mercoledì, 5 Agosto, 2020

Social, il fenomeno digitale dilagato

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Ormai la metà degli uomini che abitano il Pianeta vaga in rete per cercare nuove amicizie e anche per condividere la loro quotidianità, che non è un’ostentazione ma solo il desiderio di far partecipare i nuovi amici alle cose di tutti i giorni, come i piccoli avvenimenti che li hanno resi felici in quel momento e – perché no? – un piatto gustoso che hanno appena mangiato al ristorante.

Tra i convertiti alla rete però ce ne solo alcuni che, pur utilizzando i social a manetta, devono assolutamente distinguersi e per questo criticano, precisano, danno lezioni di educazione. Sono gli stessi che poi li ritrovi la notte a spiare il tuo profilo, con la scusa di osservare questo nuovo fenomeno sociale per motivi professionali.

Le uniche persone che hanno diritto di critica secondo me sono quelle che non possiedono tablet e smartphone, ma utilizzano quei telefonini di prima generazione, in vendita ormai a pochi euro, che servono solo per telefonare.

Ma la società è sempre stata così, oggi critica i social, ieri il telefono in bachelite e ieri l’altro il telegrafo. Certo, non sono la comunità degli Amish che vive in America, che peraltro i messaggi li comunicano ancora a voce, bensì quella parte endemica di intellettuali che, in quanto tali, per mantenere il loro ruolo di pensatori devono assolutamente distinguersi e, costi quel che costi, apparire antipatici come peraltro lo sono.

Certo, quando penso alla piattaforma Rousseau utilizzata dal Movimento 5 Stelle per determinare la democrazia partecipativa del nostro Paese provo un momento di inquietudine, ma così ormai stanno le cose che a questo punto forse siamo in grado solo di rallentare, però inesorabilmente la società della rete, poi ramificata nei Social, non tornerà mai più indietro. Possiamo aggiustare, forse correggere il tiro, ma il dado è tratto.

I mondo è governato dai Twitter di Donald Trump, dal Blog delle Stelle, dall’apparire nelle dirette Facebook di Matteo Salvini, che ci piaccia o no. È più pericoloso questo o il povero Cristo che posta su Instagram l’immagine di una vacanza al mare? Ecco perché quella piccola parte di intellettuali che guardano ai social come il toro la muleta infastidiscono il popolo sempre più irritato; quel popolo di followers e consumatori della politica-spettacolo in rete che è stato spinto, quasi a forza, verso destini politicamente ignoti.

Nonostante siano eruditi uomini di cultura, non hanno ancora capito che i bambini non vogliono più dormire nel lettone con mamma e papà, ma ciascuno nella propria camera per cercare nuovi amici sui social con cui condividere le rispettive speranze. Aspettano le feste, in trepidante attesa, sperando di ricevere in regalo quel telefonino di ultima generazione, buono per guardare le dirette instagram della loro influencer preferita…o magari del compagno di scuola che mangia l’ennesimo panino con la mortadella alla faccia dei professori “radical chic vegani”.

Angelo Santoro

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