domenica, 5 Aprile, 2020

Serbia. Verso le elezioni, ennesima ‘prova’ europea

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Passate le festività del Natale ortodosso, la Serbia si avvia verso appuntamenti molto importanti. Il primo sarà costituito dalle elezioni politiche di aprile. Dopo le notizie che le volevano anticipate, rivelatesi infondate, si terranno invece a scadenza naturale. Saranno elezioni il cui risultato avrà riflessi non solo sul piano interno per verificare la tenuta del Governo attuale, fondato sull’intesa tra il Partito Progressista di Aleksander Vucic e il Partito socialista di Ivica Dacic più alleati minori, tra cui gli ungheresi della Vojvodina, ma anche sulle future decisioni che riguarderanno la Serbia in campo internazionale come l’entrata in Europa e i rapporti con il Kosovo. L’opposizione, che ha creato un coordinamento dal nome Alleanza per la Serbia che raggruppa, tra l’ altro, il Partito democratico, quello di Tadic e il partito radicale nazionalista di Seselj, tenta di giocare la carta del boicottaggio delle urne accusando l’esecutivo di controllo totale del media e dell’impossibilità di poter svolgere una campagna elettorale adeguata. Per questo motivo, da mesi, settimanalmente il sabato vengono organizzate manifestazioni di protesta a Belgrado e davanti al Parlamento. Manifestazioni, che per la verità, si sono ridotte via via di numero di partecipanti e che stanno dimostrando tutto il limite derivato dal fatto di mettere insieme forze troppo eterogenee e con programmi molto diversi. Paradossalmente invece i sondaggi sembrano premiare proprio i partiti di Governo confermando la maggioranza assoluta e la popolarità di Vucic. Il Presidente e leader indiscusso del Partito progressista serbo (che al di là del nome rappresenta un grande partito di centro), pensa invece a proporre ai serbi un Governo rinnovato nei nomi e rafforzato nelle singole competenze con persone qualificate per poter affrontare al meglio le sfide che attendono la Serbia.
Sul piano elettorale pare probabile che giocherà la carta dell’abbassamento del quorum per entrare in Parlamento, ora previsto al 5%, portandolo al 3%. Mossa che gli permetterebbe da un lato di interessare al voto maggiori fasce di elettori e dall’altra indirettamente di penalizzare le proposte dell’opposizione di astensione. Tra l’altro con questa decisione che sarà a breve sottoposta al voto del Parlamento, da lui controllato, vi sarà una maggiore polverizzazione dei partiti dell’opposizione presenti nella prossima Assemblea e quindi la possibilità di estendere il livello delle trattative politiche. Aleksandar Vucic, d’altra parte è sempre più il riferimento stabile per la Serbia in campo internazionale e con la sua abilità è riuscito a farsi riconoscere in tale ruolo da Usa e Russia e dall’Unione Europea che vede in lui l’unico valido interlocutore per risolvere il problema dell’indipendenza del Kosovo. Il 2020 ci dirà se sarà in grado di assicurare alla Serbia quel salto di qualità indispensabile per garantirle sviluppo economico e progresso.

Alessandro Perelli

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