martedì, 11 Agosto, 2020

Srebrenica da ricordare, gli accordi di Dayton da rifare

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Quest’anno, sabato 11 luglio, ricorrevano 25 anni dalla strage di Srebrenica,in cui furono massacrati ottomila uomini e ragazzi per lo più musulmani dall’esercito serbo del generale Ratko Mladic.
Srebenica viene ricordata come la più grande carneficina di civili verificatasi dopo la seconda guerra mondiale nel corso del conflitto scoppiato dopo la dissoluzione della federazione jugoslava. Nel cimitero commemorativo di Potocan, dove sono raccolte le povere vittime, si è svolta la consueta cerimonia celebrativa. Oggi, dopo che il tribunale speciale dell’Aia per i crimini di guerra ha condannano una cinquantina di serbo bosniaci, il loro leader politico Radovan Karadzic e il comandante militare Mladic, permangono ancora forti tensioni tra le etnie, croata, musulmana e serba che popolano la Bosnia Erzegovina. Ci si chiede ancora come mai le truppe olandesi dell’ONU che presidiavano allora Srebrenica non fecero alcuna opposizione alla rappresaglia e al massacro dell’esercito serbo ma guardarono impotenti la cattura e poi la strage dei bosniaci musulmani. Una vergogna che rimarrà indelebile nelle coscienze di un popolo che oggi cerca di avvicinarsi all’Unione Europea dopo un periodo di guerra civile che ha seminato odio e migliaia di vittime. Ma Srebrenica, giustamente ricordata come simbolo degli orrori guerreschi fu l’episodio più eclatante ma non l’unico delle efferatezze compiute. Nel villaggio di Kravica, vicino a Bratunac, si ricordano ogni anno le 49 vittime serbe massacrare nel corso del Natale ortodossa del 1993 e nei paesi del circondario di Srebrenica le truppe dell’Armata bosniaco musulmana si furono rese protagoniste di rastrellamenti, violenze e uccisioni nei confronti della popolazione serba. Una guerra civile che ha lasciato ferite e steccati che negli ultimi anni con fatica si è cercato di superare per lasciare spazio a una collaborazione sociale ed economico tra i vari Stati che hanno preso il posto dell’ ex Jugoslavia. In questo contesto di può inquadrare il gesto coraggioso di Aleksandar Vucic, allora Premier in Serbia, che cinque anni fa volle essere presente a Srebrenica per questa cerimonia. Fu costretto a abbandonare la celebrazione colpito dal lancio di bottiglie e di sassi ma diede una dimostrazione palese di voler guadare al futuro onorando tutte le vittime di quel terribile conflitto. Si rende però necessaria anche una verifica se non una riscrittura degli accordi di Dayton, la base aerea americana dove, nel novembre 1995, furono firmati le intese che diedero origine allo Stato della Bosnia Erzegovina, ma che ora mostrano i segni del tempo rispetto a una situazione sempre molto tesa tra le etnie serba, cristiane musulmana che la popolano.

Alessandro Perelli

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