mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Sergio Moroni “…quando la parola è flebile, non resta che il gesto.”

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Sono passati 28 anni dal 2 settembre 1992: il giorno in cui Sergio Moroni, con un suicidio quasi rituale, poneva fine, a solo quarantacinque anni, alla sua esistenza.

Ma sarebbe ingiusto ricordarlo solo per quel coraggioso gesto di estrema e nobile protesta contro il colpo di stato giudiziario e mediatico avviato da poteri mai chiaramente e del tutto identificati.

Sergio Moroni è ricordato per la sua lettera al Presidente della Camera dei Deputati, e, soprattutto, per la frase: “…quando la parola è flebile, non resta che il gesto.”.

A me, di quella lettera, resta caro un altro passaggio: “…ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi…”.

Una militanza segnata sempre e prima di tutto dalle parole d’ordine del socialismo riformista, sintetizzate da Nenni nell’espressione “portare avanti quelli che sono nati indietro.”.

La spinta interiore verso gli ultimi di Moroni ha poi trovato un naturale spazio ideale e programmatico con la grande elaborazione ideologica (… sì: è ora di smetterla di vergognarsi di questa parola…) scaturita dalla Conferenza Socialista di Rimini del 1982.

Un’alleanza tra meriti e bisogni: valorizzare i meriti per soccorrere i bisogni.

Moroni era uno sgobbone, nel partito e nelle istituzioni: una capacità di lavoro che, unita a competenza e vigore organizzativo, lo porta a diventare, nella prima parte degli anni 80, assessore regionale della Lombardia, prima al lavoro e poi alla sanità.

È in questo ruolo che la sua adesione alla dottrina dell’alleanza tra merito e bisogno trova spazio per esprimersi, mostrando ai lombardi cosa possa realizzare il socialismo moderno.

Dalla prima elezione in Parlamento, nel 1987, al colpo di fucile che ne ha spento l’intelligenza, passano cinque anni: gli ultimi della sua vita, e gli ultimi della nostra speranza di rendere stabilmente la nostra Patria un paese libero, moderno e solidale.

Oggi, quasi trent’anni dopo, idee, speranze, uomini come Sergio Moroni, mancano all’Italia tanto da averne fatto un paese apparentemente senza futuro.

Apparentemente, perché a noi, il sogno, non si è “rattrappito”.

Portare avanti quelli nati indietro è un’esigenza ancora più forte oggi che negli anni ’80.

Riusciremo?

Impossibile dirlo.

Ma, anche nel nome di Sergio, è impossibile rinunciarvi.

Lorenzo Cinquepalmi

PSI Lombardia

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