lunedì, 28 Settembre, 2020

Senza idee, non c’è sviluppo

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Spero che la classe dirigente campana rifletta sui dati relativi alla popolazione residente e al movimento anagrafico nel 2019, che emergono dal rilevamento ISTAT. Al 31.12.2019, la Campania, aveva i seguenti dati: popolazione 5.785.861, 29.000 in meno rispetto al 2018; tasso di natalità dell’8’1per mille e tasso di mortalità del 9,3 per mille; indice migratorio -3,8; nati 46.746, morti 53.862; cancellati dai registri anagrafici 166.446, di cui 137.922 per trasferirsi in altre città; stranieri residenti 266.753. Per quanto riguarda l’Irpinia, dal 2013 al 2018, la popolazione diminuita di 11.908 residenti. Nelle altre regioni del Mezzogiorno, la situazione è simile a quella campana. Il Quotidiano del Sud ci ha fatto sapere che, relativamente all’Irpinia, “I fondi ci sono, mancano i progetti”.

La Campania, per mancanza di progetti, ha utilizzato solo il 30% dei fondi europei disponibili. Sembrano notizie di cronaca, invece sono la sintesi delle conseguenze delle negative della politica. C’è un altro elemento che lascia intravedere il futuro italiano preoccupante e quello meridionale drammatico, che è stato sintetizzato, dal Corriere della sera, nel titolo dell’articolo: “Imprenditori più vecchi e giovani che non fanno impresa”. I due terzi degli imprenditori hanno più di 50 anni. In agricoltura gli over 50 superano il 70% e nel manifatturiero superano il 60%. Questi dati fanno prevedere la riduzione delle attività economiche e l’aumento della desertificazione demografica. Il tasso di occupazione italiano è del 58,5% rispetto al 68,6% della media europea. E’ indicativo il fatto che i Vescovi irpini e quelli sanniti si stiano preoccupando per la riduzione della popolazione, che comporta una riduzione dei frequentatori delle Chiese e, quindi, delle offerte. Una volta, i politici partivano dalla preoccupazione di evitare tendenze e dati negativi come quelli fin qui esposti. Da un trentennio, la politica italiana sembra il falso sciatore descritto da Dostoevskij: non sapeva sciare e la pendenza era notevole.

Una classe dirigente, se vuole essere giudicata degna di tale qualifica, si dovrebbe porre la domanda: Che Fare? La prima conquista concettuale seria da fare è la seguente: senza idee da concretizzare, i soldi non servono. Le idee, però, non si comprano al supermercato, ma scaturiscono dalla attitudine a pensare e dalla capacità di trovare le risorse da valorizzare. Molti guardano, ma pochi cercano di capire cosa possono estrarre da ciò che vedono. Questa negatività dipende non solo dall’assassinio della politica, ma anche dalla mentalità meridionale. Ho verificato che la stragrande maggioranza di quelli, che hanno il potere di fare, non legge, mentre leggono e scrivono quelli che non hanno cariche politiche, sindacali o amministrative. Convinto di non conoscere tutta la produzione dei vari Enti territoriali, aspetto con ansia che qualcuno mi metta in condizione di conoscere qualche proposta utile a creare occupazione e sviluppo del territorio. Per evitare di essere giudicato un criticone, che, pur avendo avuto cariche, parla senza presentare il suo curriculum propositivo e fattuale, mi permetto di ricordare alcune delle mie proposte avanzate nel corso degli anni.

1) Da Presidente della Comunità Montana, avendo appreso che bisognava capire se nelle zone montane era possibile un’agricoltura più produttiva, incaricai, a tal fine e senza oneri per l’Ente, il Professore Femina di produrre una ricerca. Fu scoperta la possibilità di creare “Tartufaie”, cosa già sperimentata in Francia. Coinvolsi, essendo la C.M solo ente di programmazione e non di Governo, i Comuni, ma nessuno prese in considerazione la proposta. Nessuno dei miei successori pensò di riprendere l’idea. Immaginate quanta occupazione poteva nascere.2) Avendo constatato che c’erano vasti territori incolti, proposi di prenderli in fitto come Ente Montano e darli in gestione a Cooperative di giovani. A tal fine, promossi la creazione di sette cooperative giovanili, che agirono finché fui Presidente, gestendo le strutture esistenti sul territorio e creando iniziative nel settore turistico. Ancora oggi, se ne parla con nostalgia. 3) Da amministratore provinciale, in coerenza con gli insegnamenti avuti da Rossi-Doria, proposi la riqualificazione dei corsi d’acqua irpini, creando parchi fluviali. Nel 2009 presentai il progetto per il Parco fluviale dell’Isclero. 4) Lottai per riuscire a creare il Comitato provinciale per lo sviluppo, che purtroppo, per la presuntuosa ignoranza di alcuni, ebbe vita dura, per poi morire. 5) Non posso non ricordare l’utilizzo del Lago di Conza come campo di Canottaggio, con il coinvolgimento del Campione olimpionico Tizzano. Dell’iniziativa se ne parlò in tutta la Campania. Terminò il mio mandato di Assessore e scomparve anche il pontile. Potrei richiamare altre proposte, che conservano la loro attualità. Spero in qualche occasione di confronto. Purtroppo, il Presidente della Provincia e il Sindaco di Avellinocontinuano ad ignorare le energie Irpine.

Luigi Mainolfi

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