martedì, 22 Ottobre, 2019

STALLO IN MARE

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Ancora stallo per la Sea Watch 3, la nave della Ong ferma da 13 giorni davanti a Lampedusa. La Corte europea dei diritti umani ha respinto il ricorso presentato dai migranti per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco. La decisione arriva a poche ore dal disperato appello delle 42 persone a bordo della nave: “Non ce la facciamo più, siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca”, racconta uno dei presenti in un video. “Siamo tutti stanchi, esausti”, aggiunge il migrante.

Il ricorso, fa sapere il Viminale, è stato respinto. “Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia – ha commentato Salvini. La Cedu ha comunque “indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave”.
Ma il capitano della nave, la 31enne Carola Rackete, non ci sta e ha già annunciato di voler forzare il blocco. “Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì”. Rackete sa benissimo che verrà accusata di favorire l’immigrazione clandestina. Di conseguaeza la sua nave verrà confiscata. “So anche – ha aggiunto – che sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più”. Rackete ha confermato che Malta ha negato l’autorizzazione e nemmeno l’Olanda collabora. Quanto alla Tunisia, non ha una normativa che tuteli i rifugiati.

Intanto il Garante nazionale per i diritti dei detenuti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per richiedere una verifica su “eventuali aspetti penalmente rilevanti” nell’attuale blocco della Sea Watch 3 al largo di Lampedusa. “Il Garante – si legge in una nota – non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale”. In particolare, l’Autorità ribadisce che “le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave”

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