venerdì, 20 Settembre, 2019

FUORI DAL GOVERNO

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Alla fine della giostra il sottosegretario leghista Armando Siri, indagato per corruzione, è fuori dal governo. Nonostante la difesa portata avanti da Salvini, alla fine di un  consiglio dei ministri più teso che mai, il premier Giuseppe Conte ha imposto la linea della revoca, sostenuta dal M5S da subito schierato per le dimissioni. Un passo che ha evitato la temuta conta tra i ministri che avrebbe certificato la netta divisione all’interno del Governo. La Lega, con Salvini in testa, ha accettato la sconfitta, rinnovando la fiducia nel premier. Ma polemiche e scontri sono destinati a proseguire, Il primo commento di Salvini è infatti un concentrato di polemiche: “Prendo atto – è stato il commento del leader della Lega – del fatto che la Raggi è indagata da anni ed è al suo posto”.

I ministri 5 Stelle sono stati tutti presenti, da Riccardo Fraccaro a Alberto Bonisoli a Barbara Lezzi e sono entrati in blocco nella sala del Consiglio alle 9:45, ad eccezione di Luigi Di Maio. I leghisti, anche loro tutti presenti, da Gian Marco Centinaio a Giulia Bongiorno, sono cominciati ad entrare alla spicciolata nella stessa sala a partire dalle 10:20, stessa ora alla quale ha fatto ingresso anche il vicepremier Matteo Salvini.
Poco dopo è entrato nella sala del Consiglio l’altro vicepremier, Luigi Di Maio. Ultimo a sedersi al tavolo del Cdm, è stato il premier Giuseppe Conte, entrato poco dopo le 10.30. Assenti i ministri Giovanni Tria ed Enzo Moavero.

Prima della riunione, Salvini ha riunito i ministri della Lega nell’ufficio di Giancarlo Giorgetti. Non ci sarebbero stati contatti diretti, in mattinata, tra M5s e Lega.
Prima del Cdm, il blog dei pentastellati ha rilanciato l’appello di Luigi Di Maio che ha chiesto a Siri di lasciare. Giuseppe Conte ha pronta la proposta di revoca di Armando Siri da far firmare al Capo dello Stato a meno che il sottosegretario non si dimetta nelle prossime ore.
In ogni caso, a meno di colpi di scena dell’ultima ora, il governo non cadrà per questo. Anche se nulla, probabilmente, sarà più come prima.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini si sono avviati al Consiglio dei ministri armati fino ai denti, al termine di una vigilia che, sull’onda delle inchieste che scuotono la politica, li vede impegnati nell’ennesimo, durissimo, botta e risposta.  Per tutta la giornata, ieri, il leader M5S ha attaccato, chiedendo alla Lega di non andare alla conta che sarebbe puramente simbolica dal momento che non decide il Consiglio ma direttamente il premier sulle sorti del sottosegretario.
I Cinque Stelle e Giuseppe Conte si assumeranno la responsabilità delle dimissioni, è stata la linea di difesa alzata dal vicepremier leghista, il quale è andato oltre, ed ha parlato di evidente spaccatura con il M5S non solo sul caso Siri. Salvini ha alzato il tiro annunciando di voler porre sul tavolo della riunione flat tax e autonomia.
E’ questo il clima con cui i ministri si sono seduti al Cdm di stamattina. Il capo del governo, come ha ripetuto più volte, ritiene il caso Siri chiuso.
Il voto in Cdm sulla proposta di revoca non é né necessario né vincolante. La legge prevede che la proposta arrivi dal presidente del Consiglio di concerto con il ministro competente, sentito il Cdm. Non è assolutamente detto, quindi, che la famigerata conta ci sia stata. Ed è escluso, comunque, che possa essere verbalizzata.

Certo, Conte è stato chiamato a chiedere, anche informalmente, un parere al Consiglio dei ministri. Ed è lì che, stando alle dichiarazioni bellicose di Di Maio e Salvini, si potrebbe essere prodotto uno scontro senza precedenti, tuttavia negato.
Il costituzionalista Marco Olivetti, ha individuato nella spaccatura interna all’organo collegiale di governo l’anticamera della caduta dell’esecutivo.
Per tutta la giornata, ieri a Montecitorio, il clima è stato piuttosto pesante. L’ondata di arresti e indagati ha colpito innanzitutto FI e Pd e, in quest’ultimo caso, ha prodotto un nuovo colpo alla linea di Nicola Zingaretti: dopo il rinnovamento del partito impresso dal segretario per il caso di Catiuscia Marini dovrà affrontare anche quello di Mario Oliverio. Di certo, le inchieste lombarde e calabresi hanno dato il là a Di Maio e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, per una conferenza stampa durissima sul tema della corruzione. Le parole con cui Di Maio, ritornando alle battaglie delle origini, si rivolge a Pd, FI e soprattutto alla Lega, sono suonate come quelle dell’esorcista: “Redimetevi, Tangentopoli è finita”.
Perché è sul caso Siri che Di Maio insiste ormai da giorni, galvanizzato anche dalla risposta che sta avendo sui sondaggi. Di Maio ha spiegato: “Il 70% degli italiani è per le dimissioni”.
Il leader del M5S ha chiesto spiegazioni alla Lega anche sulla vicenda del mutuo acceso da Siri per la palazzina di Bresso, puntando il dito proprio contro Salvini: “Sul sottosegretario è lui a sbagliare, visto che alcuni parlamentari della Lega preferirebbero le dimissioni”.
Il Guardasigilli, Bonafede, gli fa eco: “Le decisioni della politica non hanno nulla a che fare con i tempi della giustizia”.
Salvini ha alzato la posta annunciando di portare in Cdm flat tax, e autonomie. E riproponendo il tema dei cantieri, tre dossier con cui vuole diversificare i toni dello scontro. Tant’è che fonti del governo M5S hanno rilanciato: “La Lega vuole rompere, lo sblocca cantieri può essere un pretesto, e sulla flat tax fa becera propaganda”.
E’ durato circa tre ore l’interrogatorio svolto dall’imprenditore Paolo Arata, ascoltato dai pm della Procura di Roma titolari dell’indagine che lo vede coinvolto per l’accusa di corruzione assieme al sottosegretario Armando Siri. Al termine dell’atto istruttorio i magistrati hanno deciso di secretare il verbale. L’avvocato Gaetano Scalise, al termine dell’interrogatorio ha affermato: “Abbiamo reso dichiarazioni sulla vicenda che chiama in causa il mio assistito che ha fornito la sua versione dei fatti. L’interrogatorio è stato secretato per cui non è possibile riferirne alcun contenuto”.
Il leader del M5S, in un post, ha scritto: “I pubblici ministeri lo dicono esplicitamente nell’avviso di garanzia: Siri ha asservito la funzione pubblica a interessi privati. Di fronte a questo è impossibile restare fermi. Se qualcuno si vuole coprire gli occhi faccia pure, il Movimento 5 Stelle non lo farà. Non lo farà perché ci sono fin troppe ombre e stranezze in questa storia. Non rispondere all’interrogatorio dei magistrati è grave e in parte indicativo. Il Movimento non dice che Siri non debba difendersi, per carità, anzi ci auguriamo che lo faccia e nelle forme che ritiene più opportune. Molto più semplicemente chiediamo che a un politico indagato per corruzione non sia concessa la possibilità di amministrare soldi pubblici. L’Abc del cambiamento, che questo governo ha l’ambizione di portare avanti”.
Ieri, il premier Giuseppe Conte ha dichiarato: “La situazione è molto chiara, il mio percorso è stato sempre molto lineare. Non è stata una decisione che ho preso a cuor leggero. Vedrete che domani ci sarà un Cdm che si svolgerà molto serenamente”.

Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, al termine di una call-conference al Coni con le federazioni invernali internazionali sulla candidatura di Milano-Cortina ai Giochi Olimpici Invernali del 2026, ha detto: “Oggi ultimo giorno utile per una soluzione del caso Siri prima del consiglio dei ministri? Sono arrivato a Roma stamattina, credo che ci vedremo anche con Salvini, sarà lui a prendere la decisione definitiva. L’interesse è che il governo vada avanti”.

Oggi, al tavolo del Consiglio dei ministri sulle motivazioni che sono alla base dell’opportunità di revocare il sottosegretario Armando Siri, dopo l’intervento di Giuseppe Conte è intervenuta la ministra della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno che ha illustrato la posizione della Lega. La Bongiorno già nei giorni scorsi si era spesa per la linea contraria alle dimissioni. Il dibattito si è allargato in Cdm praticamente a tutti i ministri. Dopo gli interventi del premier Giuseppe Conte e del ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, al tavolo del Consiglio sull’opportunità della revoca di Siri sono intervenuti diversi ministri del M5S e della Lega, a cominciare dai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Durante la discussione, che secondo quanto riferiscono fonti del Carroccio si sarebbe svolta in maniera civile e pacata, il ministro dell’Interno avrebbe ribadito: “Fiducia nel premier ma anche difesa del sottosegretario Armando Siri, innocente fino a prova contraria”.
Al termine del Cdm, Di Maio ha detto: “In una giornata come quella di oggi in cui l’Italia è scossa da inchieste su temi che riguardano la cosa pubblica, per me è altrettanto importante che il governo oggi abbia dato un segnale di discontinuità rispetto al passato”.
Fonti della Lega, dopo il Cdm, hanno dichiarato: “Basta coi litigi e con le polemiche, ci sono tantissime cose da fare: FLAT TAX per famiglie, imprese e lavoratori dipendenti, autonomia, riforma della giustizia, apertura dei cantieri, sviluppo e infrastrutture: basta chiacchiere, basta coi NO e i rinvii”.
In una nota, i capogruppo leghisti di Camera e Senato, hanno scritto: “L’autonomia rappresenta un passo epocale per tutto il Paese e si farà. Da Nord a Sud le 9 Regioni che vogliono gestire i soldi degli italiani in modo più efficiente, con meno sprechi e burocrazia e più vicino alle esigenze dei cittadini hanno il diritto di avere una risposta concreta. E’ scritto nella nostra Costituzione e il governo ha l’obbligo di rispondere. Chi non vuole la riforma prevista nel contratto di governo non vuole il bene del Paese”.
Battaglia anche via social. Durante la riunione, dopo un tweet con la foto della figlia, Matteo Salvini ha pubblicato un altro post mentre è ancora in corso la riunione del Cdm, per rilanciare la raccolta di firme per la castrazione chimica. Il vicepremier e ministro dell’Interno ha scritto: “Dopo il grande successo di sabato e domenica, nonostante pioggia e maltempo, anche questo fine settimana raccolta firme a sostegno della proposta della Lega per la castrazione chimica per pedofili e stupratori. Il Parlamento non potrà far finta di nulla. Vi aspetto”.

Dunque, risolto il caso Siri, il governo giallo-verde continua la sua azione politica dicotomica senza riuscire a governare il Paese.

Salvatore Rondello

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