martedì, 23 Aprile, 2019

Sul Def aveva ragione Tria, ma il Governo continua a litigare

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Nel ‘day after’, Giuseppe Conte ha negato le tensioni nel governo sul Def approvato ieri a Palazzo Chigi. Cercando di stemperare il clima incandescente, Conte ha detto: “Come al solito ci fate sempre litigare, è stata una tranquillissima riunione sul quadro di finanza pubblica, riteniamo che sia l’impostazione più corretta. C’è stata una normale dialettica”.
Ma le critiche sollevate al Def, non riguardano solo gli esponenti della maggioranza. Nei commenti del giorno dopo sono arrivati appunti e stoccate da associazioni e opposizioni che hanno accolto freddamente, se non con rabbia, il contenuto del documento.
In mattinata, a dare il via al giro di opinioni è stata la Confindustria, con il suo presidente Vincenzo Boccia che ha spiegato: “Un bagno di realismo del governo. E’ evidente che lo stesso governo prevede un incremento della crescita dato lo ‘sblocca cantieri’ e il ‘decreto crescita’ di cui le aspettative chiaramente si elevano nella logica della previsione futura sulla competitività del Paese. Speriamo che questi due provvedimenti siano all’altezza delle previsioni del governo. Fa bene questo bagno di realismo perché operazione verità è determinante per il Paese e per il governo stesso”.
A chi gli domanda cosa consiglierebbe al governo di rinunciare, quota cento o reddito di cittadinanza per recuperare risorse, Boccia ha aggiunto: “È inutile fare polemiche su questa cosa. Abbiamo avuto un primo anno di contratto di governo, siamo stati critici perché abbiamo detto che occorre un intervento organico di politica economica. Adesso occorre guardare avanti più che a rinunciare a cose che sono i fondamentali del contratto di governo che dal punto di visita realistico sono improponibili. Il punto è usare le risorse stanziate per sbloccare immediatamente cantieri che significa non fare ricorso al deficit e aumentare la competitività delle imprese con un’attenzione al mondo dei produttori, cioè imprese e lavoratori che sono assi a cui il governo deve fare grande attenzione e recuperare sensibilità. Il fatto che questo governo prenda atto del realismo dei dati e cominci a capire che le due cose vanno insieme, contratto di governo e crescita, mi sembra un segnale positivo poi da qui a cosa emerge con questi decreti è ancora da definire. La flat tax in linea teorica mi piace ma c’è un nodo risorse. Abbiamo una manovra finanziaria di fine anno che impatta per circa 23 mld sulle cosiddette clausole di salvaguardia e Iva. Occorre capire dove le risorse si prendono. Ovviamente una riforma fiscale complessiva vale la pena farla per il Paese ma con i due assi imprese e lavoratori. Questi sono i due assi a cui il governo deve fare grande attenzione e recuperare sensibilità”.
Meno ottimisti i sindacati, con la Uil, che chiede un incontro urgente al governo. Sarà sciopero generale? Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ha risposto: “Se si vorrà evitare che i sindacati arrivino ad un eccesso di mobilitazione e ulteriori danni al Paese, il governo ci deve convocare per un confronto. Il confronto con il governo d’altra parte, prosegue, è stato fin qui deludente. A maggior ragione sul Def affrontato ieri dall’esecutivo e per il quale girano ancora troppe bozze incomprensibili. Per questo serve un confronto: tasse piatte, tasse a spigolo…ma cosa c’è scritto che per chi ha un reddito di 25mila euro non ci saranno detrazioni? E anche questo un aumento di tasse. Vogliamo quindi che il governo ci convochi per discutere seriamente di una diminuzione di tasse ai lavoratori e di un dimezzamento per i pensionati che pagano le tasse più alte in Europa. Servono più risorse per il pubblico impiego, per l’adeguamento delle pensioni e nuove risorse per il rilancio dell’economia e del lavoro. Un rilancio necessario considerato che sotto il 2 per cento è noto che non si potrà ne pagare i debiti ne rilanciare l’economia. E siamo davvero stanchi di parlare sempre di prefissi telefonici”.
Stesso discorso per la leader Cisl, Annamaria Furlan: “Abbiamo deciso un crescendo di manifestazioni per dire al governo che deve cambiare passo. Sta a lui decidere se farlo o no. Il Def comunque ci appare come una scatola vuota, un pannicello caldo con scelte sbagliate come la Flat Tax”.
Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha tuonato: “Nella bozza di Def il governo boccia se stesso; insiste nelle inesattezze e certifica gli errori fatti sulle stime della crescita; prevede un calo nell’occupazione e un aumento della disoccupazione. Il governo continua a prendere il giro gli italiani con misure di propaganda elettorale come la flat-tax, che privilegiando i ricchi contrasta con il principio costituzionale di progressività. Crediamo che non ci sia più tempo da perdere. Così non si regge, rischiamo seriamente di andare a sbattere. Nel Def non c’è un’idea di sviluppo, manca un progetto per il Paese, mentre le misure economiche sono piegate al consenso elettorale. Né il governo ha previsto una seria lotta all’evasione mentre il Def registra l’impatto quasi nullo delle vecchie e nuove misure programmate come il Decreto Crescita. Un elenco di interventi già sperimentati e privi di risultati, e lo Sblocca Cantieri, che rischia di ridurre le tutele del lavoro e favorire fenomeni corruttivi e malavitosi. Insieme a Cisl e Uil abbiamo detto che serve una diversa politica economica prevedendo il rilancio degli investimenti pubblici e privati, soprattutto nelle infrastrutture materiali, sociali e della conoscenza, capaci di far ripartire il paese e un grande piano di manutenzione e riassetto del territorio. E’ indispensabile anche una vera riforma fiscale che, aumentando le detrazioni, dia una risposta ai redditi di lavoratori e pensionati e compia una reale lotta alle diseguaglianze rispettando la Costituzione, che parla di equa contribuzione in base alla possibilità economica dei cittadini, ovvero di redditi e ricchezza”.
Attacca anche Forza Italia. La presidente dei senatori FI, Anna Maria Bernini, ha detto: “Dietro la maschera dei proclami, il Def contiene numeri che sono una vera e propria autodenuncia da parte del governo: recessione conclamata, aumentano deficit (al 2,4%) e debito (verso il 135%), aumentano pressione fiscale, spesa per interessi e disoccupazione, le privatizzazioni da 18 miliardi non pervenute. Sparite le due aliquote della flat tax, slittano ancora il decreto sui rimborsi ai risparmiatori truffati, lo sblocca-cantieri e quello per la crescita. Se si taglia l’Irpef deve salire l’Iva. Quota 100 e reddito di cittadinanza non producono né crescita né occupazione. In autunno servirà una correzione di bilancio di almeno 35 miliardi. Stanno buttando l’Italia giù dal balcone”.
Poi il Pd, con il suo presidente Paolo Gentiloni, dai microfoni di ‘Radio anch’io’ su Rai Radio 1, ha attaccato: “La flat tax? Sono in imbarazzo a parlare di cose che non esistono. La mia posizione è che avere una tassa unica per i banchieri e per gli insegnanti oltre ad essere poco costituzionale è poco giusto. Stiamo parlando di qualcosa che nel Def non è prevista. Non so se il governo terrà, ma l’economia non sta tenendo. La fotografia è catastrofica. Sono molto preoccupato perché abbiamo crescita zero, più debito, più deficit, più tasse, più disoccupati. Andare avanti così è molto pericoloso”.
Ma sarebbe anche ora che Forza Italia uscisse dalla sua ambiguità: critica il governo e le alleanze di Salvini in Europa, però continua a considerare la Lega come alleata per le competizioni elettorali.

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