venerdì, 22 Novembre, 2019

Siria, incontro Erdogan Putin. Scade tregua con gli Usa

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In queste ore si sta svolgendo, a Sochi in Russia, un importante bilaterale tra il presidente turco Erdogan e il leader russo Putin, per discutere del conflitto militare in atto in Siria.
Erdogan, in una conferenza stampa organizzata all’aeroporto di Ankara Esenboga, poco prima della partenza per la Russia, ha annunciato che allo scadere del cessate il fuoco concordato con gli Usa (stasera alle ore 21 italiane) l’esercito turco riprenderà le proprie azioni militari nella zona di nord-est della Siria “con ancora più determinazione”.

Questo avverrà qualora l’ Ypg, l’Unità di protezione popolare, milizia presente nelle regioni a maggioranza curda nel nord della Siria, non decida di ritirarsi, abbandonando una regione che è parte integrante del territorio curdo e, nello stesso tempo mira espansionistica di Erdogan, che vuole conquistare quel lembo di terra per farne una zona cuscinetto.
Il presidente turco si è, inoltre, mostrato molto fiducioso rispetto all’incontro con lo “zar” russo. “E’ davvero una grande opportunità- ha dichiarato Erdogan- Credo che da questo incontrò emergeranno aspetti positivi per la regione. Non permetteremo la creazione di un corridoio per i terroristi al nostro confine e questo lo abbiamo detto e ribadito chiaramente. Se i patti non saranno mantenuti – ha minacciato il presidente turco – il nostro intervento militare riprenderà da dove era stato sospeso”.
In altre parole Erdogan è convinto che si possa ottenere un accordo con il presidente Putin, a oggi unico interlocutore della Turchia, un accordo che sia in grado di frenare la voglia di rivalsa della Siria di Assad e permetta di isolare ulteriormente l’eroica resistenza del popolo curdo.

I colloqui di Sochi sono in corso e aldilà dell’ottimismo di Erdogan, saranno “lunghi e complessi”, come confermato dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.
Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, in visita in Cina ha aggiunto: “Speriamo davvero che l’interazione con i nostri colleghi turchi e americani ci consenta di aumentare il livello di sicurezza e stabilità in questa regione”.

Non si è fatta attendere la risposta del presidente della Siria, Bashar al Assad che in visita alle truppe nella provincia nord-occidentale di Idlib, si è scagliato contro il leader turco: “Erdogan è un ladro, ha rubato fabbriche, grano e petrolio e oggi ruba la nostra terra. La battaglia di Idlib è la base per risolvere il caos e il terrorismo in tutte le altre aree della Siria”.
Assad si riferisce ai soldati dell’esercito siriano schierati nella regione nordoccidentale di Idlib, al confine con la Turchia, dove resistono le forze jihadiste, messe a dura prova più che dalla capacità dell’esercito siriano, dalla tenace resistenza delle milizie curde che abitano il “Kurdistan siriano”.

Sul versante americano, all’avvicinarsi dello scadere della tregua, si registrano le operazioni di ritiro, dalla Siria, di circa mille soldati Usa. I militari non sarebbero rientrati a casa, ma sarebbero stati trasferiti in Iraq.
Di contro, un numero ridotto di militari a stelle e strisce resterà in Siria a presidiare le aree petrolifere strategiche e, in questo modo, evitare che i giacimenti possano cadere sotto il controllo dell’Isiss. Tuttavia, di fronte alle parole di guerra pronunciate da Erdogan e alle interlocuzioni con Putin, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha reso noto la determinazione di Trump. Il presidente americano sembrerebbe “pronto a un’azione militare contro la Turchia, se necessaria”.

Paolo D’Aleo

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