domenica, 13 Ottobre, 2019

SFIDUCIATI

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E fiducia fu. Un’altra. L’ennesima, quella che oggi ha portato all’approvazione definitiva al Senato del Jobs act dopo il passaggio alla Camera in cui il governo aveva accolto alcune delle richieste avanzate dalla minoranza Dem. Il tutto mentre fuori dal palazzo crescevano le proteste con cortei, lanci di uova e fumogeni degli ‘sfiduciati’, quei ragazzi e disoccupati che vedono solo un futuro nero. Risultato: la città bloccata e una quindicina tra contusi e feriti. Insomma mentre il Senato approva il provvedimento attorno al quale ruota l’azione di governo, fuori, coloro i quali il Governo si prefigge di tutelare con il Jobs act, scendono in piazza a gridare il proprio dissenso e la propria rabbia. In Aula la fiducia, in piazza gli sfiduciati.

Una fiducia annunciata dal ministro del lavoro Poletti che nella sua replica a Palazzo Madama ha sottolineato come “il testo sul lavoro è stato significativamente cambiato e significativamente migliorato. Si tratta aggiunge di un riconoscimento del lavoro del parlamento che il governo accoglie Positivamente”. Il ministro ha quindi ringraziato il Parlamento e ha precisato che “il lavoro è una delle questioni essenziali” dell’azione di governo. “Occorre agire perché la situazione di stallo in cui è caduto il nostro Paese possa cambiare radicalmente. Possiamo discutere sui numeri della disoccupazione – ha detto ancora il ministro – degli occupati e degli inattivi e riflettere su come vanno interpretati, ma oggi siamo di fronte a un dato di fatto: c’è una pesantissima crisi, una situazione di stallo nel nostro paese, una caduta degli investimenti e dei consumi interni e dell’occupazione. Questo è il risultato di anni e anni”.

“Nella stesura dei decreti delegati – ha continuato – sapremo tenere in considerazione le opinioni espresse in Parlamento. Il governo assegna un’importanza essenziale alla delega” ha aggiunto il ministro sottolineando la convinzione che “su molti contenuti c’è consenso e condivisione”. Tra i punti citati la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, la revisione e semplificazione delle norme e delle tipologie contrattuali e il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Non credo – ha detto ancora Poletti – che la delega sia troppo vaga. Spesso si è fatta una lettura troppo parziale del testo. Ognuno ne ha preso un pezzettino per sostenere la propria tesi. Se si legge tutto si possono trovare i punti di equilibrio rispetto al bisogno di una dimensione dinamica dell’impresa e la tutela dei diritti dei lavoratori”.

E in riferimento allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per il 12 dicembre Poletti ha affermato che il Governo rispetta le “responsabilità che ciascun soggetto deve assumere nel proprio ruolo, ma il Governo e il Parlamento hanno il dovere di assumere le proprie decisioni e compiere le scelte a loro demandate ed essere in grado di portarle a compimento perché queste sono le scelte che servono al paese”.

Una fiducia che all’interno del Pd non è stata digerita del tutto. I 27 senatori di area riformista hanno annunciato di aver votato la fiducia per “senso di responsabilità” pur evidenziando “numerosi elementi di criticità” nel provvedimento. Elementi spiegati in un documento in cui si legge che  “voteremo la fiducia al governo sulla delega lavoro nella convinzione profonda che il Paese non può permettersi una crisi al buio in questa difficile congiuntura economica e sociale. Continuiamo a chiedere al Governo che la giusta riforma delle politiche attive del lavoro e degli ammortizzatori sociali sia ritenuta (con conseguente stanziamento di riforme adeguate) e preceda quindi la modifica delle regole contrattuali. Il Governo non ha voluto assumersi questo impegno e ha preferito andare dritto sulla sua strada: ne prendiamo atto con profondo rammarico politico e istituzionale”.

“La nostra proposta – ha detto il senatore della minoranza Pd Federico Fornaro – che chiedeva d’inserire un tetto di 36 mesi al Jobs Act non è stata accolta. Quindi ora dobbiamo dire le cose come stanno: non si tratta di un contratto a tutele crescenti ma a tutele ridotte che i nuovi assunti si terranno per tutta la vita. Saremo vigili sui decreti attuativi per evitare interventi strumentali”. Insomma quello dalla minoranza Pd è un sì con riserva. “Il Jobs Act – si legge nel documento – è stata un’occasione persa perché ci si è intestarditi sull’articolo 18 rinunciando ad affrontare le questioni chiave per favorire la crescita: l’aumento della produttività, il rafforzamento strutturale del sistema delle imprese, il tema dell’organizzazione e della rappresentanza sui luoghi del lavoro, in collegamento con più generali politiche di sostegno alla domanda. Si prenda atto – ha concluso – che c’è un numero consistente di senatori che vuole pensare con la propria testa: non siamo cavernicoli”.

Ginevra Matiz

 

 

 

 

 

 

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