mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Confcommercio. Ad aprile consumi dimezzati

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Da oggi possono riaprire circa 800mila imprese, ma il completo lockdown di aprile ha avuto conseguenze che il sistema economico italiano non ha mai sperimentato dopo la Seconda guerra mondiale.

In una nota, la Confcommercio ha riferito: “Sono oltre 800 mila le attività commerciali e dei servizi di mercato, ad oggi sotto lockdown per il Dpcm del 26 aprile scorso, che finalmente domani possono alzare le saracinesche in tutto il Paese, anche se tra bar e ristoranti si pensa saranno 7 su 10, quasi 560.000 esercizi, ad aprire”.
Dai dati risulta che una quota significativa, delle imprese che sono rimaste ferme, riguarda il settore del commercio con ben 240.596, su circa 433.000 totali, e precisamente rimarranno ancora chiuse 72.000 imprese dell’abbigliamento e calzature, 14.000 punti vendita di mobili e sono fermi anche oltre 59.000 ambulanti di beni non alimentari.

 

Il rilancio, ha affermato il senatore del Psi Riccardo Nencini, “approderà presto alle Camere. Alcune modifiche da apportare: serve subito denaro per gli stagionali del turismo e servono interventi strutturali per rilanciare le opere pubbliche indispensabili al Paese. Serve un patto sociale a vantaggio di questa Italia straordinaria”.

Per quanto riguarda i servizi di mercato, la Confcommercio ha segnalato: “Le imprese attualmente chiuse sono 583.659 unità e si concentrano nel settore della ristorazione e bar con circa 280.000 imprese, dell’alloggio 31.000 imprese e delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento con 73.523 imprese”.

L’organizzazione ha pure segnalato: “Significativa anche la sospensione di tutte le agenzie di viaggio e dei tour operator e dei servizi per la cura della persona, quali parrucchieri e trattamenti estetici”.
Stando ai dati sulla congiuntura pubblicati oggi dall’Ufficio Studi di Confcommercio, infatti, dopo la flessione del 30,1% di marzo, nel mese scorso i consumi sono crollati, rispetto ad aprile 2019, del 47,6%.
Sono pochissimi i segmenti che sono riusciti a registrare un segno positivo nei consumi nel mese di aprile e cioè l’alimentazione domestica, le comunicazioni e l’energia.
Dunque, ad aprile i consumi degli italiani sono crollati del 47,6% e nonostante un rimbalzo del Pil del 10,5% stimato a maggio, appare molto modesto se raffrontato alle cadute di marzo ed aprile, ed il prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi a un -16% rispetto all’anno precedente, come si legge nella nota dell’ufficio studi di Confcommercio.

Ampliando lo sguardo a cosa è accaduto nel periodo di lockdown, si rileva nel complesso del secondo bimestre, nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, un calo del 38,9% dei consumi, che, secondo la spiegazione di Confcommercio, si potrà recuperare solo parzialmente nei prossimi mesi.
Nel suo commento, Confcommercio fa notare: “Non basteranno gli ulteriori recuperi di attività attesi da giugno in poi per cambiare significativamente la rappresentazione statistica di una realtà fragile e profondamente deteriorata”.
Ad aprile la domanda si è quasi azzerata nei settori legati alle attività complementari ed alla fruizione del tempo libero. La domanda è stata praticamente nulla per turismo, ristorazione, intrattenimento e automotive.
La burocrazia e l’incognita dell’efficacia dei provvedimenti assunti dal Governo alimentano l’incertezza nel Paese. Stando agli analisti dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che oggi ha diffuso il suo rapporto sulla congiuntura: “L’eccesso di burocrazia, male endemico di cui soffre il nostro Paese, ha presentato il suo conto anche durante la pandemia e nella quale anche l’efficacia dei provvedimenti messi in cantiere dalle autorità nazionali e internazionali rimane un’ulteriore incognita”.

La propensione al consumo, per effetto dei provvedimenti adottati dal Governo per contrastare il coronavirus, è scesa notevolmente e ci vorrà del tempo prima che possa ritornare agli stessi livelli di febbraio. La conseguente riduzione della disponibilità di reddito delle famiglie produrrà inevitabilmente i suoi prevedibili effetti. Ad essere maggiormente penalizzata sarà la spesa per i beni secondari.


Salvatore Rondello

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