venerdì, 23 Ottobre, 2020

Se non ora, quando?

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Non parteciperemo. Nemmeno da invitati. Riepiloghiamo per capire. Dunque la cosiddetta base dei grilllini, due-tre decine di migliaia, sulla piattaforma Rousseau ha detto due sì. Sì al terzo mandato, inventandosi la curiosa storiella del mandato zero (cioè per arrivare a due bisogna contare fino a tre) e anche alle alleanze cogli altri partiti. Impedimento che in realtà era già caduto, almeno due volte a livello nazionale, con la coalizione gialloverde e poi con quella giallorossa, e almeno una volta alle regionali, in Umbria, dove l’esito dell’accordo col Pd era stato nefasto. Dietro l’ennesima beffa del consultativismo, o finta democrazia diretta, nel senso dell’effettivo significato dell’aggettivo, si nascondevano in realtà altri due interrogativi. Il primo era riferito al superamento del divieto al terzo mandato di Virginia Raggi, dopo i due, uno da consigliere e uno da sindaco. E l’altro all’alleanza col Pd almeno nelle barcollanti Marche e Umbria. Sulla prima deroga, e parliamo di un limite che per anni, al pari della lotta ai vitalizi e del reddito di cittadinanza, costituiva un ubi consistam del movimento, pare che non si determini un bel nulla di costruttivo. Il Pd ha già fatto sapere che fino a sostenere la Raggi non può arrivare. I mal di stomaco si trasformerebbero in pericolose ulcere. Sulle Marche pare che un’intesa, difficoltosa, non sia da escludere, mentre in Puglia i dirigenti locali del movimento hanno cominciato a opporre resistenza. Vedremo come finirà. Resta invece aperta la questione delle alleanze nazionali. Bettini, la mente lucida del Pd, lo aveva raccomandato. Servirebbe, a suo giudizio, una coalizione tra Pd e Cinque stelle da presentare anche alle prossime elezioni. Un’intesa non già di difesa dal pericolo Salvini o momentanea, ma strategica, capace di individuare il senso profondo di una alleanza per il futuro. Non nego, sarebbe stupido farlo, l’evoluzione, qualcuno lo chiama voltafaccia, dei grillini sulle più importanti questioni del momento. Manca il Mes e poi si può dire che su tutto hanno capovolto la loro originaria opinione. Ma basta questo per lanciare un’alleanza strategica che possa presentare il Conte tre ai futuri elettori? Dentro il Pd i no sono molti, e più o meno coincidono coi tanti no che si levano da quel partito al referendum taglia parlamentari. Davvero nel Pd si pensa che una semplice somma di due povertà, quella di un movimento ormai dimezzato, e anche più, in ogni consultazione e di un Pd che continua ad annaspare sopra o sotto il livello di guardia del 20%, possa ambire a sconfiggere il centro destra? Si voterà, se non ci saranno inciampi, tra meno di tre anni, tra meno di due si eleggerà il capo dello stato. Mi chiedo se coloro che non credono a questa abbinata possano dar vita a qualcosa di alternativo. E ovviamente, oltre a noi, il pensiero é rivolto a Italia viva, a Più Europa, ad Azione, e perché no anche ai Verdi se non prevarrà il loro ormai consolidato proposito di andare da soli. Non si tratta, nemmeno qui, di inventare discutibili incollature pensando a somme che poi non si verificano mai. Ma di esporre un progetto di società del dopo Covid, di stampo europeo, con la crescita al primo posto, e i bonus quasi tutti nel cassetto. Che sappia parlare anche ai pidini delusi il linguaggio dei diritti della democrazia e dei cittadini, di tutti e di  tutto il mondo. Che sia alternativo ai sovranismi che offendono le sovranità e ai populisti che confondono i popoli. Magari dando appuntamento a una grande conferenza di programma per l’autunno. Se non ora quando, per parafrasare Primo Levi? Quando l’area riformista, che vorrei chiamare liberalsocialista, si metterà in moto? Quando saprà superare i personalissimi e gli esclusivismi? Che dopo l’annuncio del nuovo asse Pd-Cinque stelle sia necessario un altro annuncio, per aggregare tutti coloro che non vogliono morire sotto un ponte che risulta più fragile del Morandi, appare evidente. La sentono, l’annusano l’aria Renzi, Calenda, la Bonino, altri, molti altri, noi compresi, che attendono il colpo di cannone e l’inizio di una nuova avvincente battaglia? Si, ma se non ora quando?

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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