mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Sfida ad alta tensione del Mediterraneo orientale

0

Sfida ad altissima tensione quella che si sta giocando nelle acque del Mediterraneo orientale, nata dalla disputa per l’esplorazione turca di idrocarburi all’interno della Zona economica esclusiva greca (non riconosciuta da Ankara).
Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan alza la voce e minaccia Atene: “Ci prenderemo quello che è nostro. Eviti errori che la porterebbero sulla strada della rovina. Se vuole pagare un prezzo, che venga ad affrontarci, altrimenti si tolga di mezzo”.
Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, non vede il rischio di una guerra tra Grecia e Turchia ed ha auspicato: “Bisogna evitare ogni scintilla, come ad esempio la collisione tra le fregate turca e greca avvenuta il 12 agosto, e parlare il linguaggio della responsabilità. Di fronte ai toni duri di Erdogan vanno valutati i fatti più delle parole. Occorre concentrarsi sulla volontà di trovare canali di comunicazione di confronto da un punto di vista politico”.
Il dossier del Mediterraneo orientale è talmente rovente da essere diventato l’argomento di primo piano alla riunione informale dei ministri della Difesa dell’UE, a cui era presente anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg che, arbitro nella lite tra alleati, ha richiamato alla distensione e al dialogo.
Anche il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha invocato la strada del dialogo e mette in guardia i due Paesi dallo scontro in atto. In un viaggio diplomatico di mediazione, in cui ha incontrato i due colleghi greco e turco, ha detto: “Si sta giocando col fuoco. Ogni scintilla può portare alla catastrofe”.
Intanto, a sud di Cipro sono iniziate esercitazioni militari congiunte “Eunomia” proprio nel Mediterraneo orientale che vedono coinvolte Grecia, Cipro, Francia e Italia. Lo ha annunciato il ministero della Difesa greco. Le manovre, che termineranno oggi. Si sono svolte nell’ambito della Quartet Cooperation Initiative (Quad), comprendendo operazioni di superficie e aeree, nonché di ricerca e salvataggio. L’Italia ha partecipato con un cacciatorpediniere della classe Durand de la Penne.
Oltre alla problematica dei migranti,  nelle ultime settimane le tensioni tra i due Paesi si sono fatte sentire nelle acque del Mediterraneo orientale. Alla base dell’escalation c’è soprattutto una grossa rivalità per le risorse energetiche. Ma non solo.
La Turchia ha perseguito un’azione definita aggressiva di esplorazione del gas, scontrandosi con la rivalità greca.
Un terzo paese Nato, la Francia, è stato coinvolto, schierandosi con i greci. Più recentemente è stato anche annunciato che un piccolo numero di aerei da guerra F-16 degli Emirati Arabi si sta schierando in una base aerea a Creta per esercitazioni con le controparti greche.
Corriamo il rischio che il Mediterraneo orientale, e lo scacchiere geopolitico in quell’area, si trasformi in una polveriera, non solo a causa del gas.
Diversi Paesi della regione hanno scoperto giacimenti di gas significativi o stanno portando avanti missioni esplorative per trovarli, il che può innescare conseguenze molto contrastanti.
Da un lato questo sovralimenta le rivalità nazionali, con battaglie in corso sulla delimitazione dei confini marittimi. Gli accordi per riconoscere i rispettivi diritti avevano già provocato un’escalation di tensione. L’anno scorso, la Turchia ha firmato un accordo marittimo con il governo libico e ha avviato una nuova esplorazione del gas in aree che la Grecia considera sua zona economica esclusiva. All’inizio di questo mese, la Grecia e l’Egitto hanno firmato un accordo sui confini marittimi, scatenando la rabbia di Erdogan, con tanto di nuova esplorazione e schieramenti navali.
Ma ciò che è paradossale è che, mentre l’esplorazione energetica quasi inevitabilmente esacerba la tensione e nel lungo termine potrebbe alimentare una corsa agli armamenti aerei e navali regionali, se si vogliono ottenere benefici economici dal gas sarà necessaria in realtà un’azione concertata.
Sarà necessario creare tutta una serie di infrastrutture, come i condotti, che attraversano il territorio sottomarino di diversi Paesi se davvero si vuole approdare ai mercati europei più strategici. Di fatto si sta realizzando una nuova infrastruttura internazionale per i potenziali produttori di energia del bacino del Mediterraneo e questo potrebbe aiutare a ridurre le tensioni, magari offrendo anche un percorso per la risoluzione dell’annoso problema di Cipro.
Ma non è solo questione di rivalità sulle risorse energetiche. Le radici della crisi sono certamente più profonde. Tra Turchia e Grecia c’è da sempre una competizione latente, regionale e geostrategica, che mette la Turchia, oggi molto più forte, contro molti altri attori internazionali. Il campo di battaglia si estende dalla Libia, attraverso le acque del Mediterraneo orientale, alla Siria e oltre.

Una preoccupazione è che, mentre gli altri Paesi si uniscono nella loro opposizione alle ambizioni di Ankara, la stessa Turchia si senta più isolata. Il che rischierebbe di diventare molto pericoloso.
Un altro elemento cruciale del puzzle è la politica estera molto più aggressiva perseguita da Erdogan, che alcuni analisti hanno persino paragonato a una rinascita del vecchio impero ottomano. Gli orizzonti geografici del presidente si sono certamente ampliati. La posizione strategica della Turchia è cambiata notevolmente dalla fine della Guerra Fredda, con la scomparsa dello stato fermamente laico e l’imposizione, da parte di Erdogan, di un taglio decisamente più islamista alla sua politica.
Il partito al governo AKP ha capito che un’economia turca dinamica e in crescita ha contribuito a stabilizzare la nazione. Nonostante alcuni segnali recenti di crisi, Erdogan non molla e prosegue il suo percorso. La cosiddetta dottrina “Blue Homeland” del governo, che prevede esplicitamente un ruolo marittimo molto più grande per Ankara all’interno di quelle che considera le proprie acque strategiche, sembrerebbe pagare.
La Turchia ha sentito minacciati quelli che considera come i suoi interessi nazionali vitali, non da ultimo in Siria, dove si sente delusa da molti dei suoi alleati occidentali della Nato, tra cui gli Stati Uniti. Per questo ha adottato una sua linea, giocando a fianco di altri attori, come Russia e Iran. Oggi sfrutta una notevole autonomia strategica e sta cercando di espandere la sua influenza territoriale.
Come tante battaglie nel Medio Oriente, come la stessa Siria, anche la Libia è diventata una sorta di guerra per procura, con vari attori esterni che si schierano l’uno contro l’altro. La Turchia, qui, è osteggiata da attori potenti come l’Egitto e gli Emirati Arabi.
Ankara è intervenuta pesantemente a fianco del governo libico sostenuto dalle Nazioni Unite, mentre gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto appoggiano le milizie orientali del generale Khalifa Haftar. Il conflitto in Libia ha così anche acuito l’inimicizia tra Turchia ed Egitto. Idem con la Francia. Sicuramente, in questo momento il Mediterraneo orientale potrebbe esplodere, ma è ancora impossibile sapere come e quando.
Come spiega bene l’esperto della Bbc Jonathan Marcus, le tensioni nel Mediterraneo orientale evidenziano anche un altro cambiamento nella regione: il declino del potere degli Stati Uniti o, meglio, il declino (forse solo apparente) dell’interesse strategico dell’amministrazione Trump per ciò che accade lì.
Donald Trump ha sospeso la Turchia dal programma di aerei da guerra F-35 dopo l’acquisto di missili terra-aria russi avanzati. Ma non c’è stata alcuna reale pressione degli Stati Uniti sulla Turchia per far fronte ai problemi che ha creato per la politica statunitense all’interno della Nato, in Siria e altrove.
In assenza di un’azione chiara degli Stati Uniti, la Germania ha cercato di mediare tra Grecia e Turchia, con la Francia che, come detto, pende più dalla parte della Grecia. Di fatto, i motivi della crisi sono quindi molteplici.
Infine, c’è l’annosa questione di Cipro. Cipro è oggetto di una controversia tra Grecia e Turchia da quando le forze turche hanno invaso l’isola in risposta a un colpo di stato militare appoggiato dalla Grecia nel 1974 e alla successiva dichiarazione unilaterale di una Repubblica turca di Cipro del Nord. Ma tutto in realtà nasce molto prima, da una lunga antipatia tra greci e turchi che risale a prima della fondazione del moderno stato turco, se non al periodo storico narrato da Omero con l’Iliade.
I molteplici sforzi diplomatici hanno fatto sperare che, con l’avvicinarsi della Turchia all’adesione all’Unione Europea, la questione di Cipro potesse essere più facile da risolvere, e invece così non è stato. Ora non ci sono prospettive realistiche che la Turchia aderisca all’Ue.
Con riferimento al Patto Atlantico, il presidente americano, Donald Trump, ha chiamato il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, esprimendo preoccupazione per le tensioni tra Grecia e Turchia. Trump ha affermato che i due alleati della Nato devono impegnarsi per il dialogo. Dall’altra parte invece è Angela Merkel a muoversi. Forse ci sarà un colloquio telefonico tra la cancelliera tedesca e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E’ quanto ha affermato la ministra alla Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, parlando con l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Josep Borrell: le parole della politica tedesca sono state “catturate” da un video trasmesso per errore, nel quale AKK, come viene chiamata in Germania, definisce “molto dura” la posizione di Ankara. La stessa Merkel ha poi detto: “Siamo molto allarmati per le tensioni nel Mediterraneo che riguardano anche i partner Nato. La Germania è molto impegnata per la de-escalation”.
La Francia ha avvertito la Turchia: “Il Mediterraneo orientale non può rappresentare il terreno di gioco per le ambizioni di alcuni”. Dichiarazione fatta dalla ministra della Difesa Florence Parly, dopo l’avvio di un’esercitazione militare congiunta di Parigi con Cipro, Italia e Grecia nell’area, fonte di tensioni fra Atene e Ankara.
La Turchia si è detta disponibile a colloqui con la Grecia senza precondizioni mentre entrambi i Paesi sono impegnati in esercitazioni militari. La questione è stata sollevata durante la riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a Berlino, con Atene intenzionata a chiedere sanzioni contro Ankara.
Dall’altro lato ci sono le esercitazioni militari Usa-Turchia con navi militari turche ed un cacciatorpediniere americano nel Mediterraneo orientale. Ankara, secondo quanto ha precisato il Ministero della Difesa, ha annunciato: “La fregata turca TCG Barbaros e la corvetta TCG Burgazada hanno condotto esercitazioni di addestramento militare con il cacciatorpediniere statunitense USS Winston S. Churchill”.
La ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, al termine del vertice con gli altri ministri della Difesa dell’Ue a Berlino, ha affermato: “Le manovre militari attuate nel Mediterraneo orientale certamente non aiutano ad attenuare le tensioni tra la Grecia e la Turchia. Quello che dobbiamo trovare adesso è un nuovo inizio per rientrare in una discussione politica e in un negoziato”. La Germania ha avviato un tentativo di mediazione tra Ankara e Atene con una missione del ministro degli Esteri Heiko Maas, allo scopo di scongiurare un’ulteriore escalation. La Grecia intende estendere le sue acque territoriali di 6-12 miglia nautiche nel Mare Ionio, al largo della sua costa occidentale, ha anticipato, nel pieno delle tensioni con la Turchia per le trivellazioni nell’Egeo, al largo della costa orientale greca, il Premier Kyriakos Mitsotakis in Parlamento dove a breve il governo presenterà un progetto di legge in questo senso. Si tratta, ha precisato il Premier, dell’esercizio di “un diritto sovrano inalienabile”, previsto dall’articolo 3 della Convenzione sul diritto marittimo. Mitsotakis, si legge sul quotidiano online Ekathimerini, ha anche precisato che il Paese potrà estendere le acque territoriali anche in altre zone marittime, sempre nel rispetto della Convenzione e l’applicazione della linea mediana laddove la distanza fra le due coste è inferiore alle 24 miglia, un passo che la Turchia ha già detto di considerare come un casus belli, laddove avvenga a oriente.
L’alta tensione che si respira nel Mediterraneo orientale, divenuto terreno di scontro tra Grecia e Turchia dopo il forte impulso dato di recente da Ankara alle esplorazioni, è stato uno dei principali temi che hanno tenuto banco alla riunione informale dei ministri della Difesa Ue, riuniti a Berlino sotto la presidenza semestrale tedesca.  Da oggi nella capitale tedesca ci saranno anche i ministri degli Esteri dei Paesi Ue che parteciperanno fino a domani alla riunione informale Gymnich. Tra gli appuntamenti in agenda, anche un pranzo di lavoro comune con il ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, che avrà anche un incontro con il collega tedesco, Heiko Maas, con il quale discuterà degli sviluppi nella regione mediorientale.
In tutto ciò, la politica estera italiana rimane senza una visione d’insieme, senza un ruolo determinante, adagiandosi su una posizione defilata.
La tensione tra Grecia e Turchia mette a dura prova la tenuta della Nato e del Patto Atlantico. Erdogan cerca di ritagliarsi un ruolo importante nel Medio Oriente e nel Mediterraneo giocando tutte le carte possibili per restare al potere in una Turchia avviata verso il collasso economico e politico. Per salvarsi diventa indispensabile mettere le mani sulle risorse energetiche e non solo.

 

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply