domenica, 23 Febbraio, 2020

Sessantacinque fotografie per il Fellini inedito di Jonathan Giustini

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Tutto nasce dal ritrovamento di sessantacinque fotografie scattate da Paolo Nuzzi, assistente di Federico Fellini, durante la lavorazione de “Le Notti di Cabiria”. Jonathan Giustini si vede a casa Nuzzi con la vedova di Paolo che gli mostra il materiale. Entrambi si rendono conto di avere tra le mani (la donna le ha avute in casa da sempre, le foto) qualcosa di assolutamente inedito. E magico. Giustini le studia, le mette in seguenza una dietro l’altra come fossero fotogrammi. E l’immagine filmica prende immediatamente corpo. Si tratta del sopraluogo al Santuario del Divino Amore (la maggior parte delle foto). Immagini vive, che pulsano di corpi in movimento, di fatica, speranza, devozione, di vita vera, di volti, dettagli, panoramiche, storie, cinema. Il giornalista, il critico cinematografico, lo studioso Giustini viene investito da una strana energia. Un incanto. E inizia a scrivere. Ecco che il prezioso libro “Fellini Inedito-Sessantacinque fotografie svelate durante la lavorazione de Le Notti di Cabiria (Interno4Edizioni)” oltre a essere un documento storico estremamente importante assume anche una veste che gli dà una grandissima potenza emotiva. Innanzitutto si ricostruisce la genesi di un passaggio straordinario del film, ma si racconta anche la nascita, passo-passo del personaggio-Cabiria. Il sopraluogo al Santuario del Divino Amore effettuato da Fellini e Nuzzi durante la cerimonia della “Processione” si fa esperienza viva e si incrocia con l’esperienza del giornalista. Jonathan Giustini si incammina anche lui e “sente” quelle voci, vede quei corpi, in un bianco e nero ricco di sfumature chiaroscure. Quella magia lo prende in pieno. E il giornalista si rivela scrittore emozionante di un racconto mozzafiato. Colmo di sensibilità, di sensazioni, di stati d’animo che esondano dalle pagine e finiscono per rapire il lettore portandolo nel regno della finzione. Ma si può chiamare tutto questo “finzione”? E’ tutta vita che pulsa. Un batticuore che non smette, perché ormai non sai se si tratta di sogno o realtà. Jonathan ti porta con sé nel suo esperire la creatività, anzi, la “Creazione”. E allora la vedi anche tu Cabiria che si inginocchia ai piedi di Don Terenzi sperando nel miracolo di cambiare vita. Non vuoi più stare sulla strada e fare la puttana. Ma non c’è niente da fare, si scorge in uno scatto. Cabiria ti guarda come per dirti “attento, non ci vuole niente a finire sulla strada!”. La meraviglia si percepisce tutta. I profumi, gli umori, le svaccate, gli assurdi personaggi ti stanno intorno e non ti lasciano andare. Cos’è adesso? Sogno o incubo? Si può uscire da tutto questo? No. Ci sei dentro fino al collo perché Giustini è un grande scrittore e almeno fino a pagina 47, dove inizia il racconto fotografico, non ti molla. E la prima parte finisce con un inizio. Jonathan che scrive “Ho trovato scritta la frase: La Sequenza del Divino Amore”. E qui vengono esposte le immagini, gli scatti, le fotografie ritrovate. Il Fellini Inedito. “Sono fotografie che ho guardato tante volte – scrive Giustini – prima di scrivere questo testo, e oggi mi sento di affermare… che sono anche queste impressioni di immagini . Piccole medagliette a molte facce che raccontano tante storie di famiglia. O di una sola processio-naria Sacra Famiglia. Impressioni di immagini che portano incise dentro le reazioni della gente alla speranza di incontrare il Sacro, ricevere la Grazia e rimuovere il complesso, il personaggio, il problema che ciascuno di noi si porta dentro. E che recita da sempre una grande parte nella nostra vita”.
Seguono anche altre fotografie. Mastroianni, da sempre alter ego di Fellini. Il Maestro stesso. Paolo Nuzzi, Giulietta Masina (o è Cabiria?). Pasolini. LeLouche giovane. E tanto altro materiale. Due “interviste ritrovate” di Manuel Vàzquez Montalbàn e di Manoel de Olivera. Vere. E poi due “immaginarie” con Akira Kurosawa e Ingmar Bergman (o sono reali?). Forse sarà il contrario. Jonathan stesso non lo sa. Lui sa solo che alcune già c’erano, forse. Altre hanno preso corpo davanti a lui. E’ tutta vita, la magia del Cinema…

MASSIMO RICCIUTI

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