martedì, 22 Settembre, 2020

Sondaggi, Renzi in calo e giovani umiliati

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Renzi-calo consensi-giovaniSei anni di crisi che lasciano un segno profondo. Ormai si è rassegnati all’idea che il peggio debba ancora arrivare. E le famiglie si arrangiano come possono. Prima di tutto non spendendo e rimandando tutto quello è possibile. Infatti il risparmio cresce, ma la spese sono ridotte all’osso.

Che il picco negativo della crisi sembra ormai alle spalle, ne è convinto il 47% degli italiani, ma adesso a prevale è l’incertezza sul futuro: il 60% teme, infatti, di diventare povero da un momento all’altro. I redditi crollano, le famiglie si rifugiano nel risparmio. Un capitale umano di 8 milioni di individui che vorrebbe ma non riesce a trasformarsi in energia lavorativa. Giovani umiliati con lavori sotto inquadrati, rispetto al proprio titolo di studio, o “ibridi”; uno su due ha un’occupazione temporanea, intermittente o ha una finta partita iva.

È quanto emerge dal 48esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Una Italia ripiegata su se stessa, attendista e cinica. Il tutto si riflette sulla gestione dei soldi da parte delle famiglie. Aumentano del 4,9%, tra il 2007 e il 2013, depositi bancari e contanti. La spesa pagata cash si stima in circa 410 miliardi di euro (il 41% del totale); il contante è – secondo il Censis – lo strumento “dell’informale, del nero, del sommerso, per creare reddito non tassato e abbassare i costi”. L’attendismo degli italiani si alimenta anche della convinzione per riuscire nella vita l’importante è avere le conoscenze giuste (per il 29%), mentre l’intelligenza raccoglie solo il 7% delle risposte. Ripiegati su se stessi sono anche gli individui: il 47% degli italiani dichiara di restare solo durante il giorno per 5 ore e 10 minuti in media. Come se si vivesse 78 giorni di isolamento in un anno. Cambia il modo di relazionarsi con l’altro, ruolo importante rivestono i social network utilizzati dal 49% della popolazione, all’80% tra gli under 29.

La società viene descritta dal Censis con la metafora delle “sette giare”, caratterizzate da potenza interna, ma senza processi esterni di dialettica. I medio-piccoli imprenditori sono concentrati sull’export e sull’internazionalizzazione e sono poco inclini a fare gruppo.

Soffre il grande capitalismo, si cede agli stranieri e si riorganizzano le aziende (lo ha fatto il 41,8%). In generale, nel comparto delle industrie il Censis stima un fortissimo calo degli investimenti con un’incidenza sul Pil al 7,8%. Rispetto al 2007, la mancata spesa cumulata per investimenti ha raggiunto la somma record di 333 miliardi di euro.

Chi invece sembra affrontare meglio la crisi sono gli immigrati: dal 2011 a oggi i negozi al dettaglio gestiti da stranieri nel nostro Paese sono complessivamente 125.965 (il 15% del totale) e registrano una crescita del 13,4%. Unico dato consolante sembra essere quello riguardante l’interesse suscitato dall’italian way of life. Siamo la quinta destinazione turistica al mondo con 186,1 milioni di presenze turistiche straniere nel 2013 e 20,7 miliardi di euro spesi, (+6,8% rispetto al 2012). Inoltre sempre più persone parlano la nostra lingua: circa 200 milioni nel mondo.

Uno scenario di rassegnazione confermato anche da un sondaggio di Ixè per Agorà da cui risulta che per il 47% degli italiani l’Italia sta peggio da quando Matteo Renzi è premier, mentre soltanto il 32 per cento pensa che la situazione del Paese sia migliore. Infatti secondo il sondaggio scende la fiducia in Matteo Renzi e nel governo. Il premier in sette giorni passa dal 41 al 40% (il 10 ottobre era al 50%), solo un punto percentuale in più rispetto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’esecutivo, invece, che due mesi fa era al 48%, oggi è al 38. Da notare che, tra chi “non intende votare”, la fiducia nel premier è del 25%.

Continua a salire, intanto, il ‘gradimento’ nei confronti del leader della Lega Nord Matteo Salvini, oggi al 26%, mentre Beppe Grillo scivola al 14%, come il leader di Ncd Angelino Alfano. Silvio Berlusconi guadagna un punto percentuale rispetto a una settimana fa, salendo dal 16 al 17%.

Per la leader della Cgil Susanna Camusso è sbagliato disegnare l’Italia come un Paese agonizzante. “Continuo a pensare – ha detto – che ha straordinarie risorse ma che deve assumere come tema principale quello del lavoro”. Secondo Camusso, “è indubbio che il nostro è un Paese che ha un grande tema che riguarda quale futuro offrire ai giovani, che non può essere fare una valigia e andarsene. Bisogna valorizzare i giovani per questo va combattuta la precarietà, deve essere un Paese che offre ricerca e conoscenza. Per questo – ha concluso – bisogna pensare a investire nella scuola e non solo a ridurne le potenzialità”.

Intanto l’agenzia internazionale Standard & Poor’s ha tagliato il rating sovrano dell’Italia da BBB a BBB-, con outlook stabile. Il livello BBB- è solo a un passo dal livello spazzatura’.

Ginevra Matiz

 

 

 

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