lunedì, 18 Novembre, 2019

Sorpresa, Lagarde (FMI)
parla di sviluppo&solidarietà

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FMI-christine-lagardeSono forse passate sotto traccia le recenti parole di Christine Lagarde, a capo del Fondo Monetario Internazionale, che in un suo recente discorso a Washington ha mostrato una sensibilità non comune per l’Istituzione che presiede verso la crescita sostenibile. Parole che saranno risuonate in alcuni Paesi europei come un monito a lasciare la strada della austerità.

ECONOMIA IN CRESCITA, MA NON QUANTO POTREBBE – La Lagarde ha infatti previsto che l’economia mondiale dovrebbe rafforzarsi nel corso del 2014, soprattutto grazie alla ripartenza delle economie avanzate.  Il potenziale di crescita del prodotto interno lordo mondiale è nell’ordine del 4% e quindi vi è spazio per la creazione di molti posti di lavoro, prima che si possa iniziare a parlare di un rischio di inflazione.  La visione del FMI è confermata dai recenti dati sull’inflazione nell’Eurozona diffusi da Eurostat, che indicano l’inflazione annuale attestarsi allo 0,8%, quindi ben al di sotto dell’obiettivo della Banca Centrale Europea del 2%.

IL LAVORO AL CENTRO DELL’AGENDA POLITICA – Non solo la Lagarde ha escluso al momento un rischio di inflazione, ma ha anche voluto incentivare i Governanti delle economie occidentali a focalizzarsi sulle politiche di crescita sostenibile e sulla creazione di posti di lavoro remunerativi. Secondo il FMI, la BCE dovrebbe mantenere il ricorso a politiche monetarie non convenzionali fino a quando la crescita non si sarà definitivamente impiantata nei Paesi dell’Eurozona e, anche attraverso il ricorso a finanziamenti mirati verso le economie in cui la ripresa è più fragile, contribuire a ridurre la frammentazione finanziaria nel mercato monetario europeo. Secondo la Lagarde, la zona Euro sta voltando l’angolo ma il passaggio da recessione a crescita rischia di accompagnarsi a persistenti squilibri fra i Paesi Europei. Alcuni Paesi, quali Olanda, Germania ed i Paesi scandinavi, stanno performando bene ma altri, quali l’Italia o la Spagna, sono tuttora appesantiti da un alto debito pubblico, da credito insufficiente e da una alta disoccupazione .

PER IL FMI OCCORRE MAGGIORE SOLIDARIETA’ – Le parole che, più di altre, segnano a mio avviso un cambiamento di approccio verso quanto sta accadendo in Europa sono quelle in cui la Lagarde evidenzia i rischi derivanti dalla volatilità dei flussi di capitale internazionale e chiede che venga recuperato lo stesso spirito solidaristico e di cooperazione che, verso al fine della seconda guerra mondiale, portò alla creazione del sistema Bretton Woods e del Fondo Monetario Internazionale. All’epoca infatti, dopo una guerra devastante, si convenne che una delle cause della stessa erano stati gli squilibri economici e la progressiva chiusura degli scambi tra le grandi potenze di allora. Ragion per cui era necessario costruire un sistema finanziario internazionale stabile per agevolare gli scambi commerciali. Nacque così il sistema di cambi ancorati al dollaro, cosiddetto di Bretton Woods, dal nome della cittadina statunitense dove si raggiunse l’accordo. Quel sistema creava dei cambi quasi fissi, ancorando le varie valute al dollaro, ma prevedeva anche dei meccanismi per equilibrare gli squilibri commerciali che, a causa di cambi fissi, si sarebbero creati tra i vari Paesi aderenti.

IN EUROPA SQUILIBRIO DA SANARE – Questo spirito, come proposto dalla Lagarde, va ritrovato soprattutto in Europa, dove con l’introduzione dell’Euro i Paesi dell’Eurozona hanno perso il controllo diretto della propria politica monetaria e del tasso di cambio. È questo un tema molto dibattuto al momento. Un recente studio del think thank indipendente ‘Progetto Trenta’ aiuta a capire cosa stia davvero succedendo in Europa. Secondo l’elaborazione di ‘Progetto Trenta’, nessun Paese può tollerare a lungo un persistente deficit nella bilancia dei pagamenti, in quanto significherebbe un eccessivo deflusso di ricchezza verso l’estero. Il riaggiustamento avviene tramite il riallineamento dei fondamentali competitivi dell’economia; in altri termini, si può agire su tre leve: il tasso di cambio, i prezzi, i redditi. Avendo delegato la politica monetaria alla BCE, che di fatto mantiene ipervalutato il cambio e bassa l’inflazione, il riequilibrio non può che avvenire tramite una riduzione dei redditi. Infatti la diminuzione dei redditi nel Paese in deficit riporta in equilibrio il sistema attraverso un progressivo peggioramento della domanda interna e del tenore di vita materiale. Se queste sono le premesse teoriche, ‘Progetto Trenta’ ci ricorda come in Europa la situazione si presenti squilibrata. Da un lato un ristretto gruppo di Paesi nordici – Germania ed Olanda in testa – strutturalmente in surplus e dall’altro un ampio gruppo di Paesi europei – tra cui Spagna, Italia e Francia – in deficit. E la soluzione che anche la Commissione Europea prevede al momento è proprio quella di un riequilibrio tra i vari Paesi europei grazie ad un peggioramento dei redditi e del tenore materiale dei Paesi in deficit.

RISCHIO DEFLAZIONE ANCORA PRESENTE – A questo si aggiunga che la ripresa, che pur si intravede, è ancora fragile ed il rischio di deflazione è tuttora presente. In questo quadro la politica di austerità europea non aiuta. E non si tratta di un problema banale se anche il l’Ufficio Affari Internazionali del Dipartimento del Tesoro USA,  in un suo recente rapporto, cita espressamente il surplus strutturale tedesco come il principale ostacolo al riequilibrio europeo ed una delle cause di distorsione deflazionistica in Europa e nel mondo.

Ecco perché, invece di perdersi in quotidiane quanto sterili querelle personali, la politica italiana dovrebbe agire quanto prima per far sentire la nostra voce in Europa e chiedere un deciso cambio di passo.

Alfonso Siano

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