martedì, 29 Settembre, 2020

Sfidare la sorte, “L’ultima spiaggia” dell’impoverito

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Era il 1977 quando Califano intona per la prima volta al grande pubblico la sua canzone “L’ultima spiaggia”; pensate, solo l’anno prima aveva scritto il suo pezzo più conosciuto – “tutto il resto è noia” – che è stato interpretato divinamente anche da Ornella Vanoni, con cui si favoleggia abbia avuto una relazione, peraltro mai confermata. Penso volutamente mai confermata, perché lasciata scorrere con una certa malizia sui rotocalchi per creare quell’aria di mistero che faceva tanta pubblicità. Ricordiamo che i due artisti erano amatissimi dai loro fans, e non solo.
Questa introduzione non deve presagire ad un articolo che ambisca a dare l’ennesima versione di dove fosse quell’ultima spiaggia interpretata da Califano. Tantomeno che la sua poesia sia stata dedicata ad una sua breve esperienza d’amore di cui solo troppo tardi ne avesse preso coscienza della vera importanza.

 

L’articolo ha l’ardire di acchiappare il profondo del significato del pezzo, per condurre il lettore ad immedesimarsi di quanto oggi sia grave la situazione economica: al punto di indurre milioni di italiani disperati a giocare d’azzardo. Un po’ lo stesso gioco d’azzardo che aveva stregato Califano nel condurre la sua vita.
Il Diavolo che spinge l’uomo verso il gioco d’azzardo è sempre stato quell’attimo fuggente che, soprattutto nei momenti di solitudine, lo ha fatto cadere nel burrone e, in quel lento scivolare verso il basso, sognare la ricchezza con un punto vincente per buggerare la sorte infame, unica padrona della sua miserabile vita. La psicologia si è spesa in ogni angolo interpretativo e, ogni volta, in ogni fase dell’esistenza che percorre il tempo ad una velocità vertiginosa, in maniera altrettanto vertiginosa getta l’uomo verso quel baratro che, nei pochi attimi precedenti la fine della sua vita, gli fa provare l’ebrezza di Icaro e gli regala l’emozione di volare.
Dopo anni di crescita e benessere ci risiamo: quel gioco che pareva aver attenuato la presa sul ceto medio è ripiombato con violenza su di lui come unica, illusoria, alternativa per riscattarsi, vincere d’un fiato, e riprendersi i risparmi che erano andati in fumo.

Prima, nel periodo della violenta crisi economica che si era affacciata soprattutto in Occidente nel 2008 e poi, oggi, per responsabilità di quest’ultima pandemia che ha colpito l’uomo abbattendosi su di lui come una mannaia affilata; tutto ciò, beffa della sorte, proprio mentre sembrava aver relegato nel cassetto dei cattivi ricordi il crollo della Lehman Brothers: fatto saliente a cui il popolo fa riferimento per significare il terremoto provocato da quella crisi.

Sempre il popolo, ora più che mai, si ritrova in quell’ultima spiaggia dove davanti a se vede solo un mare senza fine e, pur scrutandolo attentamente, non vede isole d’approdo e neanche una ciambella di salvataggio, magari abbandonata da qualche peschereccio affondato durante l’ultima burrasca. Niente, solo il nulla, la fine di ogni cosa e della sua stessa vita. Allora gioca, gioca non spinto dal Diavolo, ma è lui stesso a cercarlo per farsi suggerire quelle mosse azzardate che gli possano far vincere il benessere immediato in cambio dell’anima.
La pandemia sta spingendo l’uomo verso quell’ultima spiaggia di Califano che, in questo caso, interpretiamo come il suo e il nostro momento di disperazione, vuoi per un’amore di cui l’artista si è accorto troppo tardi e, nel nostro caso per una lucida, cosciente, volontà la quale ci sta facendo prendere atto che dall’ultima spiaggia, proprio perché ultima, possiamo venirne fuori solo con l’aiuto del Demonio. O almeno è così ci illudiamo.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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