venerdì, 23 Agosto, 2019

Sisma centro Italia, come versare contributi ed adempimenti sospesi

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Sisma centro Italia
RATEIZZAZIONE VERSAMENTI CONTRIBUTI INPS SOSPESI
Per i territori colpiti da eventi sismici nelle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, la legge di bilancio 2019 ha disposto che gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’Assicurazione Obbligatoria, precedentemente sospesi, devono essere effettuati in un’unica soluzione entro il 1° giugno 2019, senza applicazione di sanzioni e interessi.
Le istruzioni operative per il versamento della contribuzione sospesa, sia in caso di corresponsione in unica soluzione che di pagamento rateizzato, sono riportate nel messaggio Inps del 29 aprile 2019, n. 1654.
L’Istituto, con il successivo messaggio del 23 maggio 2019, n. 1987, provvede adesso a fornire le modalità di comunicazione e gestione della rateizzazione, che deve essere trasmessa unicamente in modalità telematica, direttamente dal titolare o dal legale rappresentante ovvero dagli intermediari abilitati. Gli utenti interessati sono quelli iscritti alle seguenti gestioni:
Datori di lavoro con dipendenti;
Artigiani e Commercianti;
Gestione Separata committenti;
Gestione Separata lavoratori autonomi (liberi professionisti);
Aziende agricole;
Lavoratori agricoli autonomi e concedenti piccola colonia e compartecipazione familiare;
Datori di lavoro domestico;
Gestione pubblica, per la sola tipologia di aziende con natura giuridica privata con dipendenti.
Nello stesso messaggio citato vengono illustrate, inoltre, tutte le agevolazioni di natura previdenziale previste per la “Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia”, con i codici tributo da utilizzare e le modalità di gestione previdenziale delle comunicazioni relative ai datori di lavoro privati con dipendenti da parte degli operatori abilitati.

Cgia
RITARDI NEI PAGAMENTI FORNITURE DA INPS E INAIL
L’Inps e l’Inail ma anche circa la metà dei ministeri pagano in ritardo i loro fornitori. A denunciarlo è una recente indagine eseguita dall’Ufficio studi della Cgia che ha estrapolato i dati relativi agli Indicatori di Tempestività dei Pagamenti (Itp) e l’ammontare dei debiti commerciali delle principali Amministrazioni pubbliche presenti nel Paese per quanto attiene somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.
“Nel dicembre del 2017 la Commissione Europea ha deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia dell’Ue, ribadendo il sistematico ritardo con cui le Amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali in palese violazione delle norme europee in materia di pagamenti. Un malcostume tutto italiano che non ha eguali nel resto d’Europa” ha commentato il Segretario della Cgia, Renato Mason.
Inps – Nel 2018 l’Inps ha registrato un Itp pari a +10,13. Un dato che – si legge nel Rapporto – “certifica che l’anno scorso l’Istituto ha liquidato i propri fornitori con oltre 10 giorni medi di ritardo rispetto alle disposizioni prefigurate dalla legge in materia di tempi di pagamento. Tutto ciò, al 31 dicembre 2018, ha contribuito a produrre un debito commerciale complessivo nei confronti dei fornitori pari a 157,2 milioni di euro”.
Inail – L’itp dell’Inail riferito al 4° trimestre 2018 è stato, invece, pari a +54,45: in pratica l’Ente antinfortunistico in questo ultimo trimestre ha saldato i propri fornitori con quasi 2 mesi di ritardo. Lo studio definisce, inoltre, “inaccettabile” che a distanza di quasi 5 mesi l’Inail non abbia ancora pubblicato l’ammontare complessivo del debito maturato al 31 dicembre 2018, sottolineando come “nonostante tutte le Amministrazioni pubbliche siano obbligate per legge a riportarlo nel proprio sito internet, tale “disattenzione” da parte dell’Inail si è verificata anche per gli anni 2016 e 2017″.

Inps
ASSEGNI FAMILIARI AI COMMERCIALISTI
L’Inps con propria comunicazione del 24 maggio 2019, ha segnalato sul proprio portale istituzionale che da sabato 1° giugno 2019 i lavoratori dipendenti del settore privato, per i quali fino al 31 marzo 2019 era prevista la presentazione della domanda di Anf al datore di lavoro con il modello cartaceo Anf Dip possono accedere alla procedura telematica “Assegno per il nucleo familiare: lavoratori dipendenti di aziende attive”, oltre che per inviare le istanze di Anf per il periodo fino al 30 giugno 2019, anche per il periodo di riferimento 1° luglio 2019 – 30 giugno 2020.
Il via libera alla presentazione delle domande è l’anello di chiusura della catena di istruzioni operative recentemente fornite dall’Istituto. Più nel dettaglio l’Inps:

– con circolare 22 marzo 2019, numero 45, aveva reso noto che, con decorrenza dal 1° aprile 2019, le domande di Anf dei lavoratori dipendenti da aziende attive nel settore privato non agricolo sarebbero dovute essere presentate dai lavoratori interessati direttamente all’Istituto e non più al proprio datore di lavoro, esclusivamente in modalità telematica;

– con successivo messaggio dell’8 maggio 2019, numero 1777, ha fornito alcune importanti precisazioni inerenti alla dinamica di rilascio delle autorizzazioni necessarie per riconoscere l’Anf e la redazione del flusso uniemens;

– con la recente circolare 17 maggio 2019, numero 66, ha reso noto le tabelle con i nuovi livelli reddituali, nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione da applicare alle diverse tipologie di nuclei familiari.

Ulteriore novità – Anche gli iscritti agli Albi dei commercialisti “sono abilitati all’inoltro all’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) dei documenti relativi alla richiesta di assegni per il nucleo familiare (Anf) dei lavoratori amministrati” e, “la ricezione e la successiva trasmissione all’Ente assicuratore delle domande dei lavoratori dipendenti da parte dei datori di lavoro, o dei propri intermediari abilitati, si affiancherà all’invio via web direttamente dal lavoratore, o per il tramite dell’ente di patronato”.

E’ quanto confermato nella comunicazione anticipata all’Ordine dei professionisti dall’Inps, nell’ambito della definizione delle modalità operativa sul portale telematico.
Dal primo aprile 2019, infatti, le richieste di assegno per il nucleo familiare dei lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo devono essere presentate direttamente all’Istituto di previdenza, esclusivamente in modalità telematica.
In attesa di “un’eventuale integrazione normativa”, si legge in una nota dei professionisti, l’Inps “ritiene possibile ipotizzare, oltre alla modalità di presentazione della domanda in questione, la ricezione e successiva trasmissione all’Istituto delle domande dei lavoratori dipendenti da parte dei datori di lavoro, o dei propri intermediari abilitati, tra cui anche i commercialisti”.
Nei giorni scorsi, ha in proposito dichiarato il tesoriere dell’Ordine Roberto Cunsolo, “un sorprendente comunicato dei consulenti del lavoro lasciava intendere che solo quella fosse la categoria abilitata alla trasmissione dei documenti relativi all’Anf. E’ evidente, invece, che l’Inps si rivolge di norma a tutti gli intermediari abilitati, tra cui ci sono ovviamente i commercialisti”, ha concluso.

Inps
RISCATTO LAUREA, A CHI CONVIENE?
L’idea di riscattare gli anni passati a studiare per poter andare in pensione prima ha sempre attirato tutti. Soprattutto ora che il governo gialloverde ha introdotto un nuovo sistema che consente di farlo con lo sconto.
Ma se l’obiettivo è quello di smettere prima del previsto, bisogna essersi laureati nei tempi giusti e aver iniziato a lavorare molto presto, verso 24 anni, e non è detto che sia sufficiente. Solo in quel caso infatti si anticipa l’uscita di un numero di anni pari o vicino a quelli riscattati.
Per chi ha iniziato a versare i contributi dopo non c’è convenienza o comunque gli anni di lavoro che si possono risparmiare sono decisamente inferiori al numero di quelli recuperati.
C’è poi la questione dei costi. Le nuove regole hanno ridotto di molto il prezzo dell’operazione, principalmente per chi guadagna di più. Con stipendi netti mensili sopra i 2.500 euro si arriva a risparmiare quasi il 70%.
Ma se il riscatto non serve per andare a godersi il meritato riposo con qualche anno di anticipo, c’è da chiedersi se valga la pena spendere quei soldi per riscattare la laurea. O se invece non possa essere più conveniente investire lo stesso gruzzoletto in qualche altro modo, magari in un fondo pensione.

Carlo Pareto

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