lunedì, 30 Marzo, 2020

Secondo Bankitalia lo spread
non aiuterà la ripresa

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BankItaliaDopo il Fondo Monetario Internazionale e l’OCSE, Bankitalia conferma il sostanziale rallentamento dei conti pubblici e sferza il governo italiano per ridurre la spesa pubblica e la tassazione. Un’altra richiesta avanzata (da Bankitalia o dall’Europa, non si sa) è accelerare le privatizzazioni. Nei prossimi anni non scenderà lo spread, ma si attesterà ai 170 punti base con lievi variazioni.

Davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato, il vicedirettore della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha aggiornato la politica sul Def 2014. A luglio l’istituto di via Nazionale stimava ancora che il PIL italiano sarebbe cresciuto dello 0,2%. Nell’ultimo mese invece si riconosce che non ci sarà crescita, bensì un rallentamento dello 0,3%. La ricetta per il rilancio economico si affida sempre più alle teorie freidmaniane, cioè liberalizzazioni e privatizzazioni consolidando allo stesso tempo la finanza pubblica.

La prima preoccupazione di Bankitalia è di rafforzare la fiducia degli investitori, sia sul fronte interno sia su quello esterno. “Ridurre la spesa pubblica vuol dire ridurre gli sprechi e rendere percepibile l’azione di riforma” afferma Signorini. Gli italiani, però, da sei anni hanno visto solo un calo dei servizi, un taglio drastico all’assistenza sanitaria (con il costo dei ticket salito alle stelle) e al welfare state in nome di una maggiore efficienza. Pochi servizi e pure pessimi. La spesa pubblica può anche rimanere invariata se solo si estirpassero le cosiddette “mele marce” dal pubblico impiego: assenteisti e incapaci, nonché i soliti raccomandati. Questo dovrebbe essere accompagnato da un più equo e mirato prelievo fiscale che oggi impoverisce la classe media, anche se ormai questa definizione non è più applicabile. Infatti la classe media ha perso il 35% dei propri rappresentanti, i quali ora ingrossano le fila dei “nuovi poveri”.

Signorini ha continuato l’esposizione sottolineando la necessità del pareggio di bilancio. Sul come fare a trovare in pochi anni 2mila miliardi e più di euro, Signorini non ha elargito spiegazioni. I cittadini italiani hanno già assaggiato le riforme “lacrime e sangue” e l’unica certezza è quella di avere ancora irrisolto il problema degli esodati. Il vicedirettore della Banca d’Italia ha poi parlato del Jobs Act: “L’introduzione di un contratto a tutele crescenti, la definizione dell’entità, dell’eventuale articolazione e della progressione delle tutele non dovrà determinare un aumento dei costi di aggiustamento dei livelli occupazionali delle imprese”.

Il punto non è abolire l’articolo 18, il quale sembrerebbe l’ostacolo principale alle assunzioni. Il punto è permettere alle imprese di assumere lavoratori e questo è possibile solo con l’abbassamento dei costi di assunzione per le aziende. Invece di parlare di uno “Statuto dei lavori” sarebbe opportuno parlare di un nuovo “Statuto dei lavori e dei lavoratori” il quale concilierebbe i diritti dei lavoratori e quelli degli imprenditori. La collaborazione e il compromesso tra più attori economici e produttivi è più che mai indispensabile. L’Europa ci guarda e chiede ulteriori sacrifici. E l’Europa, di sacrifici, non li può fare?

Manuele Franzoso

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