sabato, 11 Luglio, 2020

Storia del confine orientale: riaprire il dialogo con la Croazia

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Il giorno del ricordo è passato con l’ormai inevitabile strascico di polemiche, proteste, versioni contrastanti, drammatiche banalizzazioni della storia. Di frasi fatte non se ne può più: in troppi pensano oggi che per parlare seriamente delle foibe e dell’esodo basti leggere dieci righe sul web e apparecchiare tutto con un condimento di luoghi comuni, di ricostruzioni parziali, di parte, pesantemente politicizzate.
Sarebbe opportuno ritornare alla storia, a una storiografia intellettualmente onesta, come suggeriva Salvemini, evitare l’assurdo richiamo all’impossibile memoria condivisa e puntare su una ricostruzione seria e accettabile, da assumere a base culturale della nostra storia.
Ora, per i rapporti italo-sloveni, questa ricostruzione c’è, ed è stata frutto del lavoro prezioso degli storici dei due stati, concretizzatosi, nel 2000, nella relazione finale della commissione storico culturale che pone sul tavolo tutti i problemi e tutte le interpretazioni che consentono oggi, di avere una verità storica documentata, seria, autorevole anche per le firme messe in calce a quel documento.
Manca ancora, tuttavia, un lavoro simile per i rapporti italo-croati. Un lavoro simile era iniziato, parallelamente a quello della commissione italo-slovena, ma si era bruscamente e prematuramente interrotto, non avendo trovato gli storici dei due paesi un filo comune di ragionamento.
Il peso della storia, in questo contesto, pare bruciare ancora. L’occupazione italiana dei territori croati, concretizzatasi in pesantissime violenze ai danni della popolazione civile, emerse solo recentemente, la violenza incrociata del regime Ustascia, appoggiato da Mussolini, gli scontri tra etnie mai del tutto sopiti, sono stati motivi ostativi a una ricostruzione storica bipartisan che potrebbe, tuttavia, avere un profondo significato anche sui rapporti d’amicizia tra i due popoli, oggi più distesi e fraterni, favoriti da scambi commerciali, turistici, culturali.
È giunto il tempo, a mio avviso, di ricostituire una commissione paritetica che individui i migliori studiosi dei due paesi, persone in grado di dialogare argomentando, sulla base della migliore storiografia e dei documenti in possesso dei ricercatori, per trovare dei punti comuni in grado di fissare un nuovo tassello di serietà sulle vicende del confine orientale.
Questo, di sicuro, pur non sedando le polemiche che ogni anno si vengono a verificare, sarebbe comunque un passo avanti in termini culturali e di civiltà.

Leonardo Raito
Docente universitario di storia contemporanea

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