giovedì, 3 Dicembre, 2020

Si chiama Tisa, privatizzerà il mondo intero

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International-agreementGinevra, 13 ottobre – Dieci round di colloqui supersegreti a Ginevra nel 2014 con lo scopo di privatizzare servizi essenziali come istruzione, sanità, ma soprattutto trasporti e banche, sotto la pressione di multinazionali e lobby, affamate per gli enormi interessi in gioco.

Chi partecipa? Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica.

L’affare in questione, il “what”, si chiama TISA (Trade in Services Agreement), trattato internazionale che si prefigge di sciogliere definitivamente le catene al liberismo, incurante delle conseguenze che questo potrebbe avere su miliardi di persone nel mondo. Detto ciò, è facilmente comprensibile il motivo per il quale tale accordo sia negoziato in segreto e sia vietato rivelarlo per cinque anni (unica eccezione la Svizzera che dal 2012 ne dà conto sul web), anche nel caso in cui venisse approvato.

A scoprire cosa i grandi poteri si sussurrano, tra loro, all’orecchio, è stato WikiLeaks, l’organizzazione di Julian Assange, ancora oggi rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il materiale che WikiLeaks ci ha messo a disposizione è davvero enorme e ci riporta alla memoria l’ultimo trattato equivalente, il Gats del 1995. Il Tisa si presenta come il figlio del “Doha Round”, negoziati condotti nel Wto (Organizzazione mondiale del commercio ), a favore della globalizzazione, della liberalizzazione dell’economia. Tale esperimento, iniziato nel 2001 nel Quatar e terminato nel 2011 si è rivelato un totale fallimento ed è stato, inoltre, accusato di aver aiutato ad alimentare la crisi finanziaria ed economica.

Jane Kelsey, professoressa di legge dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, ha sottolineato: «Un esempio di quello che emerge da questa bozza filtrata all’esterno dimostra che i governi che aderiranno al Tisa rimarranno vincolati ed amplieranno i loro attuali livelli di deregolamentazione della finanza e delle liberalizzazioni, perderanno il diritto di conservare i dati finanziari sul loro territorio, si troveranno sotto pressione affinché approvino prodotti finanziari potenzialmente tossici e si troveranno ad affrontare azioni legali se prenderanno misure precauzionali per prevenire un’altra crisi».

Tale fatto ci mostra poi un’Europa alquanto contraddittoria; questa tratta di nascosto con gli Stati Uniti il trasferimento della sovranità sui nostri dati finanziari per il bene del business ed al contempo, ad esempio, ha aperto un’indagine sullo scandalo della Nsa – rivelato da Edward Snowden – in sede di “Commissione sulle libertà civili, la giustizia e gli affari interni” del Parlamento Europeo.

L’attività per giungere al TISA ha suscitato molteplici proteste da parte di cittadini, un po’ ovunque, che ne sono solo ora a conoscenza e che sabato scorso si sono dati appuntamento manifestando per le vie delle città di tutto il mondo.

Di notevole interesse la contestazione a Ginevra, proprio perché sede degli incontri. Una grande folla ha ‘sfilato’ per la città, in via del tutto pacifica, scortata dagli agenti di polizia. All’unisono hanno intonato cori di protesta, distribuendo ai passanti il giornale Solidariés, con lo scopo di informare tutti i civili delle gravi conseguenze che vi sarebbero se il piano Tisa fosse approvato.

Pericle proclamava agli Ateniesi, nel 461 a.C. che un cittadino “non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private”. Allora dovremmo tutti seguire questo insegnamento e protestare anche noi, per le vie delle nostre città se crediamo che il nostro Stato possa, ancora, esser ‘curato’.

 Francesca Fermanelli

per saperne di più: Coalition of services industries; wikipedia

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