatissimi della vita del Paese come quello che siamo attraversando.

Il tentativo di introdurre la “fonte unica” è grave e pericoloso. I giornalisti della Sardegna da sempre impegnati a respingere ogni tentativo di bavaglio all’informazione, rassicurano i propri lettori e i teleradioascoltatori che continueranno, come sempre, a consultare le fonti che ritengono più autorevoli per fornire un’informazione sempre più completa e aggiornata.

I medici e gli operatori della sanità, protagonisti in questo momento in un impegno professionale apprezzato e pesantissimo, hanno piena solidarietà da parte della popolazione che nei loro confronti continua a conservare il massimo della fiducia e della stima.

Le domande che ci si pone sono tante a cominciare da quella,
inquietante, sui motivi per i quali il virus sembra diffondersi in Sardegna con particolare velocità proprio negli ospedali. Insomma il personale sanitario è adeguatamente tutelato?

Seconda domanda: gli ospedali sardi sono dotati di mascherine, guanti (dispositivi di protezione individuale), tamponi e solventi per le analisi in quantità sufficiente?.

Era stato detto un mese fa, dalla Regione, che avevamo la possibilità di gestire 100.000 casi di quarantena e di coronavirus e che non c’erano problemi di approvvigionamento.

Pare che non sia proprio così. Il sindacato Anaao Assomed ha presentato un esposto alla magistratura e all’Ispettorato del lavoro nel quale si denunciano le gravi carenze di protezioni per medici e personale ospedaliero.

Terza domanda: sono disponibili in Sardegna gli strumenti (reparti di terapia intensiva, posti letto, medicinali, attrezzature di protezione, sufficienti ad affrontare un prevedibile aumento della diffusione del virus?

Infine (ma potrebbe essere la domanda iniziale) perché questo intervento censorio così duro? Cosa si vuole nascondere?

Si potrebbe continuare. Le risposte potrebbero cominciarle a dare gli operatori “sul campo”. Ma guai se lo faranno. Saranno sottoposti a provvedimenti disciplinari. La verità appartiene solo alla Regione. Secondo Ordine dei giornalisti e Associazione della stampa sarda la situazione appare davvero grave e preoccupante.

 

No al bavaglio della informazione
Associazione della stampa sarda in difesa della libera consultazione delle fonti

L’Ordine dei giornalisti della Sardegna e l’Associazione della stampa sarda apprendono che l’assessore alla sanità della Regione Sardegna ha emanato una direttiva sull’attività di comunicazione istituzionale verso la popolazione indirizzata alle Direzioni generali delle Aziende sanitarie, ai direttori dei presidi ospedalieri e al direttori dei reparti di malattie infettive nella quale “si chiede di avviare senza indugio opportuni provvedimenti disciplinari verso chiunque non si attiene strettamente a tale disposizione, ribadendo che qualunque attività comunicativa di codeste aziende deve essere autorizzate da questa Regione”.

Ordine dei giornalisti della Sardegna e Associazione della stampa sarda ritengono il provvedimento un tentativo di limitare la libera manifestazione del proprio pensiero. L’art.21 della Costituzione non può essere messo in discussione da nessuno, tanto meno in momenti delicatissimi della vita del Paese come quello che siamo attraversando.

Il tentativo di introdurre la “fonte unica” è grave e pericoloso. I giornalisti della Sardegna da sempre impegnati a respingere ogni tentativo di bavaglio all’informazione, rassicurano i propri lettori e i teleradioascoltatori che continueranno, come sempre, a consultare le fonti che ritengono più autorevoli per fornire un’informazione sempre più completa e aggiornata. I medici e gli operatori della sanità, protagonisti in questo momento di un impegno professionale apprezzato e pesantissimo, hanno piena solidarietà da parte della popolazione che nei loro confronti continua a conservare il massimo della fiducia e della stima.

 

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