mercoledì, 30 Settembre, 2020

SI SPARA A KIEV

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Kiev-spari

Per gli scontri sempre più sanguinosi tra opposizione e forze governative, nella giornata la lista dei morti si sarebbe allungata di altre decine di vittime. Addirittura cento secondo fonti dell’opposizione mentre i feriti sarebbero più di 500. I dimostranti sono riusciti anche a prendere in ostaggio una sessantina di poliziotti e il governo ha autorizzato i ‘berkut’, gli agenti antisommossa, all’uso delle armi per ‘autodifesa’ mentre sui tetti sono comparsi cecchini che sparano sulla folla e sulle forze dell’ordine. Il Parlamento e i principali uffici governativi sono stati evacuati così come la famiglia del presidente Ianukovich.

La situazione sta chiaramente sfuggendo di mano a chi pensava che fosse ancora possibile una tregua per negoziare una soluzione e la posta in gioco non sembra più tanto la questione della contestata adesione di Kiev all’Unione europea quanto la cacciata dello stesso presidente Ianukovich. Non a caso da ieri Mosca, che sostiene il presidente ucraino, parla di tentativo di colpo di stato in atto.

La comunità europea, che ha inviato oggi i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia a Kiev per tentare di trovare una soluzione negoziale, d’accordo con gli Stati Uniti, si dice pronta a decretare sanzioni se le autorità continueranno nella repressione armata della protesta mentre la NATO minaccia di bloccare il processo di adesione dell’Ucraina se l’esercito dovesse scendere in piazza per dar man forte alla polizia.

La ministra degli esteri Emma Bonino, ha avvertito che “in accordo” con i tre ministri europei “la decisione è di procedere molto rapidamente nelle prossime ore a un bando, a coloro che in Ucraina si sono macchiati di violenza, sui visti e sugli assetti finanziari. La priorità è che non esploda il Paese”. Inoltre è stata presa “la decisione di tentare un dialogo critico, molto serrato, anche con i russi” accompagnando il tentativo alle minacce esplicite di sanzioni personali contro il presidente e gli uomini del suo entourage per congelare parte delle ricchezze personali di dubbia provenienza.

Sul piano della diplomazia c’è da registrare anche una telefonata tra Ianukovich e Vladimir Putin e la partenza per Kiev del responsabile russo per i diritti umani, Vladimir Lukin, incaricato di mediare nei negoziati tra il governo e l’opposizione.

Nel governo però l’ala dura che spinge per la repressione, per l’uso dell’esercito contro i dimostranti, sembra aver avuto la meglio sul presidente Viktor Ianukovich che ieri sera era giunto a sostituire il capo di stato maggiore che aveva ordinato la repressione di massa su scala nazionale provocando un ulteriore aggravamento della situazione.

Tra i dimostranti, dove adesso sono comparse anche le armi pesanti, i più attivi sono i militanti nazionalisti e filonazisti decisi a tenere la guida della rivolta e a non cedere alle ipotesi di compromesso.

Il Paese con la guerra civile corre il rischio di spaccarsi in due: da una parte le regioni meridionali, prevalentemente russofone e dove risiede la maggior parte dei sostenitori di Ianukovich e dall’altra quelle centro-occidentali, dove invece è più forte l’opposizione e dove i manifestanti hanno occupato diversi edifici pubblici poi dati alle fiamme.

Redazione Avanti

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