giovedì, 21 Novembre, 2019

Studio Uil. Sorpresa, con la flat tax si paga di più

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Tagliare le tasse in Italia è la priorità. Per la UIL bisogna cominciare a farlo partendo dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, per contrastare la recessione e promuovere la crescita.
L’introduzione della flat tax al 15% per redditi familiari fino a 55.000 €, generebbe un effetto negativo sui redditi fino a 26.600 € lordi annui. Infatti, un lavoratore con un reddito lordo annuo pari a 13.490 €, vedrebbe un aumento di tasse di circa 1.774 €, mentre un reddito di 22.830 € avrebbe un aumento della tassazione di 985 €. Questi incrementi sono determinati dall’effetto congiunto dell’abolizione delle detrazioni, delle deduzioni e del “bonus degli 80 euro”.

Considerando questi due esempi, nel primo caso si dovrebbero pagare 136 € di tasse al mese in più, nel secondo 76 € al mese in più, con un incremento rispettivamente pari al 147 %  e al 29% dell’imposizione.
Inoltre, non è chiaro come la tassazione possa essere sottoposta ad una valutazione del reddito familiare ipotizzata ai 55.000 € lordi annui. Infatti, è evidente la distorsione che escluderebbe una famiglia con due redditi da 28 mila € lordi annui ed invece garantirebbe uno sconto fiscale a chi guadagna, da single, 54 mila € lordi annui.

Per la UIL la via maestra da seguire per la riduzione delle tasse è quella di agire sulle detrazioni specifiche per lavoratori dipendenti e pensionati, mantenendo il principio di progressività e concentrando le risorse sui quei lavoratori e pensionati che, da sempre, sono i primi a fare il loro dovere con il fisco.

STUDIO
Sulla base delle indiscrezioni giornalistiche trapelate in questi giorni e partendo dai dati del MEF inerenti le dichiarazioni 2018, anno d’imposta 2017, nel seguente studio la Uil ha analizzato l’impatto che avrebbe una flat tax generalizzata al 15% per i redditi familiari fino a 55.000 € priva di detrazioni e deduzioni.

Nelle tabelle realizzate sono state analizzate 9 differenti livelli di reddito complessivo, rispettivamente coincidenti con la media di redditi per le fasce di riferimento come identificate dal MEF.
Si è quindi calcolato l’attuale imposta al netto delle detrazioni e deduzioni mediamente godute dai lavoratori italiani, rapportandola con l’imposizione che sarebbe, invece, generata con una tassa completamente piatta al 15%, che inoltre non preveda deduzioni o detrazioni. Le ipotesi prese in esame, inoltre, prevedono che per ogni nucleo familiare vi sia solo un reddito.

Si è poi sommato al risultato, considerandolo come un aumento diretto  dell’imposizione, la perdita del bonus di 80 € spettante per i redditi fino a 26.600 € lordi annui che, secondo quando riportato, potrebbe essere abrogato con la nuova tassa piatta.

Le tabelle proposte evidenziano come una flat tax generalizzata, che superi tutte le attuali deduzioni e detrazioni, sia fortemente penalizzante per i redditi più bassi. Un cittadino, infatti che abbia un reddito di 10.990 € lordi annui dovrebbe pagare in un anno 1.819 € di tasse in più. Poiché, ad oggi, per effetto delle detrazioni e delle deduzioni l’imposta netta versata è mediamente pari al 7,19% (tabella 1), a questa maggiore imposta generata va poi sommata la perdita degli 80 € mensili erogati con il bonus.
Similmente si genererebbe un aumento di imposta per tutti i redditi fino a 26.600 € lordi annui, come evidenziato in tabella 1. Su base mensile questo incremento diventa pari al 72% per un lavoratore con un reddito di 17.640 € lordi annui, più  116 € al mese di tasse.

Generalmente, dagli esempi realizzati, spicca la forte sperequazione che tale misura avrebbe per effetto non solo dell’unica aliquota, ma anche per la cancellazione di tutte quelle misure come le detrazioni che agiscono in modo diretto e speculare alla situazione familiare del contribuente, come le spese mediche ad esempio. Va inoltre considerato che l’utilizzo e l’accesso a detrazioni e deduzioni, è puramente soggettivo e proporzionato alle necessità del singolo contribuente.

Se, come trapelato, venisse confermata l’abolizione di tutte queste agevolazioni fiscali (ad esempio, detrazioni per spese sanitarie, detrazioni per interessi passivi di mutuo, etc.) per molti cittadini, anche con redditi più elevati, potrebbe generarsi un aumento diretto della pressione fiscale nonostante l’introduzione della tassa piatta.

Leggi le tabelle

 

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