martedì, 27 Ottobre, 2020

Sgomento

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Il massacro in nome di Allah di dodici francesi (dieci giornalisti del settimanale satirico Charlie Hebdo e due poliziotti) è un atto feroce contro i principi basilari della nostra civiltà. Uccidere perché si ironizza su un profeta vuol dire negare un principio fondamentale della libertà di stampa. Non è la prima volta che settori dell’intransigenza mussulmana attaccano giornalisti e scrittori. Ad alcuni dando la caccia come agli infedeli del Medioevo. Con fuochi pronti in nome della Sharia. Ma mai in passato si era verificata un’autentica strage in un giornale a suon di kalashinov, col sangue versato per distruggere la libertà, per di più in un paese, la Francia, che grazie alla sua rivoluzione ha affermato nel mondo i valori della nostra moderna democrazia.

I fatti sono sconcertati. Tre attentatori, uno pare appostato in strada, hanno fatto irruzione nella sede del settimanale francese, apprezzato per spirito di indipendenza in tutto il mondo, e hanno iniziato a seminare morte sparando all’impazzata sui giornalisti presenti. In strada due agenti sono stati freddati ignobilmente. Di uno abbiamo visionato il video. È ferito a terra e alza le braccia, viene raggiunto e colpito a morte da una raffica sparatagli brutalmente da un uomo incappucciato. Sgomento. Grande sgomento. Possibile raggiungere un livello così alto di violenza e di disumanità in nome di una religione? Possibile negare a chi non è ispirato da eguali dogmi non solo la possibilità di pensare e di scrivere, ma anche di vivere?

Già due gravi attentati si erano verificati in Francia, al grido di Allah Akbar: l’assalto a una caserma della polizia e il lancio di due furgoni a mo’ di bombe contro i passanti. Ma quel che potrebbe avere ispirato la strage è la presentazione proprio oggi del libro di Michel Houellebecq “Soumission”, che narra di elezioni vinte dai Fratelli mussulmani in Francia nel 2022, pronosticando la fine dei socialisti e dei moderati e la nascita di un bipolarismo tra le Front nazionale di Marine Le Pen e appunto i Fratelli Mussulmani. Hollande potrebbe vincere le elezioni del 2017 contro la Le Pen ma poi quest’ultima verrà travolta dal partito mussulmano cinque anni dopo. Con le conseguenze del caso. La fine della nostra civiltà laica, non solo in Francia ma in Europa e l’inizio di una nuova era.

Era in fondo quello paventato anche da Oriana Fallaci che pensava a un’Europa trasformata in Eurabia. Evidente che tali riflessioni non siano campate per aria. L’Isis dei tagliagola è dinanzi a noi, il terrorismo islamico ci ha ormai preso di mira. Concezioni diverse, anzi opposte della vita e della libertà, non possono stare assieme. Eppure penso che solo col dialogo e il coinvolgimento dei mussulmani moderati sia possibile evitare che dalla convivenza si passi al conflitto e dal conflitto alla guerra e al trionfo degli uni sugli altri. Occorre inserire nei principi cardinali della nostra civiltà, che è fatta di tolleranza, di rispetto, di inclusione, chi si sente diverso.

È vero. Non è la destra che può eliminare il pericolo, con campagne di demonizzazione generale contro una religione, ma neppure una sinistra cieca, che non accetta i valori del nostro sistema e proclama ancora tendenze anti occidentali. Bisogna essere coscienti della necessità di tenere duro sulla trincea liberale, anche a costo di fronteggiare con tutte le armi i violenti e i sopraffattori. Altro che atteggiamenti alla Sel e alla Lega che hanno rifiutato di scendere in campo quando il Parlamento decise giustamente di inviare armi per combattere contro l’Isis. Se vogliamo vincere due sono gli ingredienti necessari. La volontà di dialogo con i dialoganti, la fermezza delle nostre idee di civiltà contro gli intransigenti. Non è tempo per gli indecisi, per i perplessi, per i timidi. Bisogna combattere contro la sopraffazione. Per farlo serve innanzitutto la convinzione che la nostra battaglia sia quella giusta.

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