lunedì, 18 Marzo, 2019

Sindacati in piazza contro la manovra del popolo

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Il popolo scenderà in piazza contro la cosiddetta ‘manovra del popolo’. I sindacati, che storicamente rappresentano tutti i lavoratori, scenderanno in piazza il 9 febbraio  a  Roma. La mobilitazione è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil contro la manovra e per sollecitare un confronto serio e di merito con il governo. Nel documento unitario che proclama la mobilitazione si legge: “La legge di bilancio ha lasciato irrisolte molte questioni fondamentali per lo sviluppo del Paese, a partire dai temi del lavoro, delle pensioni, del fisco, degli investimenti per le infrastrutture, delle politiche per i giovani, per le donne e per il Mezzogiorno”.

I sindacati così tornano a sollecitare un confronto, disatteso dal governo, nonostante le garanzie fornite dallo stesso premier Giuseppe Conte.
Cgil, Cisl e Uil organizzeranno una grande manifestazione nazionale per sostenere le proposte unitarie contenute nella piattaforma sottoposta ai lavoratori, per cambiare le scelte dell’esecutivo e per aprire un confronto serio e di merito.
In un comunicato unitario si legge: “Cgil, Cisl, Uil, valutano positivamente il percorso di mobilitazione svoltosi negli scorsi mesi a sostegno della piattaforma unitaria. Il consenso delle decine di migliaia di lavoratori, pensionati e giovani alle proposte di Cgil, Cisl, Uil, emerso in occasione delle centinaia di assemblee organizzate su tutto il territorio nazionale, è stato pressoché unanime e ha rappresentato un primo importante momento di confronto e discussione delle proposte sindacali con i lavoratori e i pensionati italiani sul documento consegnato nello scorso mese di dicembre al presidente del Consiglio che si era impegnato a dare continuità al confronto, mai avvenuto, su alcuni capitoli indicati dal sindacato. La legge di bilancio appena approvata ha lasciato irrisolte molte questioni fondamentali per lo sviluppo del Paese, a partire dai temi del lavoro, delle pensioni, del fisco, degli investimenti per le infrastrutture, delle politiche per i giovani, per le donne e per il Mezzogiorno. Temi sui quali Cgil, Cisl e Uil hanno avanzato indicazioni e proposte credibili e realizzabili che non hanno trovato riscontro nella legge di stabilità avanzata dal Governo”.

I sindacati hanno confermato la loro delusione per il contenuto della Manovra e del decreto che disciplina i due istituti bandiera del governo giallo-verde: ‘Reddito di cittadinanza e Quota 100’. Così i sindacati hanno mantenuto la promessa di scendere in piazza contro la Manovra. A parlare di mobilitazione inevitabile è stato il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan in un’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire”. Ma anche il segretario della Cgil Susanna Camusso e quello della Uil Carmelo Barbagallo non risparmiano critiche, tanto più che il Governo non ha discusso queste misure con i sindacati.

La Furlan ha attaccato: “Il silenzio assordante del Governo non ci fa pensare a nulla di buono. Crescita, fisco, lavoro, Mezzogiorno: non possiamo più accettare silenzi. Serve lucidità”. Susanna Camusso dalle pagine di La Repubblica parla di “incongruenze che gridano vendetta”.

Per la Uil il decreto che disciplina Quota 100 e il reddito di cittadinanza è pieno di incongruenze e lacune. Il segretario generale Barbagallo ha evidenziato: “Che il reddito di cittadinanza rischia di favorire chi lavora in nero e di non creare lavoro se non quello di chi sarà assunto dagli uffici per l’impiego”.

Anche il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, ha evidenziato le falle di ‘Quota 100’ che: “innanzitutto diventa ‘Quota 100 e 6 mesi’ per i lavoratori privati e ‘Quota 101’ per i dipendenti pubblici. Il settore pubblico è stato pesantemente penalizzato anche dal pagamento differito del trattamento di fine stipendio, una nuova gravissima e insopportabile ingiustizia per i dipendenti i quali percepiranno la liquidazione dilazionata anche dopo 7 anni dal pensionamento”.

Insoddisfatta da ‘Quota 100’ anche Susanna Camusso che ha detto: “L’abrogazione della Fornero non c’e’ stata. Questo è il punto e alla fine la combinazione 62 anni e 38 contributi varrà solo per una ristretta platea: per di più lavoratori con forte stabilità contributiva. Ma per tutti gli altri: dai precari con storie contributive discontinue ai ‘lavori gravosi’ resta la Fornero” .

Camusso, Furlan e Barbagallo sono poi univoci nell’evidenziare quello che il segretario Cgil definisce il “baco” nel sistema reddito di cittadinanza.
Barbagallo è stato lapalissiano: “Se non si crea lavoro le proposte a chi prende il reddito non arriveranno”.
La Camusso ha detto: “Si è messo in piedi un modello che fornisce assegni di ricollocazione, ma il lavoro, prima di essere distribuito va creato e nelle iniziative di questo governo non vedo interventi che vadano in questa direzione”.
Secondo la Furlan: “Tanto più che così la crescita rallenterà ancora con conseguenze drammatiche”.
Nei giorni scorsi, la segretaria Generale della Cisl ha commentato: “La legge di bilancio approvata oggi dal Parlamento è purtroppo una occasione sprecata per il nostro paese. Per questo a gennaio la Cisl non starà ferma, ma si mobiliterà insieme a Cgil e Uil in autonomia dalla politica, per sollecitare un cambio di passo nella linea di questo governo. Ci sono molte ombre e poche luci in questa legge di bilancio, che non è stata il frutto di un confronto e di un necessario patto per la crescita con il sindacato e le altre parti sociali. È una legge di bilancio molto debole che non affronta le urgenti e profonde necessità espresse dai territori, dal lavoro, dalle categorie più deboli. A differenza di quanto hanno fatto altri governi europei non si punta sullo sviluppo e sugli investimenti produttivi, negando al nostro Paese ed in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale. Le risorse per gli investimenti, già limitate, sono drasticamente ridotte, bloccando così gli interventi in infrastrutture materiali e sociali a partire da sanità ed istruzione.
Si fa cassa tagliando l’adeguamento all’inflazione per le pensioni, si bloccano le assunzioni nella pubblica amministrazione fino a novembre e ci sono risorse insufficienti per il rinnovo dei contratti pubblici. Senza una vera riforma organica ed equa del fisco c’è ora il rischio fondato di un aumento della pressione fiscale, in particolare a livello locale, un fatto che rischia di penalizzare i redditi già tartassati di lavoratori, pensionati e famiglie. Vedremo quale sarà il legame tra il reddito di cittadinanza e le politiche attive del lavoro, mentre la quota 100 per le pensioni è certamente un canale in più di flessibilità in uscita, anche se le donne ed i giovani restano i soggetti penalizzati dall’attuale sistema previdenziale. È insomma una legge di bilancio senza un disegno strategico di sviluppo, che colloca per il 2020 e 2021 sulle spalle degli italiani un debito di oltre 50 miliardi in virtù delle clausole di salvaguardia, vincolando così anche per il futuro qualunque spazio per interventi espansivi che facciano ripartire il paese”.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo a Rai Radio 1 sul reddito di cittadinanza, ha detto: “Se il provvedimento è quello che abbiamo visto in questa bozza di decreto, è molto confuso. Non risponde seriamente al tema della povertà e dell’inclusione, manca la presa in carico. Dal punto di vista lavoristico sembra sempre più un modo per dare incentivi alle imprese e distribuire risorse a imprese e agenzie, che non muoversi verso processi concreti di formazione e riqualificazione del lavoro, di inclusione, oltre che di investimenti e creazione di lavoro. Quando si parla di offerta congrua si parla solo di chilometri e non di retribuzione o qualificazione o formazione. Il reddito di cittadinanza così com’è rischia di favorire processi migratori, anziché prospettive di uguaglianza e cittadinanza. Anche una serie di incongruenze: la prima è che un senzatetto prenderebbe meno di chi possiede una casa. La seconda è che bisogna vivere nella stessa abitazione anche se si è separati: questo, in particolare, andrebbe a danno delle donne che hanno subito violenze, e dovrebbero continuare a convivere con il compagno pur di avere il beneficio. Terzo punto debole è che non risulterebbero più beneficiari gli italiani che sono andati per dei periodi fuori dall’Italia. Non mi sembra uno strumento di inclusione, e non si capisce come possa essere uno strumento di creazione di lavoro: rischia di essere solo un altro incentivo alle imprese”.

La manifestazione sarà di grande importanza. Nel tempo è aumentato il numero dei lavoratori precari non organizzati che non si sentono abbastanza tutelati dai sindacati. Il successo dipenderà molto dalle richieste dei sindacati contro il precariato ed a favore dei lavoratori precari articolati sotto diverse forme. Dalle dichiarazioni fatte recentemente dai leader sindacali, sembrerebbe che il sindacato stia recuperando su questi problemi ma anche sugli aspetti umanitari che riguardano tutti i lavoratori, sulla chiarezza nell’assolvimento del ruolo storico sempre a fianco dei lavoratori.

Il 9 febbraio 2019, per i lavoratori ed il sindacato, non sarà un giorno qualsiasi, ma un giorno importante per una battaglia civile e di giustizia sociale nel nostro Paese ‘fondato sul lavoro’. La partecipazione dei lavoratori sarà di fondamentale importanza: non sarà una gita nella capitale, ma un giorno di protesta civile.

Salvatore Rondello

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