venerdì, 30 Ottobre, 2020

Se vince il No dite grazie a Di Maio!

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Si sta smuovendo qualcosa nel fondo del Paese più che in superficie come nel caso Renzi e la bocciatura della sua riforma costituzionale. L’unanime giudizio su quella sconfitta fu di aver troppo personalizzato la sfida, solo in parte vero perché il timore prevalente fu che fosse lui l’unico beneficiario dopo il balzo a quota oltre il 40% alle elezioni europee. Personalizzazione certo anche nel caso di Di Maio.

 

La trappola l’ha costruita da solo inseguendo l’azzardo di intestarsi la vittoria del sì per riprendersi sul campo lo scettro di leader politico del Movimento. Ma i gruppi parlamentari, tranne pochi fedelissimi, perché dovrebbero aiutarlo se, per la sua sfrenata ambizione, dopo il dimezzamento registrato nei sondaggi, non si è fatta carico di dover aggiungere quel taglio secco di un terzo dei parlamentari imposto per vendetta contro la casta, che guarda caso per oltre un terzo e perfino al governo, è oggi costituita da lui e dai suoi compagni di partito? Ma Di Maio non è stato il solo a delegittimare le istituzioni, ben oltre i sovranisti alla Salvini.

 

A partire da Casaleggio che ha preannunciato la prossima fine della democrazia rappresentativa a tutto vantaggio di quella eteroguidata, autoritaria o delegata a qualche piattaforma come la sua. Se perfino Grillo, in forma provocatoria contro la sua stessa piattaforma di consultazione della base, ha ipotizzato la scelta dei candidati con l’estrazione a sorte! Questo è l’humus in cui vorrebbe Di Maio riprendersi il partito intestandosi la vittoria del sì. A questo punto c’è da chiedersi come Fico, e quelli che la pensano come lui e ne pagano il prezzo altissimo di sparire, possono perdere l’occasione per acquistare un credito d’onore popolare mantenendo fede alla dichiarata fedeltà alla centralità al Parlamento? Dalla posizione di forza di una legge già approvata era possibile per evitare anche un karakiri nelle sue file, optare per una riduzione dei parlamentari facendo la media dei rappresentanti dei Paesi europei più popolosi.

 

Ancora oggi potrebbe esserci una convergenza trasversale e svuotare il referendum senza vinti né vincitori. In conclusione come può sfuggire che le deroghe avvengono quando la casta degli anticasta dovrebbe lasciare la ribalta avendo concluso i due mandati? Un po’ di pudore dovrebbe riconoscere che ci si priverebbe di un personale politico appena formato a spese di tutti. Il conforto di un possibile cambiamento viene dalle sardine, una scossa salutare per tutto il sistema.

 

Roca

 

 

 

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