sabato, 26 Settembre, 2020

Smith convoca i primi 35 azzurri per il 6 nazioni 2020

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Il punto interrogativo è il segno di punteggiatura principe del rugby italiano, da sempre attraversato da troppe incognite e rare certezze. Questo prossimo Sei Nazioni non sarà dissimile da altri. Quindi cosa possiamo aspettarci dal nuovo corso post Conor O’Shea che “senza preavviso” a due mesi del Torneo ha salutato il “gruppo” per accasarsi alla federazione inglese? Cosa ci riserverà il 6 Nazioni del dopo Parisse che si è detto “non più fruibile” se non per un’uscita di scena internazionale con un “cammeo” romano contro la Scozia e/o gli inglesi?
Con un recente passato di magrissimi risultati sono in molti a chiedere risposte a Franco Smith.

Quale disegno abbia in testa il riservatissimo Capo allenatore, trovatosi quasi “casualmente” alla guida della nazionale di rugby facendo un triplo salto da allenatore dei trequarti, ruolo fra l’altro non ancora cominciato a leader supremo, non è dato a sapersi. Certo che con un contratto di “rimpiazzo” a sei mesi, questo gli ha offerto la FIR dopo essersi trovata senza guida tecnica, non gli si può chiedere una copiosa pioggia di biblica manna.

Con qualche mese di silenzio e con il Sei Nazioni alle porte, esordio azzurro il primo febbraio a Cardiff, una flebile indicazione c’è stata con la lista di trentacinque “potenziali” nomi da diluire nel raduno in calendario a Roma dal 19 al 26 gennaio.

Il Coach sudafricano, nell’annunciare i convocati, ha dichiarato: “Nella rosa abbiamo un mix di giocatori esperti e giovani che hanno voglia di affermarsi nel panorama rugbistico internazionale. Sarà fondamentale l’apporto di tutti sin dall’inizio in modo da preparare al meglio l’esordio in un torneo sempre più competitivo e avvincente” .
E’ così, infatti, che spulciando i nomi, oltre l’assenza di Sergio Parisse dopo diciotto’anni di servizio attivo in azzurro di cui dodici da capitano, troviamo giovani esordienti e colonne inossidabili come c’è posto anche per chi era stato dimenticato da anni. Il furore dell’esordiente Niccolò Cannone, poco più che ventenne, e la “saggezza” di Alessandro Zanni con 117 caps sulle spalle. Rientrano nel gruppo Pietro Ceccarelli, pilone a Edimburgo ultima presenza azzurra nel 2017, e Alberto Sgarbi, capitano del Benetton, uomo dalla grande versatilità da oltre sei anni fuori dal giro della nazionale.

Non potevano mancare il tris JJ Polledri, Abraham Steyn e Seb Negri, che dovrebbero formare la nuova ossatura di terza linea. Una chance se la giocherà anche Lazzaroni, in seconda o terza linea, come “l’imberbe” Biondelli come utility back. A sorpresa, almeno per chi scrive, è la presenza dell’esperto Leo Sarto poiché pare ben lontano dalle sue performance di qualche anno fa, come pare ingiustificata l’assenza di Giovanni Pettinelli, uomo dai tanti chili e sofisticata tecnica, che benissimo sta facendo in campo internazionale nelle fila del Benetton. La mediana non vede sussulti. La maglia numero nove dovrebbe essere sulle spalle di Callum Braley con Violi e Palazzani a giocarsi i secondi tempi. In “apertura” nessuna novità con Allan e Canna ma con diverse opzioni come Padovani, Hayward e il già citato Biondelli.
Insomma poteva essere l’anno delle scelte coraggiose e del “tutto nuovo”, o quasi, proponendo una versione che scrutava il futuro ma va bene così.

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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