sabato, 24 Ottobre, 2020

Sedotti e abbandonati

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La crisi del Movimento Cinquestelle, ormai Partito Cinquestelle, non è colpa dei cittadini che lo compongono. Parlare di “ostilità della stampa alla politica” risulta inappropriato come lo fu, in tempi non sospetti, parlare, proprio ad opera dei “nemici del movimento”, di “ostilità della magistratura alla politica”. La verità è che nessuno pensava che il movimento avesse la bacchetta magica ma semplicemente tutti pensavano che avesse una sua forte etica morale, diversamente dalla vecchia politica. Gli elettori erano stanchi del sistema che per decenni li aveva umiliati ed allora sperò e si affidò , nel momento classico di speranza tipico di una nuova democrazia sorgiva, ad un ideale nobile, utopico ma nuovo, di cambiamento. Nel Marzo 2018 era stridente il contrasto tra ciò che doveva essere e ciò che era la politica, cioè prima di tutto conciliazione di interessi individuali ma anche di strutture e gruppi della società umana. La crisi di fiducia degli elettori nei riguardi delle persone che occupavano cariche pubbliche era un fatto scontato ed improrogabile era ormai la necessita’ di recuperare il divorzio tra etica e politica, combattendo l’inamovibilità, la mancanza di trasparenza, le menzogne ed il voltafaccia. Da aborrire era nell’esercizio dei mandati la tanto odiata reiterazione dello stesso alla medesima persona in una immaginaria visione del “mandato come vera carica ad personam”.

 

Cominciava a diventare chiaro, quindi, che introdurre una riflessione etica nella politica richiedeva una critica della democrazia come praticata nella maggior parte dei paesi cosiddetti democratici. Non sembrava possibile immaginare l’introduzione dell’etica nella politica senza la figura del cittadino, che in gran parte mancava nella nostra democrazia nazionale. Ed allora si è votato Cinquestelle perché lo scopo essenziale era quello di evitare la costruzione di un individuo egoista, il progetto implicito corrente, a favore dello sviluppo di un membro responsabile della comunità, che probabilmente era la predisposizione naturale degli esseri umani. Oggi la crisi del movimento non è colpa dei cittadini che hanno continuato a credere nel progetto, ma spesso a non partecipare più, ma è colpa di chi si è fatto sedurre dal sistema della “vecchia politica” ed ha smesso di farsi percepire come puro rappresentante degli interessi degli elettori. Non c’entrano alleanze o logiche di governo, il problema è, ormai, strutturale e di percezione popolare del movimento stesso. Il personalismo ha diviso la base ed ha generato correnti di democristiana memoria che alla lunga hanno indebolito il soggetto politico che oggi non è più quello che ha sempre fatto della sua compattezza e della sua concentrazione sulle cose da fare la propria forza. Un movimento cosiddetto “nato per essere leader di se stesso e in cui dovevano contare i programmi e non chi li realizzava”. Oggi il problema e’ che questi concetti molti esponenti del “partito pentastellato”, e non più “attivisti del movimento pentastellato”, sembrano averli scordati perché, come sempre, sono solo gli uomini il vero problema delle cose. Uomini del movimento che, come era prevedibile, si sono “fatti sistema” ed hanno, loro stessi, generato uno strisciante complottismo interno ed una cultura del sospetto che ha scatenato tempeste che hanno permesso a fazioni varie di mettere in dubbio le stesse fondamenta dell’ideale originario. Non si parli, quindi, di cittadini traditori ma si parli piuttosto di cittadini delusi e disillusi.

 

Concordo sul fatto che il movimento ha ancora un enorme potenziale politico tuttavia temo, con forte empirica probabilità di realizzo, che quei tanto citati “nemici del movimento” alle prossime politiche si ripresenteranno, sempre con le loro “solite stucchevoli facce” , e costringeranno molti elettori non a fare “il bis a 5 stelle” ma a tornare a “chi c’era prima dei 5 stelle” proprio perché il movimento di oggi risulta, nella percezione collettiva, proprio piu’ simile a quelli che c’erano prima piuttosto che a quelli che ci dovevano essere domani. Per Max Weber chi si impegnava in politica doveva avere tre caratteristiche etiche principali: doveva avere la passione nel senso di dedizione ad una causa, doveva avere razionalità e doveva avere soprattutto il senso della responsabilità, che vuol dire rispondere delle conseguenze delle proprie azioni. Il voto grillino di Marzo 2018 questo perseguiva e cioè l’introduzione di valori etici nella politica come passo decisivo verso la democrazia implicitamente intesa nella costituzione repubblicana. Questo significava per gli elettori democrazia partecipativa dei cittadini ed impegno civile di tutti in tal senso, cioè riavvicinamento alla politica, aborro dell’apatia politica attuale, soprattutto giovanile, e creazione di una classe politica dirigenziale che risorgesse dalla decadenza contemporanea.

 

Lo “Scudo Crociato” non era semplicemente un simbolo ma era un modo di vivere e di pensare, un modo di rapportarsi alla società ed alla stessa repubblica e questo è stato il movimento cinquestelle delle origini, cioè un modo di pensare e vivere. Gli stati generali sono davvero una storica occasione di rilancio ma meno di quanto non lo siano state le elezioni di marzo quando un gruppo di attivisti lasciò megafono e striscioni per cambiare il sistema ma, in breve, diventò classe politica dirigente dai tratti assai simili alla casta tanto odiata. Il germe che aveva ucciso tutto quel poco che era rimasto della Dc o del Pci, che in sintesi consisterono nell’entusiasmo e nella passione per la politica, era stato debellato dall’entusiasmo e dalle speranze portate dal movimento delle origini. Tali doti oggi sono di nuovo condannate al tramonto perché in questa Terza Repubblica una nuova caduta degli idoli di nietzschiana memoria ormai è avvenuta proprio con la fine della spinta innovativa del “cyberpopulismo pentastellato”. Questa è stata la più amara fra le rivoluzioni disilluse della terza repubblica e questa, quindi, è stata la vera causa della crisi del movimento. Non la staticità dei cittadini disillusi che lo compongono ma la condotta dei leader che li hanno disillusi. Sedotti ed abbandonati. Nessuno escluso.

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