venerdì, 3 Aprile, 2020

Slovenia. Il sovranista Jansa verso l’incarico di governo

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Quando alla fine di gennaio l’allora Premier della Slovenia Marjan Sarec annunciò le sue dimissioni, precisò anche che le elezioni anticipate erano la strada migliore per assicurare la governabilità di cui il Paese aveva bisogno. D’altra parte dopo le dimissioni di un paio di ministri il suo Governo non aveva più i numeri in Parlamento per fare votare i loro sostituti a meno di non acquisire i voti di qualche esponente dell’opposizione pagando prezzi politici non indifferenti. La sua scelta si faceva forte anche del fatto che il suo partito, la Lista Sarec, nei sondaggi era dato in aumento. E quando il Presidente della Repubblica Borut Pahor aveva iniziato le consultazioni pochi osservatori davano qualche chance di successo alle stesse. Non aveva però fatto i conti con il problema che alcuni partiti ora presenti in Parlamento rischiavano, previsioni alla mano di non essere più rappresentati e di sparire dalla vita politica. Sicuramente il Desus, il partito dei pensionati attraversato da una grave crisi interna, ma anche il Smc del Ministro degli Esteri Cerar e anche l’alleanza per Bratusek attuale Ministro delle Infrastrutture. E così negli ultimi giorni Janez Jansa leader del Partito Democratico Sloveno, che al di là del nome rappresenta la destra nazionalista e sovranista, e partito di maggioranza relativa nell’Assemblea ha avuto gioco facile nelle trattative che si sono aperte. Lo stesso Jansa ha dichiarato, dopo l’ apertura nei suoi confronti di NS (Nuova Slovenia) , cristiano democratici, che le trattative “promettono bene”, e che la sua volontà è quella di ” assicurare un Esecutivo stabile non sottoposto a ricatti e con una maggioranza autosufficiente”.

Il 24 e 25 febbraio si svolgerà il secondo giro di consultazioni del Presidente Pahor. A questo punto, se non vi saranno grandi novità nelle ultime ore, è lecito attendersi un incarico esplorativo allo stesso Jansa. Contro l’ipotesi ormai reale di un Governo guidato da Janez Jansa si stanno mobilitando vaste aree della società civile e del mondo intellettuale sloveno che lo accusano di populismo nazionalista, di retorica dell’ intolleranza, di xenofobia e di utilizzo dei media a lui vicini per screditare con accuse false gli avversari. Ma l’accusa forse più pesante è forse quella di voler “orbanizzare” la Slovenia e da questo punto di vista si ricordano gli stretti legami tra il Partito Democratico e Victor Orban, Premier della vicina Ungheria. Del resto la Slovenia è sottoposta, come parte conclusiva della rotta balcanica dei migranti a un vero e proprio tentativo di invasione da parte dei clandestini. Ogni giorno vengono fermati decine di irregolari mentre il reticolato di 40 chilometri fatto aggiungere al già presente sul confine con la Croazia non sembra dare grandi risultati e l’aumento delle pattuglie di sorveglianza al confine est con il Friuli Venezia Giulia viene criticato come insufficiente dalle autorità di questa regione. Risulta evidente come un problema come questo spaventi l’opinione pubblica slovena e favorisca l’aumento dei consensi di Janez Jansa soprattutto in mancanza di risposte credibili delle altre forze politiche.

Alessandro Perelli

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