lunedì, 28 Settembre, 2020

SÌ VIAGGIARE

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I cittadini europei potranno tornare a viaggiare liberamente all’interno dei confini della zona Schengen, dal 15 giugno.
La Commissione europea, quest’oggi, ha reso note le nuove-linee guida relative alla possibilità per i cittadini dei paesi membri dell’Ue di potersi spostare all’interno dello spazio comune europeo.
L’organo esecutivo dell’Ue ha raccomandato ai Paesi della Zona Schengen di eliminare le restrizioni alle loro frontiere interne, a partire dal quindici giugno del mese corrente.
Rimane aperta, invece, la questione delle frontiere esterne, tema dirimente per il turismo e i commerci globali.
La Commissione ha presentato le misure con le quali intende promuovere una graduale riapertura dei confini esterni già dal 1° luglio, con la raccomandazione che la decisione sia presa all’unanimità e solo in presenza di dati epidemiologici stabili e rassicuranti provenienti dai Paesi extra Schengen.
In altri termini, il coordinamento tra gli Stati membri è fondamentale poiché la riapertura da parte di un governo della proprie frontiere esterne permette, alle persone provenienti da aree fuori Schengen, di viaggiare liberamente nell’intera zona europea.
Il commissario agli affari interni Ylva Johansson, in un comunicato, ha aggiunto: “A seguito della revoca di tutti i controlli alle frontiere interne dell’Unione, stiamo proponendo un approccio chiaro e flessibile per rimuovere anche le restrizioni ai viaggi verso l’Unione a partire dal primo luglio. I viaggi sono fondamentali per il turismo e gli affari. È giunto il momento di preparare in modo concreto l’eliminazione delle restrizioni con Paesi la cui situazione sanitaria è simile a quella dell’Unione».
Questo criterio mette in dubbio la possibilità di riaprire i confini a paesi come il Brasile e gli Stati Uniti d’America, dove il numero dei contagi e dei decessi da Coronavirus aumentano esponenzialmente ogni giorno.
Dunque, si tratta di trovare un’intesa tra i Paesi dell’Ue in modo da stilare una lista comune di Paesi terzi con cui aprire le frontiere esterne.
Il criterio principale dovrebbe essere la situazione epidemiologica. Secondo l’organo comunitario bisognerà essere flessibili e in grado di chiudere prontamente i confini nel caso in cui la pandemia dovesse riprendere vigore in un Paese specifico.
Tuttavia, la Commissione Europea non ha proposto una lista dettagliata di paesi terzi, posto che questa decisione dovrà essere concertata, a breve, tra tutti i paesi membri.
L’esecutivo europeo ha raccomandato esclusivamente la riapertura delle frontiere, il primo luglio, ad alcuni Stati confinanti: Montenegro, Macedonia del Nord, Albania, Kosovo, Serbia e la Bosnia-Erzegovina.
Nelle prossime settimane, valutando la diffusione dell’epidemia, si deciderà a quali paesi sarà permesso di viaggiare nell’intera area Schengen.
Già da adesso, valutando la situazione globale, si può affermare che negli Stati dove si sono adottate le misure di contenimento, come hanno fatto i paesi europei, attraverso il lockdown e l’uso massiccio dei Dispositivi di protezione individuale, la pandemia è tornata sotto controllo, pur permanendo rischi rispetto ad una nuova ondata di contagi.
Di contro, nei Paesi dove non sono state adottate queste dolorose misure di contenimento, l’epidemia dilaga e porta con sé una profonda crisi economica, che si pensava di evitare lasciando circolare indisturbato il virus.
Guardando ai dati economici ed epidemiologici, queste politiche negazioniste, promosse dai sovranisti di ogni latitudine, si mostrano fallimentari e pericolose per l’incolumità dei cittadini stessi.

Paolo D’Aleo

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