lunedì, 18 Novembre, 2019

Sindacati-Confindustria, intesa sui contratti

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Tra il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia ed i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL, si è conclusa durante la scorsa notte la trattativa per il rinnovo del modello per il rinnovo dei contratti di categoria che fanno capo a Confindustria. Si tratta del cosiddetto ‘patto della fabbrica’. La negoziazione era partita un anno e mezzo fa.

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un messaggio twitter ha scritto: “L’accordo tra Confindustria e sindacati è un vero piano di sviluppo per il sistema-paese. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita”.

L’accordo sarà firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo. I punti salienti dell’accordo riguardano una maggiore chiarezza perimetrale per il contratto nazionale e quello aziendale; la determinazione dei minimi tabellari; il welfare nello stipendio complessivo; misurazione della rappresentanza per legittimare la sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro.

La definizione dei livelli della contrattazione verrebbe definita con questa affermazione: “La contrattazione collettiva continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e aziendale, ovvero territoriale laddove esistente secondo le prassi in essere, e dovrà garantire, per ciascuno dei due livelli, specifiche caratteristiche e funzioni”.

I minimi tabellari sono definiti al punto H dell’accordo che recita: “Il contratto collettivo nazionale di categoria individuerà i minimi tabellari per il periodo di vigenza contrattuale, intesi quali trattamento economico minimo (TEM). La variazione dei valori del TEM (minimi tabellari) avverrà secondo le regole condivise, per norma o prassi, nei singoli CCNL in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri della Comunità europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del Tem”. Cruciale è stato negli ultimi Il passaggio cruciale della trattativa è stato l’inserimento della frase ‘secondo le regole condivise, per norma e per prassi, dai contratti collettivi’. Così ogni categoria potrà continuare a definire autonomamente la base di calcolo dei minimi contrattuali (oggi più elevata, per esempio, nel contratto dei chimici rispetto a quello dei metalmeccanici).

L’ingresso del welfare nello stipendio collettivo si trova nella parte dell’intesa che recita: “Il trattamento economico complessivo (TEC) sarà costituito dal trattamento economico minimo (TEM), come determinato alla lettera H, e da tutti quei trattamenti economici — nei quali, limitatamente a questi fini, sono da ricomprendere fra gli altri anche le eventuali forme di welfare — che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come “comuni a tutti i lavoratori del settore, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina. Il contratto collettivo nazionale di categoria avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo che autoregolamenta la misurazione della rappresentanza dei sindacati. Confindustria si è aperta alla misurazione della rappresentanza nelle organizzazioni datoriali. Nel relativo paragrafo c’è scritto: “Conoscere l’effettivo livello di rappresentanza di entrambe le parti stipulanti un CCNL, infatti, è indispensabile se si vuole davvero contrastare la proliferazione di contratti collettivi, stipulati da soggetti senza nessuna rappresentanza certificata, finalizzati esclusivamente a dare ‘copertura formale’ a situazioni di vero e proprio ‘dumping contrattuale’ che alterano la concorrenza fra imprese e danneggiano lavoratrici e lavoratori. In quest’ottica Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, nel definire i reciproci impegni in materia, ritengono utile che si definisca un percorso condiviso anche con le altre Associazioni datoriali per arrivare ad un modello di certificazione della rappresentanza datoriale”.

Il 9 marzo, con la firma ufficiale, si potrà valutare più compiutamente gli effetti prodotti sui lavoratori dalla nuova relazione industriale tra Cofindustria e Sindacati. Inoltre, rispetto al trattamento economico complessivo (TEC), bisognerà distinguere tra le voci fiscalmente imponibili e quelle esentate.

Il tavolo, considerata la sua importanza, anziché bilaterale, sarebbe stato preferibile che fosse stato trilaterale con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro.

Salvatore Rondello

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