martedì, 1 Dicembre, 2020

Sigarette elettroniche, l’Europa lascia libertà

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sigaretta elettronicaNew York, 14 – Se non puoi batterli, unisciti a loro. È più o meno questa la nuova linea delle multinazionali del tabacco, Philip Morris in prima fila, nei confronti delle sigarette elettroniche. A due giorni dalla votazione sulle norme per la regolamentazione del tabacco al Parlamento Europeo, infatti, la Fitch Rating rende noto l’interesse delle grandi compagnie produttrici di sigarette nell’acquisto di quote di partecipazione delle aziende di “e-cigarettes”. Dopo un’iniziale lotta senza quartiere (che non si è, comunque, ancora conclusa, e che ha portato ad un’indagine a carico di 16 dipendenti della Philip Morris per attività lobbistiche), le multinazionali devono aver realizzato che quello delle sigarette elettroniche, anche se in calo in alcuni Paesi, fra cui l’Italia, è un fenomeno che non può più essere ignorato.

La decisione arriva due giorni dopo la delibera UE sul fumo che, in materia di sigarette elettroniche, si traduce in un nulla di fatto. Dopo aver bocciato la proposta di legge che prevedeva la vendita delle e-cigarettes in farmacia, infatti, l’Europa ha sostanzialmente demandato ai Governi nazionali e locali la regolamentazione in materia di vendita e utilizzo.

Fatto salvo il divieto di venderle ai minori di 18 anni, si è preferito lasciare totale libertà ai Governi su una materia nuova (le sigarette elettroniche sono state introdotte dalla Cina solo nel 2003 e sono arrivate a numeri consistenti solo a partire dalla fine del 2011) e controversa, i cui rischi per la salute e i vantaggi nella lotta contro il fumo non sono ancora stati accertati.

Con un fatturato di circa 500 milioni di euro l’anno in Europa, e che raggiungerà quest’anno 1,7 miliardi di dollari negli Stati Uniti, secondo una stima di Wall Street, quello delle sigarette elettroniche è un mercato giovane e in espansione, anche se non privo di insidie. Un mercato che, comunque, sempre secondo alcuni analisti di Wall Street, potrebbe superare quello delle sigarette tradizionali in una decina d’anni.

Ma in alcuni Paesi il fenomeno è già in fortissimo calo.

La piena libertà lasciata dall’Europa si traduce, infatti, in regolamentazioni molto diverse fra i diversi Paesi dell’UE; se la Francia considera le sigarette elettroniche come medicinali, al di sopra di una certa percentuale di nicotina, infatti, in Grecia sono proibite, Belgio e Lussemburgo le equiparano a prodotti del tabacco se contenenti estratti di tabacco e a medicinali se contengono solo nicotina ma non tabacco, mentre il Regno Unito le assimila ad un prodotto medicinale.

In Italia (così come in Germania e in Spagna) non c’è ancora una regolamentazione precisa; tuttavia, a causa dell’aumento della tassazione, che le equipara alle sigarette tradizionali, il mercato è in caduta libera. I numerosissimi negozi di franchising che hanno aperto negli ultimi due anni sono per la maggior parte in chiusura, senza distinzione geografica fra nord e sud Italia, mentre alcune aziende produttrici hanno già iniziato a delocalizzare la produzione. Le imposte, alzate a causa dell’enorme calo che si è avuto nei ricavi della tassa sul tabacco, rischiano di bruciare migliaia di posti di lavoro, afferma l’Anafe (Associazione nazionale fumo elettronico) insieme a Confesercenti.

Nonostante la grossa confusione normativa, la decisione del Parlamento Europeo di permetterne la vendita anche al di fuori delle farmacie è stata osservata con grande interesse dagli Stati Uniti, a loro volta ancora incerti sulla posizione da tenere. La Food and Drug Administration avrebbe dovuto prendere una decisione verso la fine di ottobre, che però quasi certamente slitterà a causa dello shutdown, che ne ha svuotato gli uffici.

Dopo il parere contrario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha avvertito dei possibili rischi per la salute dell’utilizzo delle sigarette elettroniche, anche la comunità scientifica si è divisa.

La preoccupazione della F.D.A. si concretizza in due fattori: da una parte gli scienziati non sono in grado di valutare gli effetti sulla salute delle sigarette elettroniche; dall’altra c’è la paura che questa nuova moda possa contribuire a riportare in auge la moda del fumo come un comportamento “positivo”; comportamento che gli ufficiali sanitari hanno speso anni a demonizzare.

Se da una parte l’idea è che le sigarette elettroniche possano aiutare milioni di fumatori a smettere, dall’altro si è fatta largo la paura che il percorso sia inverso: dall’uso “più socialmente accettato” delle sigarette elettroniche si potrebbe passare alle sigarette tradizionali.

Gli scienziati pro-sigarette elettroniche americani, comunque, guardano con grande favore al comportamento dell’Unione Europea, che lascia libertà di giudizio, e si augurano che lo stesso avvenga anche in America. È il caso, ad esempio di Gilbert Ross, direttore dell’American Council on Science and Health di New York, che a proposito delle sigarette elettroniche parla di un vero e proprio “miracolo per la salute pubblica”.

Costanza Sciubba

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