martedì, 29 Settembre, 2020

Strage di Bologna: e se Bisaglia avesse conosciuto la verità?

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Sono passati quarant’anni dalla strage di Bologna, uno dei più efferati attentati compiuti sul territorio nazionale. Più di ottanta vittime, oltre duecento feriti per l’esplosione di una bomba nella città emiliana e ogni 2 agosto la ferita che si riapre, impossibile da rimarginare per famiglie distrutte, e per uno stato che, colpevolmente, non seppe prevenire l’attacco, difendendo cittadini inermi dalla furia omicida di gruppi eversivi. Già. Alla strage seguirono depistaggi e indagini complesse, tentativi più o meno noti di collocare la matrice dell’attentato in un campo piuttosto che in un altro con l’Italia, come territorio, crocevia di contrasti ideologici nazionali e internazionali: anni di piombo, guerra fredda, crisi del sistema politico dopo l’omicidio di Aldo Moro.

Oggi un lungo percorso ha stabilito, con una sentenza, una risposta giuridica alla domanda sul chi sia stato colpevole, ma credo che gli interrogativi storici, a quattro decenni di distanza, siano ancora sul tavolo e meritino una riflessione profonda.
Tra i punti più controversi del dopo Bologna c’è certo la riunione del Consiglio Interministeriale per l’informazione e la sicurezza di martedì 5 agosto 1980. Mentre nel paese si fa sempre più largo l’idea della strage fascista, il ministro polesano Antonio Bisaglia, uno che i servizi segreti li conosceva bene, in sede di riunione parlò di collegamenti tra Ustica e Bologna. Secondo Bisaglia, quindi, i due attentati avevano matrice internazionale, forse legata a quel terrorismo sostenuto dalla Libia di Gheddafi o al mondo palestinese. Sicuramente Bisaglia, così come i più noti ministri democristiani, erano a conoscenza del “Lodo Moro”, il patto di non belligeranza con i palestinesi del FLP, che potevano usufruire del territorio italiano come zona franca per il trasporto di armi per la loro causa, in cambio dell’impegno a non colpire, con attentati, il paese.

E se la risposta al mancato rispetto di quell’accordo sia stato alla base della strage della città felsinea? Molti storici, negli ultimi anni, ne stanno parlando, mettendo insieme documenti e dati tra cui i preoccupati dispacci dei servizi segreti dal Libano. Ad avvalorare la tesi anche il fatto che i presunti colpevoli fascisti, che in passato non avevano mai tardato a rivendicare le proprie efferatezze, per Bologna si sono sempre dichiarati non colpevoli.
Bisaglia sapeva qualcosa più degli altri? Era a conoscenza di qualche segreto che non avrebbe dovuto conoscere? Non lo sapremo mai, anche se, in quel 1980, pochi mesi dopo quella riunione, diversi inciampi lo fecero dimettere da ministro bloccandone, di fatto, una carriera che sembrava quasi inarrestabile.

Leonardo Raito

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