venerdì, 30 Ottobre, 2020

Serbia verso la formazione del nuovo governo

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In Serbia il Partito del progresso di Aleksandar Vucic, primo Presidente della Repubblica ad essere eletto al primo turno con il 56 % dei voti, vero trionfatore alle ultime elezioni politiche del giugno scorso, è impegnato negli ultimi approfondimenti per la formazione del Nuovo Governo. Se ne prevede la conclusione entro un paio di settimane. In realtà non ci sono grandi urgenze per la sua formazione. Dovrebbe essere confermata la coalizione con i socialisti di Ivica Dacic e l’unico punto interrogativo riguarda la posizione dell’ Alleanza patriottica serba di Aleksandar Sapic che con i suoi 11 seggi è l’unico partito di opposizione ad essere rappresentato in Parlamento essendoci rimasti fuori tutti gli altri o per avere boicottato le elezioni o per non aver superato la soglia di sbarramento al 3’%. Se Sapic accettasse di entrare nel nuovo Governo si arriverebbe alla paradossale situazione di un Paese senza vera dialettica politica nelle istituzioni con una sorta di partito unico dominante pur con il consenso dell’elettorato ma con una innegabile contrazione della forma democratica. Di questo se ne sta rendendo conto lo stesso Vucic alle prese con questioni di ordine interno e internazionale come la lotta contro la pandemia da coronavirus, l’ indipendenza del Kosovo e l’ adesione all’ Unione Europea che richiederebbero il coinvolgimento di tutti. Sono i risultati di aver vinto troppo nettamente nelle ultime elezioni e quindi da una parte di aver annullato un’ opposizione che invece continua ad esistere anche se falcidiata dalla scelte sbagliate come il boicottaggio, dalle divisioni interne e anche dall’eterogeneità dei componenti dell’Alleanza per la Serbia (con dentro democratici e ultrà nazionalisti).

Ma anche dall’altra il pericolo di un calo di tensione e di progettualità politica che potrebbe essere assolutamente negativo per i prossimi appuntamenti elettorali che prevedono per il 2022 le nuove elezioni presidenziali e il rinnovo amministrativo della capitale Belgrado dove il Partito del progresso sembra in difficoltà. Ecco allora che si comincia a parlare del nuovo Governo come di un Esecutivo di breve durata ( circa un anno e mezzo) che avrebbe il compito di proseguire l’ opera di modernizzazione della Serbia e dovrebbe poi lasciare il campo a nuove elezioni politiche abbinate alle presidenziali e alle comunali di Belgrado. Un pacchetto completo che per Vucic avrebbe numerosi significati. Una mobilitazione massiccia del Partito del progresso che in caso di probabile vittoria di troverebbe davanti alcuni anni per governare Paese e capitale senza ulteriori verifiche elettorali. Una sorta di normalizzazione dei rapporti con l’opposizione che avrebbe tempo per riorganizzarsi e di lasciare la strada dell’ Aventino. La formazione di un nuovo Parlamento legittimato pienamente a discutere anche modifiche alla Costituzione , necessarie per esempio a riconoscere per lo meno parzialmente l’ indipendenza del Kosovo. Un programma ambizioso e coraggioso quello di Aleksandar Vucic a cui però non fa difetto né l’ ambizione ne il coraggio e che ha sempre dimostrato di guardare avanti senza fermarsi sugli allori del momento.

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