lunedì, 18 Novembre, 2019

Stress test, una brutta giornata per le banche italiane

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Stress-TESTDopo giorni di attesa, vengono confermate le indiscrezioni sulle banche italiane. Ieri sono stati resi noti i risultati degli stress test (detti anche programma di valutazione del capitale di vigilanza) condotti su 124 gruppi bancari europei, fra cui 15 in Italia. Se per le voci che circolavano erano undici le banche che non avrebbero superato la prova europea, almeno nove di queste non hanno comunque superato la prova della Banca centrale europea sulla base dei bilanci 2013: Montepaschi, Carige, Creval, Banco Popolare, Popolare di Milano, Popolare di Sondrio, Popolare di Vicenza, Veneto Banca. Cinque di queste banche tuttavia hanno già realizzato operazioni di rafforzamento patrimoniale nel corso del 2014, e la Bce lo segnala. Se si sommano anche le operazioni di rafforzamento a livello europeo, per gli elenchi Bce restano dunque carenti di patrimonio complessivamente 13 istituti per 9,5 miliardi totali. Di queste, quattro sono quelle italiane: Montepaschi e Carige (che oggi hanno subito un violento deprezzamento nei listini con un -21,5% e un -17 %), Bpm e Popolare Vicenza, per 3,3 miliardi. Queste ultime due, a loro volta, hanno realizzato sempre nel 2014 altre operazioni computate dalla Banca d’Italia come rafforzamento patrimoniale. Di conseguenza, alla fine sono solo due le banche italiane con deficit patrimoniale, per un totale di 2,9 miliardi: Montepaschi per 2,111 miliardi (che scende a 1,35 al netto dei Monti bond) e Carige per 814 milioni. Dell’elenco delle 13 fanno parte anche una banca austriaca, due belghe, una cipriota, due greche, una irlandese, una portoghese, due slovene.

Così, per molti, entra in discussione la concezione di solidità del sistema bancario italiano che sembrava l’ultimo pilastro in salute di un sistema economico comunque pericolante.
Ma già due anni fa uno studio condotto dalla società di consulenza internazionale McKinsey evidenziava il livello di arretratezza delle banche italiane rispetto a quelle europee. Secondo lo studio esse si trovano nel mezzo di un’evoluzione strutturale che tuttavia non ha consentito di affrontare la crisi finanziaria europea in modo adeguato. La crisi di credito a livello mondiale ha portato in evidenza il problema della remunerazione del capitale: un vincolo che accomuna tutti gli istituti di credito occidentale, ma che in Italia assume livelli critici.

Ma proprio su questo punto sorgono i dubbi, è vero che i test hanno riposto le questioni sul sistema bancario italiano ma è pur vero che le prime della classe, le banche tedesche, si sono aggiudicate lo scettro per la loro bassa esposizione al credito, non certo per l’abbondanza di capitale che anzi è tenuto ai livelli minimi indispensabili.

Da qui il paradosso sui test di Francoforte: nel capitale calcolato per misurare la solidità patrimoniale non è parametrato l’intero bilancio ma solo gli Rwa (attività finanziarie a rischio), quindi comprare e vendere azioni, bond e commodity per la Bce non è pericoloso. Da qui la sostenuta eccellenza di Berlino dove gli Rwa, le attività ponderate per il rischio, sono più basse delle altre banche commerciali, in particolare quelle del Sud Europa. Le banche germaniche fanno, in proporzione, meno credito e più trading finanziario.

Contro la bocciatura di Francoforte si è espressa anche Bankitalia che ha puntualizzato come questi test siano stati particolarmente severi con l’Italia. “Questi risultati confermano la solidità complessiva del sistema bancario italiano, nonostante i ripetuti shock subiti dall’economia italiana negli ultimi sei anni: la crisi finanziaria mondiale, la crisi dei debiti sovrani, la doppia recessione”, si sottolinea in una nota di Bankitalia. “Anche perché — si legge — il contraltare del deficit patrimoniale è che 13 banche hanno dimostrato di avere surplus patrimoniale pari a 25,5 miliardi”. Inoltre Bankitalia ricorda il differente livello di aiuti di Stato di cui hanno potuto giovarsi le banche europee: “Secondo i dati pubblicati da Eurostat, i sistemi bancari e finanziari di vari Paesi dell’area dell’euro hanno beneficiato negli anni scorsi di cospicui interventi da parte dei governi: quasi 250 miliardi in Germania, quasi 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia, circa 19 in Belgio e Austria e quasi 18 in Portogallo. In Italia il sostegno pubblico è stato di circa 4 miliardi”.

Maria Teresa Olivieri

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