martedì, 27 Ottobre, 2020

Sud: un Mezzogiorno federato per una storia nuova

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La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario.

(Albert Einstein)

Oggi, a 150 anni dall’Unità e con la Lega a capo della stragrande maggioranza delle regioni settentrionali d’Italia, le terre del Sud lanciano il progetto per un “Mezzogiorno federato”. 

Ciò è stato possibile grazie all’operato esperto, civile e politico di Claudio Signorile che, lanciata l’iniziativa dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno, ha propugnando la necessità di una Costituente. 

Triplice l’obiettivo dell’ambiziosa adunata: proporre il Sud Italia come realtà fattuale, autonoma e dinamica, capace di diretta interazione con il Governo; costruire un coordinamento tra le regioni meridionali per pianificare e dare organicità agli investimenti europei; creare lavoro e dare speranza ai giovani, recuperando l’atavico gap strutturale del meridione.

Cinque i punti salienti offerti dalla lettura di Signorile, pubblicata iI 16 Settembre 2020 dalle colonne de “Il Corriere del Mezzogiorno”.

Primo: creare una classe dirigente meridionale. La stessa deve essere giovane, radicalmente anti-mafiosa e capace. L’obiettivo è ribaltare le politiche degli ultimi 30 anni, le stesse che hanno penalizzato gli investimenti finanziari, strutturali e strumentali destinati all’emancipazione sociale, culturale ed economica del Mezzogiorno.

Secondo: federare le regioni del Sud. Basta campanilismi e guerre tra poveri, il sud federato è più forte. La soluzione federalista ben si coniuga con la necessaria capacità di spesa, organica ed intelligente, dei prossimi finanziamenti comunitari. Il meridione, infatti, rappresenta la prima terra d’Europa, nonché atavica piattaforma euro-mediterranea di un mare, il nostro, un tempo amministrato con intelligenza. Oggi, dopo decenni di malaffare ed incompetenza, dobbiamo recuperare le posizioni perse, auspicando nuovi traguardi.

Terzo: dare lavoro ai giovani. Altro che reddito di cittadinanza o cassa del mezzogiorno, per i giovani si propongono soluzioni serie e concrete. Uno per tutti, il Servizio Civile del Lavoro. Il Sud deve rientrare in possesso del disperso capitale umano che oggi, come speme al vento, è fiorito sul continente ed oltre. La gioventù del Mezzogiorno d’Italia deve riappropriarsi, anche tramite il lavoro, del proprio futuro. L’emorragia culturale che ha svuotato il sud di gran parte delle sue intelligenze deve essere invertita.

Quarto: Il Mezzogiorno come mediatore socio culturale del fenomeno migratorio. La cultura dell’accoglienza è bella, oltre che divina, ma merita di essere praticata qualora sia possibile garantire la dignità del bisognoso. Oggi le immagini, barbare e raccapriccianti, raccontano di una Europa e di una Italia incapaci di gestire il fenomeno. I Paesi dell’Unione si dimostrano peggiori degli USA, noti per gli alti muri di confine e la famigerata accoglienza di Ellis Island, e confermano i metodi schiavisti che hanno caratterizzato l’era coloniale. Il fenomeno deve essere gestito, non subito. Il Sud può farlo, con competenza e capacità.

Quinto: Mezzogiorno e l’Europa sono un tutt’uno. Molti lamentano le inefficienze del sistema europeo senza riflettere sul valore intrinseco che l’economia sociale di mercato ha avuto per lo sviluppo dei nostri sistemi sociali. Oggi il Sud, da sempre pragmatico per necessità, rifiuta lo strapotere del capitalismo finanziario e chiede all’Unione maggiore responsabilità sociale che passa, anche e soprattutto, dall’emancipazione economia dei territori “vetrina” d’Europa. 

Sintetizzati i cinque punti dell’importante riflessione inerente il Mezzogiorno federato è possibile sostenere che oggi si gioca il futuro dell’Italia Unita… domani.

Troppo spesso i cittadini del meridione hanno subito sulla propria pelle le inefficienza istituzionali, e troppo poco è stato fatto. 

Il popolo del Mezzogiorno necessità di una cultura militante e revanscista, non contro il settentrione ma contro la storia.

 

#MakeSouthItalyGreatAgain

Antonio Catania Musmeci

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