domenica, 31 Maggio, 2020

Singapore, la condanna a morte arriva su Zoom

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Molti di noi l’hanno scoperto solo con l’arrivo della pandemia, utilizzata dai nostri figli per la didattica online. Per tanti è diventato il ‘luogo’ di ritrovo per poter tenere riunioni di lavoro, incontri aziendali, ma anche – semplicemente – per scambiare quattro chiacchiere con amici o familiari lontani. Si tratta di Zoom, la piattaforma di videoconferenza online che ieri ha ottenuto un altro, sgradevole e auspicabilmente sgradito, primato. Diventare una virtuale ‘aula di giustizia’ dove si è consumato un verdetto di pena di morte.

E’ successo a Singapore dove Punithan Genasan, cittadino malese di 37 anni, è stato condannato alla pena capitale con l’accusa di traffico di droga. La sentenza è arrivata venerdì scorso durante un’udienza tenuta in videoconferenza sulla app Zoom. L’uomo ha sempre respinto ogni accusa. “Che sia via Zoom o di persona, una condanna a morte è sempre crudele e disumana”, ha denunciato Chiara Sangiorgio, esperta di pena di morte di Amnesty International. Ma resta il fatto che il ricorso a una procedura di questo genere è inedita e solleva molte perplessità sul rispetto dell’equo processo. Si chiede Phil Robertson di Human Rights Watch “perché Singapore si affretta a concludere questo caso tramite Zoom” vista “la realtà che condanne ingiuste si verificano in tutto il mondo in casi di pena di morte”. Un portavoce della Corte Suprema di Singapore ha spiegato che il caso Genasan è stato condotto online “per la sicurezza di tutte le parti coinvolte nel procedimento”, riferendosi ovviamente alla pandemia di coronavirus. La città-Stato, che era riuscita inizialmente a contenere l’epidemia, è stata colpita da una seconda ondata concentrata soprattutto tra i lavoratori stranieri che vivono in dormitori affollati. Finora, si registrano oltre 29 mila contagi e 22 morti. Come scrive The Guardian, Zoom non ha finora commentato l’accaduto. Ma Singapore non è stata la ‘prima volta’ per la piattaforma. Un caso simile risulta anche in Nigeria, dove un uomo è stato condannato a morte tramite Zoom per aver ucciso la madre del suo datore di lavoro.

Massimo Persotti

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