venerdì, 23 Ottobre, 2020

Socialisti, indignatevi

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Ho chiesto a Repubblica diritto di replica per le inesattezze riportate in un articolo che ci riguarda. Non mi è stato accordato. Solo leggere correzioni. Allora scrivo sul quotidiano del mio partito per manifestare tutto il mio sdegno.

Dobbiamo confrontarci con tutti ma non è accettabile che chi è fuggito dal partito dopo aver ricoperto ruoli significativi ed averlo rappresentato in parlamento si erga a censore. Parlo di Marco Di Lello, per anni a capo della segreteria, e di Claudia Bastianelli, per anni segretaria Fgs. Sostengono che il congresso di Salerno sia stato oggetto di gravi brogli, ‘nemmeno Ceausescu’ aggiunge ‘guittamente’ il napoletano. E dire che entrambi se ne sono andati sei mesi prima di indire il congresso. Di Lello dichiarò che avrebbe presentato un documento politico da discutere nel Consiglio Nazionale. Lo aspettiamo invano dal settembre 2015. Sostenne che avrebbe aderito al PD e ancora naviga nel gruppo misto. Oceano in tempesta. Affari suoi.

Ma come si permettono di esprimere giudizi su cose che non conoscono? Intendiamoci: chi esce da una comunità deve sempre incolpare gli altri di un torto, anche quando si tratta di ambizione, soprattutto quando si tratta di smisurata ambizione pur non essendo mai stati eletti, ma proprio mai, con un voto di preferenza. Proprio lui, che per il ruolo svolto e per le responsabilità avute, conosceva perfettamente la nostra organizzazione. C’erano brogli? Perché non li ha denunciati? Ha approvato, lui con lei, sempre il tesseramento nazionale, ha seguito personalmente quello di Napoli. Non aggiungo altro. Chi si comporta così è un sicario. Se io sono Ceausescu, Di Lello è mia moglie.

Ma stupisce ancor più la rappresentazione che si sta facendo del partito. Per questo bisogna indignarsi! Lo ricordo agli smemorati: il tesseramento nazionale è frutto degli iscritti che aderiscono alle singole sezioni, alle federazioni provinciali. La Direzione Nazionale prende atto degli elenchi provenienti da lì. Si vuol forse sostenere che i socialisti, ovunque si trovino, siano gente di malaffare? Io so bene quanto sia difficile, per un piccolo partito con una grande storia alle spalle, distrutto negli anni di tangentopoli, restare in piedi. Quando sono stato eletto la prima volta, non avevamo un parlamentare, i fondi in bilancio ci davano autonomia per cinque mesi, la Costituente Socialista era fallita, il risultato elettorale era stato dello O,9%, il tesseramento era precipitato da 70.000 iscritti a circa 10.000. Se siamo in piedi lo dobbiamo alle centinaia di compagne e di compagni che in tutta Italia lavorano con coraggio e con dedizione e che si sono rotti le palle di beghe interne e di tribunali. Da almeno cinque anni i numeri dei nostri iscritti oscillano intorno alle 20.000 unità. Nessun salto, né troppo avanti né troppo indietro. Dov’è allora l’inciucio?

E infine stupisce il silenzio dei ricorrenti di fronte alla presunzione dei sicari. Mi rivolgo a Craxi, che ricorrente non è, ma che di quel gruppo è il capo. Prima per ricordargli che il doppio incarico è previsto nel nostro statuto tanto che venne votato, di proposito in mia assenza, dagli organi del partito alla presenza dei parlamentari. Ma soprattutto perché si indigni con noi. Se la casa è la stessa, nemmeno tu puoi consentire a chi se n’è andato di sputare, con argomentazioni improprie e offensive, addosso a ciascuno di noi. Salvo che ci sia un diverso disegno politico di cui sento parlare ma a cui non voglio credere. Si dice sia un’idea di Massimo. Ecco, lo dico subito. Io li non ci sto. Se poi l’idea diventerà proposta e la proposta verrà presentata in congresso, allora i socialisti si esprimeranno liberamente.

Ho affidato ieri all’Avanti! le mie idee. Vorrei che ora si discutesse di quelle e di altre che verranno, solo di politica e di problemi degli italiani. E comunque bisogna difendersi dalla spudoratezza e dalla mistificazione. Sempre. La dignità non si calcola a peso.

Riccardo Nencini

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