sabato, 24 Agosto, 2019

SICUREZZA, SINDACI IN RIVOLTA

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“Le leggi si osservano. Le leggi che generano maggiori problemi rispetto a quanti se ne vorrebbero risolvere si cambiano. E siccome il decreto 132/2018 getta i sindaci in una condizione di oggettiva difficoltà e moltiplica i clandestini generando caos e insicurezza, quella norma va ripensata. Proprio quello che i socialisti avevano proposto durante il dibattito in Parlamento” così Riccardo Nencini, segretario del Psi in riferimento alla protesta lanciata dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

“L’iniziativa dei socialisti di Salerno va proprio in questa direzione: chiedere al sindaco della città di interrompere l’applicazione del decreto per la parte relativa alla cittadinanza perché il provvedimento sia soggetto a rapida revisione. Una posizione che condivido e che sostengo, al punto che stiamo valutando il ricorso alla Consulta”- ha concluso il segretario socialista.

Intanto continua il braccio di ferro sulle nuove regole con il ministro degli Interni con l sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, che ha lanciato una sfida al titolare del Viminale. Con una direttiva impartita agli uffici comunali, infatti, ha disposto la sospensione dell’applicazione del decreto ‘sicurezza’ nella parte che riguarda i migranti. Anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, avverte che la parte della legge sicurezza in contrasto con la Costituzione non verrà assolutamente applicata. Netta la posizione del vicepremier Matteo Salvini: “Ne risponderanno”.

Il primo cittadino di Palermo ha iniziato lo scontro con il capo del Viminale ed ha chiesto al responsabile dell’Anagrafe di ‘approfondire tutti i profili giuridici anagrafici’ che deriveranno dall’applicazione della norma. In attesa di questo approfondimento, il sindaco Orlando ha scritto: “Impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”. Il sindaco di Palermo ha fatto propri alcuni dei dubbi espressi nelle ultime settimane circa la costituzionalità del provvedimento, in particolare lì dove la mancata iscrizione anagrafica dei cittadini con permesso di soggiorno determinerebbe l’impossibilità di accesso a servizi fondamentali e garantiti quali ad esempio ‘la libertà di movimento, il diritto alla salute e alle cure tramite il Servizio sanitario e l’inviolabilità del domicilio’.

Salvini ha risposto all’iniziativa di Orlando con il solito tono sprezzante e provocatorio: “E’ gravissimo, evidentemente, alcuni hanno mangiato pesante a Capodanno… I sindaci ne risponderanno personalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole. Con tutti i problemi che ci sono a Palermo,  il sindaco sinistro pensa a fare ‘disobbedienza’ sugli immigrati…. Sarò presto a Palermo per consegnare ai cittadini una villa vista mare confiscata a un mafioso. Spero che nel frattempo il sindaco trovi il tempo di occuparsi dei tanti problemi della sua città, invece di disobbedire alle leggi sull’immigrazione approvate dal Parlamento. Incoerenza classica degli amici di sinistra: hanno applaudito il discorso di Sergio Mattarella per la fine dell’anno, che a me è peraltro molto piaciuto, e contestano un decreto firmato e promulgato dallo stesso Presidente della Repubblica. Il decreto sicurezza dà un taglio all’enorme business dell’immigrazione clandestina, magari qualcuno di questi sindaci rimpiange il business miliardario legato all’immigrazione clandestina. Fate quello che volete: rispettate la legge, non rispettate la legge. No problem, non fate un dispetto a Salvini, fate un dispetto ai palermitani, ai napoletani, ai milanesi, agli italiani che vogliono semplicemente un po’ più di tranquillità. Immagino che rinunciate anche a tutti i soldi che il decreto e il governo aggiungono per le vostre città. Solo per Palermo: più di mezzo milione per la videosorveglianza: più di un milione e duecentomila euro per la sicurezza urbana; duecentomila euro per il progetto scuole sicure. Cosa fate, prendete i soldi e boicottate il decreto? Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull’immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia!”.

Il sindaco di Palermo ha convocato una conferenza stampa per illustrare la direttiva. Orlando ha spiegato: “Siamo davanti a una palese violazione dei diritti umani e a un provvedimento disumano e criminogeno, che eliminando la protezione umanitaria trasforma i legali in illegali”. Il sindaco Orlando ha messo in chiaro: “Non si tratta di un atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro Paese. Su alcuni temi, e tra questi il rispetto dei diritti umani, io ho una visione e una cultura diversa da quella del ministro dell’Interno, ma qui siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico. Non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per ‘sicurezza’ un intervento che puzza molto di ‘razziale’”.

Netta la posizione anche del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “Dall’inizio abbiamo sempre detto che non si tratta di una questione nominativa di sospendere una legge che, in quanto tale non si può sospendere. Noi a Napoli abbiamo sempre dato una direttiva: le leggi si applicano solo in maniera conforme alla Costituzione. Più che un atto di disobbedienza civile è un atto di obbedienza costituzionale”. Ricordando la posizione presa dalla sua amministrazione sulla parte del decreto sicurezza relativa ai migranti, De Magistris ha sottolineato: “Una legge in contrasto alla Costituzione a Napoli non sarà applicata, la nostra amministrazione si è sempre orientata in questo modo. Non abbiamo bisogno di nessun atto. Io sono orgoglioso di un’amministrazione dove non c’è bisogno di una direttiva autoritaria politica, ma dove la direzione è condivisa. La parte della legge sicurezza in contrasto con la Costituzione, con i diritti come l’uguaglianza, l’asilo, il fatto di avere tutti gli stessi diritti e doveri, non verrà assolutamente applicata”.

Da sempre in prima linea sul fronte dei migranti e dell’accoglienza, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, ha commentato così la posizione del primo cittadino di Palermo: “Ho grande stima per Leoluca Orlando che è un ottimo sindaco oltre che un amico, ma credo che questo atteggiamento non aiuti a rasserenare gli animi. Lo scontro tra le istituzioni non serve. Viviamo un brutto clima, è necessario dialogare e abbassare i toni”.

D’accordo con Leoluca Orlando, riguardo alla direttiva impartita agli uffici comunali per la sospensiva dell’applicazione del decreto sicurezza nella parte sui migranti, è il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano, secondo il quale: “Bisogna disobbedire perché è un decreto contro i diritti umani e la dignità degli esseri umani Non è una novità: io l’ho già fatto e mi trovo in queste condizioni”. E’ ovvio il riferimento all’inchiesta che lo ha coinvolto.

Anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha affermato: “Dal punto di vista prettamente politico non posso che condividere la volontà di affrontare un problema che il decreto sicurezza crea, ossia non poter dare determinati certificati e riconoscimenti anagrafici a persone richiedenti asilo e straniere. Il modo in cui il problema si affronta è da capire. Dalle dichiarazioni di Orlando non è chiaro come l’Anagrafe applicherà o non applicherà il decreto: io dubito che con una semplice richiesta del sindaco l’Anagrafe non applichi un provvedimento di legge. In merito sono necessari approfondimenti tecnici. Sicuramente il problema va affrontato perché il decreto provoca problemi alle città. Va capito il modo più corretto per affrontarlo. I sindaci insieme dovranno discuterne. Come Anci bisogna fare una riflessione. I problemi esposti sono di tutti, dei sindaci di centrosinistra, di centrodestra, dei 5 Stelle poi magari ci sono sindaci della Lega che non vogliono parlare del problema, ma la ricaduta nei Comuni ce l’hanno tutti i sindaci”.

Parlando con i giornalisti il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha spiegato: “La città non si piegherà al ricatto che è contenuto nel decreto sicurezza, che espelle i migranti richiedenti asilo e che senza rimpatriarli li getta in mezzo alle strade, e fa di loro dei clandestini potenzialmente pericolosi per la comunità e prima di tutto esposti anche a rischi seri di malattie e di sopravvivenza. Il governo non sta facendo i rimpatri che aveva promesso di fare. Come Comune ci prenderemo l’impegno di non lasciare nessuno in mezzo alla strada, anche se questo comporterà per noi un sacrificio in termini di risorse economiche. Ma non possiamo permetterci di assistere a questo scempio umanitario: espellere persone dai centri di accoglienza, sulla base del nuovo decreto, lasciandoli in mezzo alla strada. Il fatto grave del decreto è che individua un problema ma non trova una soluzione. Allora ci rimboccheremo noi le maniche perché Firenze è città della legalità e dell’accoglienza; e quindi in modo legale troveremo una soluzione per questi migranti fino a quando non sarà lo Stato a trovare una soluzione in via definitiva”.

Alla luce delle dichiarazioni di alcuni sindaci, il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), Antonio Decaro, ha detto: “E’ evidente, a questo punto, l’esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi a una norma che così com’è non tutela i diritti delle persone. Noi sindaci l’avevamo detto prima che il decreto fosse convertito in legge attraverso la posizione della commissione immigrazione dell’Anci che all’unanimità, indipendentemente dall’appartenenza politica dei singoli componenti, si era espressa negativamente sul provvedimento, ritenendo che i diritti umani non siano negoziabili”.

Sul tavolo di confronto chiesto dall’Anci, ha replicato il sindaco leghista di Novara, Alessandro Canelli, che ha detto: “L’Anci è il ‘sindacato’ dei sindaci, mi sembra che su questi temi stia prendendo posizioni troppo ideologiche e di parte. Le leggi dello Stato sono leggi superiori e vanno rispettate. Anche io non ero d’accordo con le normative degli anni passati sui fenomeni migratori, ma le rispettavo. Noi daremo subito indicazione agli uffici dell’Anagrafe per ottemperare al decreto ma nel suo complesso il decreto Salvini va nella direzione auspicata da tantissimi sindaci, a parte evidentemente quelli del Pd e di sinistra, che hanno subito sui propri territori e nelle città gli effetti negativi di una politica migratoria fuori controllo”.

Il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, in una nota, ha fatto sapere: “Anche il Comune di Udine garantirà piena applicazione al decreto sicurezza varato dal governo e approvato dal Parlamento”. Guido Castelli, il sindaco di Ascoli Piceno, ha replicato a Orlando e de Magistris: “Il decreto sicurezza, in materia di immigrazione, contiene norme condivisibili e ampiamente attese da moltissimi sindaci italiani i quali, negli ultimi anni, hanno subìto gli effetti di una politica di accoglienza disordinata e irrazionale. Rispetto la posizione dei colleghi di Palermo e Napoli ma, per quanto mi riguarda, parlare del decreto 132/18 come di un provvedimento ‘criminogeno e disumano’ è assolutamente fuorviante”.

Sulla mancata applicazione della legge sicurezza, nella parte che riguarda i migranti, annunciata dal sindaco di Palermo, è intervenuto il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, che ha detto: “E’ un atto politico. I Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi. La pubblica amministrazione non può sollevare questioni di legittimità costituzionale e deve uniformarsi alla legge, a meno che non sia liberticida, che potrebbe essere un caso eccezionale, una rottura dell’ordinamento democratico. Bisogna vedere se si tratta di norme rispetto alle quali è prevista un’attività del Comune che ha carattere di discrezionalità, che la legge impone e che il sindaco ritiene di disapplicare. Non può essere una contestazione generale. Se ci sono atti che la legge prevede per i Comuni, il sindaco non può disapplicarla. Se la disapplica, e in ipotesi interviene il prefetto o un’altra autorità, sorge un contenzioso e allora potrebbe essere sollevata una questione di legittimità costituzionale. Al momento, è un atto politico”.

Intanto, sul fronte politico, il candidato alla segreteria del Partito democratico, Maurizio Martina, pensa a un referendum abrogativo. Martina ha detto: “E’ inutile che Salvini pontifichi via social. Con il suo decreto ci saranno 100mila nuovi irregolari in due anni. Questi sono i fatti. Quel decreto porta solo più insicurezza sulla pelle di tutti i cittadini ed è giusto contrastarlo per difendere le città dalla follia della propaganda leghista. Prima quelle norme verranno abrogate e meglio sarà e per me occorre anche lavorare alla raccolta firme per un referendum abrogativo”.

Paola Nugnes, la senatrice penta stellata sulla quale pende il provvedimento disciplinare dei probiviri, ha detto: “A quanto mi risulta, non solo Palermo, ma anche altri Comuni sono pronti a non applicare il decreto sicurezza. Mi riferisco al comune di Napoli, quello di Quarto, ma ci sono state mozioni in altre città, come Roma e Torino… La sollevazione dei sindaci è assolutamente comprensibile, perché sono i primi che dovranno affrontare le conseguenze di questo provvedimento, che ho sempre considerato gravi, non solo per i migranti che sono in attesa di un rinnovo o avevano fatto domanda per il diritto di asilo, ma anche per i cittadini italiani. Sicuramente il decreto aggraverà la situazione sul fronte della sicurezza nei territori, aumentando il numero degli irregolari. Ci sarà un notevole aggravio per i territori comunali. Il programma ‘Welcome’, formula nata nel 2014, aveva avuto dei risultati molto interessanti, perché consentiva un’affluenza migratoria ben gestita e una buona integrazione nel tessuto comunitario locale. Così si permetteva ai sindaci di avere una buona gestione di un fenomeno che esiste, piaccia o meno. Abbiamo, infatti, oltre 500mila irregolari sul nostro territorio e se ne aggiungeranno, dal calcolo fatto in audizione in Commissione, almeno altri 120mila nel 2019. Non credo che un sindaco domani possa rispondere penalmente di questa disapplicazione del decreto, se non si mette mano al codice penale… Mi risulta strano  che laddove si vuol portare avanti il federalismo e l’autonomia, adesso venga sbandierato un centralismo statalista di questo tipo. Vedo una forte contraddizione, non si può richiedere autonomia e federalismo solo quando ci conviene”.

Il vicepremier Luigi Di Maio, in merito, ha detto: “Solo campagna elettorale da parte di sindaci che si devono sentire un po’ di sinistra facendo un po’ di rumore. Ma se vuoi sentirti di sinistra metti mano ai diritti sociali di questo Paese, quelli che la sinistra ha distrutto in questi anni. Pensate come stanno messi male”.

Quando la polemica è salita, Salvini ha aggiunto: “Orlando vuoi disobbedire? Disobbedisci, non vi mando l’esercito. A questi sindaci di sinistra ricordo che il decreto sicurezza, una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da governo e Parlamento, e firmato dal presidente della Repubblica. Prima dobbiamo pensare ai milioni di italiani poveri e disoccupati, difendendoli dai troppi reati commessi da immigrati clandestini, poi salveremo anche il resto del mondo”.

Il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ha commentato: “Le leggi, piacciano o meno, vanno applicate. Non può esistere il ‘fai da te’: questo elementare principio non può essere ignorato”.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, schierato con Orlando, ha commentato: “Capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l’ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti”.

Il segretario del Pd in Sicilia, Davide Faraone, ha invitato i segretari provinciali dem e gli amministratori locali nell’isola ad applicare anche nei loro comuni il modello Orlando.

Persino un vecchio nemico politico di Orlando ha sposato la causa. Il presidente dell’Assemblea siciliana e commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, ha annunciato: “Proporrò al Parlamento siciliano una giornata di dibattito sull’argomento”.

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha spiegato: “Relativamente al metodo sono convinto che il decreto sicurezza va a mettere ordine in quel far west creato dalla sinistra”. Secondo il primo cittadino di Verona Federico Sboarina: “Si tratta della solita strumentalizzazione dei sindaci di sinistra, che ancora una volta dimostrano di essere molto lontani da ciò che i cittadini chiedono”.

Parlando della nave Sea Watch, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha detto: “Mi auguro che questa barca si avvicini al porto di Napoli perché contrariamente a quello che dice il Governo noi metteremo in campo un’azione di salvataggio e la faremo entrare in porto. Sarò il primo a guidare le azioni di salvataggio.
Mi auguro che da alcune componenti più sensibili di questo Governo si senta battere un colpo perché non ci sto più nemmeno a dire che è solo Salvini perché se fosse così significa che è diventato il padrone del Governo. Il Governo ha una sua collegialità, il premier batta un colpo e ci faccia sapere se siamo il Paese che fa morire i bambini in mezzo al mare. Se siamo arrivati a questo c’è da fare ben altro che la disobbedienza civile”.

Immediata la risposta del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “I porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini”.

La Ong ha fatto sapere: “Il tredicesimo giorno con i nostri ospiti a bordo di SeaWatch3 inizia a poche miglia dalle coste di Malta (dove ci è stato permesso di cercare riparo dalla tempesta), mentre i ministri dell’Ue continuano a contrattare per 32 esseri umani”.

Salvini sulla disobbedienza dei sindaci ha risposto: “Tanti sindaci hanno apprezzato. Rimozione dei sindaci disobbedienti? No, lo lascerò fare agli elettori, lo lascerò fare ai tanti napoletani e palermitani che mi stanno scrivendo e chiamando, non farò azioni di forza”.

Per il ministro Salvini: “Ai clandestini in Italia si concede anche troppo: la sanità gratuita, mentre gli italiani pagano il ticket, case popolari occupate abusivamente, pensioni sociali elargite senza una lira di contributo. Quindi, se i sindaci vorranno dare dei documenti a degli immigrati irregolari ne risponderanno personalmente”.

Ma il problema non è così semplice come viene prospettato da Salvini con la sicumera di chi pensa di avere gli elettori dalla sua parte.

L’attuale governo sta commettendo diversi atti che stridono con i principi della Costituzione della Repubblica italiana. Lo sa bene Leoluca Orlando che ha annunciato: “Ho dato incarico al capo ufficio legale del Comune di Palermo di adire davanti al giudice civile per sottoporre la questione del Dl Sicurezza. Io vado davanti al giudice civile perché siccome non posso andare direttamente alla Corte costituzionale, mi rivolgo direttamente al giudice civile. Un sindaco cosa fa? Solleva la questione in un processo e, quindi, io andrò davanti al giudice dei diritti della sezione civile e chiederò un’azione sulla conformità della norma. Se si ritiene che la questione non sia manifestamente infondata e rilevante ai fini della decisione della causa, invito a rimettere gli atti alla Corte costituzionale”.

Quanto alla promulgazione del decreto da parte del Capo dello Stato, Orlando ha evidenziato: “Il Presidente della Repubblica promulga le leggi in base a valutazioni che sono istituzionali. Ma il giudizio sulla costituzionalità delle leggi non spetta al Presidente della Repubblica, spetta alla Corte costituzionale. Mi limito a ricordare che sono parecchie migliaia le leggi dichiarate incostituzionali ancorché promulgate da Presidenti che svolgevano egregiamente il loro compito”.

Il vicepremier Matteo Salvini, parlando delle polemiche sulla sospensione dell’applicazione del Dl Sicurezza, provocatoriamente ha detto: “Sono curioso di capire se i sindaci rinunceranno anche ai poteri straordinari previsti dal decreto. Immagino che rinunciate anche a tutti i soldi che il decreto aggiunge per le vostre città…”.

La risposta di Orlando è arrivata immediatamente: “Non cado nella trappola di rispondere alle incomprensibili e nervose dichiarazioni del ministro Salvini. Ritengo del tutto improprio che, di fronte a un sindaco che cerca di rispettare l’anima di una città e la sua cultura dell’accoglienza, affermi che la città dovrebbe rinunciare a fondi che sono stanziati per lo sviluppo della stessa città. Mi sembrano due cose assolutamente non assimilabili, quindi non cado nella sua provocazione”.

Dario Nardella, ha spiegato: “Un ministro dell’Interno si dovrebbe occupare di questo, non di inquisire i sindaci ma di ascoltarli. A Firenze non violeremo alcuna legge: io non darò istruzioni in questo senso. Ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro e delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti. Stiamo valutando insieme ai nostri avvocati e con alcuni costituzionalisti anche una strada perché sul decreto sicurezza si possa arrivare alla Corte Costituzionale. Ben sapendo che i Comuni non hanno la facoltà di fare un ricorso diretto alla Consulta, ma possono appellarsi al giudice ordinario o al giudice amministrativo affinché venga posta la questione in via accidentale con un ricorso alla Corte costituzionale, che però viene promosso dal giudice e non dal Comune”.

Orlando è sceso in campo, con tanti altri valorosi paladini, a difesa dei diritti umanitari e dei principi democratici della nostra Costituzione che recentemente è stata insistentemente vilipesa da molti atteggiamenti delle forze governative.

Salvatore Rondello

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1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    Scontro aperto tra il ministro dell’Interno Salvini e alcuni sindaci (in grande maggioranza di centrosinistra) sul decreto sicurezza e sugli effetti di tale provvedimento nel rapporto tra amministrazioni e migranti.
    “Amici dei clandestini, traditori degli italiani”. È un Salvini furioso, scrive Repubblica, “quello che inveisce su Twitter mentre il fronte dei primi cittadini che aderisce alla battaglia guidata da Leoluca Orlando si allarga a macchia d’olio andando ben oltre l’area del centrosinistra e aprendo uno scontro istituzionale senza precedente”. Uno scontro che costringe ad intervenire anche il premier Conte “che definisce ‘inaccettabile’ la disobbedienza dei sindaci ma si dice pronto ad incontrarli”. (Fonte Pagine Ebraiche)

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