mercoledì, 24 Luglio, 2019

Giustizia e separazione delle carriere, una battaglia iniziata da Falcone

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La Costituzione a seguito degli art. 104-106 prevede per tutti i magistrati un unico ordine, un unico concorso, possibilità di passaggio da una funzione all’altra; un unico organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura (art. 104); La compatibilità di un regime di separazione delle carriere con la Costituzione (che in realtà non nomina mai le “carriere”) è stata affermata dalla Corte Costituzionale con sentenza n.37 del 2000. Sarebbe conforme alla Costituzione, dunque, prevedere un concorso unico ma seguito poi da percorsi rigidamente separati.

Principio ribadito anche da Giovanni Falcone in un’intervista a “La Repubblica” del 3 ottobre 1991. Falcone parlò della necessità di una specifica formazione professionale del pubblico ministero, diversa per “esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica” da quella del giudice “figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti”.

Bene l’istituzione dell’Inter gruppo parlamentare alla camera, bene l’iniziativa di raccolta firma di camere penali al fine di dare attuazione al dettato costituzionale sulla terzietà del giudice e la parità delle parti.

È giunto il momento, nell’interesse del nostro paese, di esprimere una idea sul processo che si vuole in un paese liberale e democratico, finalmente prendendo atto che la riforma non riguarda la magistratura o l’avvocatura, ma tutti i cittadini.

Già nel 2000 andarono a votare su iniziativa dello SDI e dei Radicali, per la separazione delle carriere, circa 13 milioni di persone. Ma non si ottenne il risultato voluto pur avendo prevalso il Si al quesito.

L’obiettivo nel prossimo futuro è quello di affermare il principio della “separazione delle carriere”, impedendo ai magistrati con funzioni inquirenti di passare a funzioni giudicanti e viceversa.

Luigi Iorio

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