sabato, 31 Ottobre, 2020

Senza rete

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Il politologo Marc Lazar ha notato che la sinistra europea, impegolata nei suoi conflitti interni, si è dimostrata incapace di leggere la portata dei mutamenti di questo tempo. Ha ragione. Sosteniamo la stessa tesi. Dal Congresso di Venezia (2013) abbiamo sollecitato il PSE a ripensare profondamente la sua politica su tre fronti: migranti, mondo del bisogno, mercati finanziari. Addirittura con la convocazione di un congresso straordinario. Come? Applicando un multiculturalismo fermo nel rispetto delle leggi e dei valori fondamentali delle democrazie occidentali, assumendo misure più incisive a vantaggio delle classi più deboli, prevedendo misure per regolamentare la finanza internazionale. Torneremo alla carica a Praga, tra qualche giorno, in occasione della riunione del Consiglio del PSE.
Purtroppo, e non è una novità, lo scontro nella sinistra è al calor bianco. Qui e altrove. Ricorda – cito Paolo Franchi – il tasso di litigiosità raggiunto mentre in Europa montava l’andata nera e i comunisti scaricavano su socialisti e socialdemocratici offese di ogni sorta, minacce, indescrivibili accuse. Per tutti Palmiro Togliatti: ‘Buozzi è un mercante che patteggia con Benito Mussolini’.
Nemmeno io voglio mettere sullo stesso piano fascismo e populismo. Eppure l’atteggiamento di certa sinistra non è cambiato in nulla. I riformisti sono nel mirino, il loro linguaggio, più pacato, meno irrituale, viene sommerso da preoccupanti colpi di piccone. La ‘rete’ moltiplica distorsioni e sguaiataggine. Churchill lo disse a modo suo: ‘Quando una bugia ha fatto il giro del mondo, la verità è ancora in mutande’.

Mi rivolgo ai socialisti, a tutti i socialisti. Serve moderazione. Le parole sono pietre. Una cosa è manifestare il dissenso, altro diventare togliattiani di ritorno.

Riccardo Nencini

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