venerdì, 18 Ottobre, 2019

Serbia, la visita di Macron nella terra della fiscalità “leggera”

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È arrivato all’aereporto Nikola Tesla di Belgrado il Presidente francese Macron per la visita di due giorni in Serbia. Aeroporto, che pochi mesi fa, era stato affidato, dopo una trattativa complessa che aveva visto la concorrenza di realtà di molte nazioni occidentali, russe e turche, ai francesi di Vinci Airports con una concessione di 25 anni. Aeroporto di importanza strategica per la sua centralità e i suoi collegamenti e di gran lunga il più importante dell’area balcanica, anche se dopo la caduta di Milosevic era caduto in una crisi gestionale profonda. A ricevere Macron con tutti gli onori il Presidente serbo Vucic per una visita che si inserisce in un momento delicato dei rapporti tra Serbia e Francia. Pochi giorni or sono, infatti, Macron si era espresso per un rallentamento della trattativa europea per l’adesione dei Paesi dei Balcani occidentali rimandando l’adozione dello status di “Paese in via di adesione” per Albania e Macedonia del Nord. Nel lungo incontro avuto con Vucic, Macron ha ribadito sostanzialmente questa posizione ammorbidendola e sostenendo che prima si sarebbe dovuto procedere alla riforma della UE e al raggiungimento di tutti i parametri necessari. In particolare per la Serbia sarebbe stato necessario risolvere, magari con un compromesso però non esplicitato, il problema del riconoscimento del Kosovo e l’attuazione di leggi contro la corruzione. Una posizione diversa da quella della Merkel e della Germania,orientata invece a sveltire i tempi dell’adesione. Ma una posizione che sembra più del contesto politico tener conto di quello economico In un momento che vede la Serbia, da tempo politicamente stabile, al centro delle attenzioni dei Paesi europei per gli Investimenti e in cui la Francia reclama la sua parte. Sono più di 400 le imprese germaniche che hanno investito in Serbia mentre la società tedesca Boysen, che produce impianti di scarico per automobili sta per aprire uno stabilimento a Subotica con una previsione di 65 milioni di euro di investimento. Molte aziende medio piccole italiane stanno spostando la loro attività dalla Romania in Serbia per la fiscalità conveniente mentre la Fiat Chrysler è stabilmente operante a Kraguievac dove ha rilevato l’ex Zastava. Capitale cinese, russo e turco si sta riversando su infrastrutture e imprese energetiche. Le dichiarazioni di intenti firmate da Macron in Serbia in questi due giorni sulla realizzazione della metropolitana di Belgrado e sulla vendita di missili “Mistral” fanno chiarimento vedere che gli interessi francesi in questa area sono notevoli e che avranno un forte peso anche sulle decisioni politiche future.

Alessandro Perelli

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