martedì, 27 Ottobre, 2020

Se Renzi e Berlusconi abolissero anche la Camera…

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Uso un tono forte volutamente. E parto dal presupposto che la legge che si sta approvando al Senato sulla sua riforma non é scandalosa, né antidemocratica. E dunque che l’Aventino dei Cinque stelle non è solo ingiustificato, ma rischia di apparire anche impopolare. Credo anche che gli articoli approvati (personalmente avrei preferito un Senato elettivo) siano sostanzialmente condivisibili. Restano ancora alcuni scogli di non poco conto, riferiti alle funzioni del Senato (mi auguro che la Camera bocci quell’emendamento che attribuisce doppia lettura alle leggi cosiddette “eticamente sensibili”), e soprattuto alle norme per l’elezione del presidente della Repubblica, visto che sui quorum per referendum e leggi d’iniziativa popolare pare ci sia disponibilità del governo a trattare.

Ma il vero tema è il rapporto tra riforma del Senato e legge elettorale. Penso che l’ennesimo vertice tra Berlusconi e Renzi dovrà mettere a punto un testo alquanto differente rispetto a quello conosciuto e da noi battezzato BR. Ha ragione Angelo Panebianco a sostenere sul Corriere di oggi che il vero testo dell’accordo del Nazareno è l’accordo stesso, perché il suo contenuto cambia di continuo. E su questo vorrei inserirmi. Ormai è chiaro che il vero governo del cambiamento è affidato al patto Renzi-Berlusconi. Parlo del cambiamento istituzionale, ma ormai anche di quello economico. Tanto è vero che lo stesso Berlusconi si è recentemente posto il problema di un suo avvicinamento al governo, insospettendo subito gli alfaniani.

Penso che i due abbiano ormai capito che l’Italicum è davvero, e questa sì, una ennesima porcata. E soprattuto che deve esistere un rapporto stretto tra riforma del Senato e legge elettorale. Prendiamo appunto le norme dell’elezione del presidente della Repubblica. È evidente che in presenza di un premio di maggioranza (sia al 37 o, come pare adesso, al 40 cambia poco) chi ottiene la minoranza dei voti può eleggersi da solo, alla quarta votazione, anche il presidente della Repubblica. E, aggiungiamo, anche i membri laici di Csm e Corte. Si verificherebbe il caso anomalo dell’esistenza di una minoranza assoluta. Se poi sommiamo un Senato non elettivo a una Camera di nominati, finiamo per sostituire al potere del popolo (democrazia) il potere dei capi (oligarchia), cioè di coloro a cui è demandata la nomina. Anche su questo si sta ragionando.

Infine, e su questo invece non si sta riflettendo affatto, noi dobbiamo con forza sottoporre al governo BR la questione del furto del voto. Con lo sbarramento al 4,5 dei partiti coalizzati, che pare venga alzato al 5 equiparandolo a quello dei partiti non coalizzati, la coalizione che vince, superando di poco il quaranta o al ballottaggio, non solo annienta la rappresentanza delle liste, anche se determinanti per la vittoria, che non superano la soglia, ma le confisca i voti e i seggi. Una follia. Un furto appunto. Su questa terza questione noi dobbiamo dare battaglia dura. Anche contro Berlusconi e Renzi, il loro asse, la loro legge ad personas. Possono decidere quel che vogliono, anche di abolire la Camera se vogliono, ma i socialisti su questo non li seguiranno.

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