giovedì, 9 Luglio, 2020

Serbia verso le elezioni, sul tavolo ancora la questione Kosovo

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È molto probabile che le elezioni politiche previste in Serbia per il prossimo 21 giugno si trasformino in un plebiscito per Aleksandar Vucic, Presidente della Repubblica e leader indiscusso del Sns, Partito progressista serbo. I sondaggi che circolano in questi giorni gli assegnano addirittura la maggioranza assoluta con oltre il 55% dei voti, percentuale data ancora in aumento. Un risultato che premierebbe il Governo attuale che si regge sull’accordo tra il Sns e il Partito socialista di Ivica Dacic, Ministro degli esteri, anch’esso dato in crescita al 13%. Ma quali sono le ragioni di questa situazione e del previsto tracollo elettorale delle opposizioni? Si potrebbe pensare da una parte alla innegabile fase di espansione economica che, nonostante la contenuta presenza del contagio da coronavirus e le difficoltà imposte dal periodo delle restrizioni, la Serbia continua a conservare e dall’altra alla fallimentare strategia della opposizione che ha puntato su un improbabile boicottaggio del voto lamentando la mancanza di spazi sui media e che in caso di partecipazione alle elezioni raccoglierebbe solo l’otto per cento, raccogliendo oltre forze minori i resti del partito democratico spaccato in due. Ciò anche perché con una mossa intelligente Vucic è riuscito a dividerla facendo approvare una legge che abbassa la soglia di rappresentanza in Parlamento al 3% invogliando quindi molte formazioni politiche anche di opposizione alla partecipazione e rendendo molto meno fastidiosa la presenza dell’ eventuale boicottaggio.
Così si comporteranno i radicali di Vojislav Seselj di estrema destra valutati al 3,5%, l’altro movimento di estrema destra Dveri, autore di una rumorosa protesta con sciopero della fame per il rinvio delle elezioni e altre formazioni minori convinte di entrare in Parlamento. Tra queste oltre a formazioni regionaliste come il Partito che raggruppa la comunità magiara in Vojvodina vi è anche il Spas di Aleksandar Sapic un partito di opposizione moderata che parteciperà al voto ed è dato al 4%. Ma un altra mossa intelligente di Vucic, di cui già si parla ufficiosamente a Belgrado sarebbe quella di rafforzare ulteriormente la maggioranza di Governo dopo le elezioni coinvolgendo proprio il partito di Sapic.
Un Governo ancora più forte potrebbe mettere mano anche sulla questione dell’indipendenza del Kosovo, di cui in campagna elettorale si parla solo in termini propagandistici, ma che bisognerà affrontare concretamente anche contando su un apportòopiù conciliante del nuovo Governo che si sta preparando a Pristina. Intanto oltre agli investimenti degli Emirati Arabi e della Cina, l’ottimo rapporto e la tassazione agegolata con la Russia, la Serbia prosegue il feeling economico con l’Italia. Dopo FCA a Kragujevac, Calzedonia in Vojvodina, Seci a Belgrado tanto per citare i più importanti, all’inizio di luglio è previsto nei dintorni di Novi Sad, dove già ci sono gli uffici, l’apertura di uno stabilimento del gruppo novarese agro alimentare Novamont che all’inizio dell’anno aveva firmato un accordo col Governo serbo per la realizzazione di un nuovo modello di raccolta e di trasformazione di rifiuti urbani e agricoli e per la consulenza nel settore della bioeconomia circolare. Una risposta in termini di innovazione e occupazione che la Serbia fornisce per il suo sviluppo economico e sociale e che rappresenta un ulteriore esempio di cooperazione economica con il nostro Paese.

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