martedì, 27 Ottobre, 2020

Slovenia, chiusi i rubinetti per la compagnia aerea di bandiera

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Non si può dire certo che il Governo sloveno attraversi tempi tranquilli. Il Premier Marjan Sarec deve affrontare numerosi problemi sul piano politico interno, su quello economico e sul piano internazionale. La maggioranza parlamentare di centro sinistra, uscita dalle elezioni politiche che avevano visto la vittoria del partito socialdemocratico di Janez Jansa (destra), non esiste quasi più dopo che Levica, un partito della sinistra fondamentale per l’accordo di Governo si è smarcata dall’Alleanza accusando Sarec di scarsa attenzione verso i problemi sociali e costringendo il Governo a vivere con i voti episodici di qualche parlamentare di altri schieramenti.
Ma se la frattura di Levica non si ricomporrà il futuro dell’esecutivo sembra segnato.
A questa difficile congiuntura politica si aggiungono i problemi economici. Primo fra tutti quello della crisi della compagnia aerea di bandiera, la Adria Airways, vicina al fallimento con gli aerei bloccati, con il personale senza stipendi, con buchi finanziari tali che non permettono neanche di acquistare il carburante e di gestire la manutenzione dei mezzi aerei. Sarec ha affermato che non ci saranno finanziamenti pubblici fino alla definizione di un serio e concreto piano di ristrutturazione che però per il momento non si vede nonostante il tentativo di coinvolgere Lufthansa.
Questa situazione provoca ovviamente sconcerto e malcontento tra i cittadini e gli operatori economici. Inoltre il Governo sloveno deve affrontare le proteste interne e esterne degli ambientalisti e dei verdi per il progetto del raddoppio della centrale nucleare di Krsko, considerato indispensabile per la produzione di energia in una zona considerata a rischio sismico e a un centinaio di chilometri da Italia e Austria. Ma è anche sul piano internazionale che la Slovenia deve affrontare tensioni e frizioni. Con la vicina Croazia innanzitutto dopo le ripetute dichiarazioni degli esponenti governativi sloveni contro il suo ingresso in Schengen a causa del non ancora risolto contenzioso sui confini e per la gestione del problema delle migrazioni clandestine della rotta balcanica. Ma anche con l’Ungheria. Nel recente incontro di Budapest con il Premier Orban, Marjan Sarec si è visto rimproverare dal collega ungherese una certa disattenzione nelle misure attuate per il contenimento del fenomeno migratorio ma anche ha dovuto constatare il dietrofront sul piano dell’ investimento di 300 milioni di euro per la costruzione, promessa in precedenza, di un importante collegamento ferroviario tra Capodistria e Divaccia.

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