mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Serbia e Kosovo, il dialogo sembra sulla buona strada

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Prima di affrontare il problema del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, tutti gli osservatori ritenevano indispensabile attendere due prove elettorali: le elezioni politiche in Kosovo e in Serbia. Le prime, avvenute nello scorso ottobre , avevano portato al successo della lista ” Autoderminazione”, nazionalisti di sinistra di Albin Kurti seguita a breve distanza dalla”  Lega democratica del Kosovo” formazione di centro di orientamento conservatore. Dopo più di tre mesi di trattative era stato raggiunto finalmente l’accordo di Governo tra queste due formazioni  e Albin Kurti era stato votato dal Parlamento di Pristina nuovo Primo Ministro. Kurti rappresenta una vera novità per il Kosovo, leader di una formazione di sinistra con un passato non legato a una militanza nell’Uck, l’esercito  paramilitare di liberazione nazionale. Anche i primi atti del suo Esecutivo rappresentano scelte significative di rinnovamento come l’aumento della rappresentanza femminile, la  ripresa del dialogo con la Serbia, la formazione di una Commissione governativa che affianchi il Presidente della Repubblica nelle trattative con Belgrado, più spazio alle esigenze degli enti locali  in queste relazioni. Cosa che pero’ non era stata molto gradita dalle municipalità serve che spingevano invece per una concretizzazione degli accordi di Bruxelles del 2013 che assicuravano ad esse maggiori spazi di autonomia.

Ma il secondo appuntamento decisivo per la risoluzione delle relazioni tra Belgrado e Pristina era rappresentato dalle elezioni politiche che si terranno in Serbia alla fine del prossimo aprile. Manca poco più di un mese a questa tornata elettorale, ma tutti i sondaggi assegnano la vittoria al “Partito del progresso” formazione centrista del Presidente della Repubblica Aleksander Vucic che guida attualmente il Governo con l’alleanza con il Partito socialista dell’ attuale Ministro degli Esteri Ivica Dacic. Il comportamento altalenante dell’opposizione, che prima ha minacciato di boicottare le elezioni e poi ha invece dovuto accettare una riforma elettorale che ha diminuito al 3% il limite del consenso per entrare in Parlamento si è rivelato una prova di debolezza politica che pare spianare a Vucic la strada per una nuova affermazione. Ma ecco che nei giorni scorsi, a Washington, in assoluta riservatezza il Presidente Trump, ormai risoluto a trovare un intesa tra serbi e kosovari ha fatto incontrare il suo incaricato Grenell con Kurti e Vucic. Nulla di ufficiale è trapelato ma si ha l’impressione  che questa possa essere la volta buona. Sul piatto ci potrebbero essere modifiche significative degli attuali confini con la restituzione alla Serbia dei territori a maggioranza serba attualmente assegnati al Kosovo o con l’assegnazione ad essi di una totale autonomia amministrativa e funzionale. E naturalmente la minaccia di sanzioni nei confronti di chi non accetti il compromesso. Bisognerà comunque attendere le elezioni politiche a Belgrado per iniziare la trattativa ufficiale tra i due Governi pienamente operanti con la fondamentale mediazione americana.

Alessandro Perelli

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