venerdì, 19 Luglio, 2019

Sudan: sventato un nuovo colpo di stato. Regge l’accordo di pace

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Il Consiglio militare di transizione (Tmc) del Sudan ha annunciato, nelle scorse ore, di aver sventato un nuovo tentativo di colpo di stato. Il capo della Commissione Sicurezza e Difesa del Consiglio militare, il generale Jamal Omar, ha affermato che le «forze regolari sono state in grado di sventare il tentativo di golpe» e sono state arrestate 16 persone, di cui 12 ufficiali e 4 soldati. Si tratta di militari in pensione o ancora in servizio.

Parlando alla televisione di stato, il generale Omar ha reso noto che il golpe è stato ideato da «soldati dell’esercito e dell’Intelligence nazionale», riferendosi alla Niss (servizio nazionale d’intelligence e sicurezza) che assieme alle Rsf (gruppi paramilitari,) si sono resi protagonisti della violenta e brutale repressione delle proteste pacifiche organizzate dalla popolazione locale.
Il generale Jamal Omar ha comunicato che «il capo dei golpisti è stato arrestato», senza però renderne nota l’identità. È probabile che i protagonisti del tentato colpo di stato siano riconducibili al presidente deposto Omar Al Bashir, al governo da tre decenni ma costretto alle dimissioni nell’aprile di quest’anno.
Il generale Omar ha aggiunto che «l’obiettivo del fallito golpe era quello di sabotare l’accordo raggiunto» con i civili.

Infatti, il tentativo di sedizione segue l’accordo firmato, il 6 luglio, dal Consiglio militare di Transizione e dalla coalizione delle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc), le opposizioni democratiche che da tempo chiedono giustizia e libertà per il Sudan.
Il difficile compromesso, tra le parti in conflitto, è stato fortemente voluto dall’Unione Africana e dal Primo ministro etiope, Abiy Ahmed che nelle scorse settimane aveva incontrato i rappresentanti dei militari e dell’opposizione.
L’accordo di pace prevede la costituzione di un Consiglio sovrano transitorio, formato da 11 membri: 5 militari, 5 espressione della società civile e un ultimo posto, l’undicesimo, riservato a un civile con un passato nell’esercito. Il controllo del governo provvisorio sarà, a rotazione, in capo ai militari e ai civili.
Il Consiglio dovrebbe rimanere in carica tre anni e guidare la preparazione del paese a libere e competitive elezioni.

La rapida risposta del Consiglio militare al tentativo di colpo di stato rappresenta una vittoria dell’esercito regolare e una prova di forza rispetto al controllo del vasto territorio sudanese.
Nello stesso tempo, è di poche ore fa, la notizia che il servizio di connessione Internet è tornato accessibile, non soltanto nella capitale Khartum.
La connettività era stata sospesa dopo il massacro, avvenuto, nella notte fra il 3 e 4 giugno, quando più di cento civili furono uccisi dalle milizie guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come “Hemedti”, un beduino di origine chadiana (già al servizio di Al Bashir), oggi uomo forte della Giunta militare di Transizione, ma nel passato leader delle milizie Janjawit, tristemente note per essere i principali responsabili del genocidio in Darfur.

Con il ripristino della rete Internet sono stati pubblicati video e foto che raccontano le violenze dei militari perpetuate al sit-in, davanti al quartier generale dell’esercito, sgomberato a colpi di arma da fuoco.
La giunta militare teme che la pubblicazione delle immagini, che raccontano le violenze dei militari sui cittadini disarmati, possa dare il via a numerose proteste ed esporre il paese a nuove fibrillazioni. Tuttavia, sembra che l’opposizione democratica farà di tutto per evitare esplosioni di rabbia collettiva, in nome della realizzazione del prezioso accordo di pace firmato con i militari.

Paolo D’Aleo

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